21/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il clima paura e le minacce mettono i Sunniti in fuga dalle aree sciite e viceversa
Almeno 65 mila iracheni hanno lasciato le loro case per fuggire dalle violenze settarie, una tendenza in netto aumento dalla distruzione della moschea sciita di Samarra. Il dato è stato diffuso dal Ministero iracheno per gli Sfollati e i Migranti. Inoltre, secondo un rapporto diffuso oggi da 125 Ong irachene sotto la sigla Iraq senza violenze, dall'inizio del 2006 gli iracheni rapiti sarebbero circa 20 mila
 
Sfollati. Da febbraio a oggi l’Iraq è stato il teatro di carneficine quotidiane, da parte dei miliziani sunniti contro poliziotti iracheni e civili sciiti, da parte dei miliziani sciiti contro i civili sunniti. Il lavoro delle squadre della morte avviene nell’ombra e nella maggioranza dei casi raggiunge i media nazionali e internazionali solo quando i cadaveri vengono alla luce. Negli ultimi tre mesi quasi ogni mattina sono stati scoperti, in diverse aree del Paese, gruppi di cadaveri che presentavano segni di tortura e un colpo d’arma da fuoco alla testa. Decine di corpi vengono ritrovati ogni giorno lungo le sponde del Tigri, nelle fogne e in qualsiasi anfratto la distruzione abbia lasciato aperto. Le forze della coalizione stimano che nel solo mese di marzo siano 1300 le persone rimaste vittime della guerra tra sunniti e sciiti in Iraq. Il clima di paura e di sfiducia, insieme alle minacce concrete che giungono anche via sms, stanno spingendo i sunniti a lasciare in massa le aree a maggioranza sciita e viceversa. Chi non fugge rischia la vita, basta un delatore che faccia un nome, basta che quel nome sia tipicamente sciita o sunnita, perché quella persona scompaia. I quartieri sciiti attorno alla capitale si stanno espandendo rapidamente, ma molta della gente sfollata dorme anche in baracche improvvisate, nelle auto o nelle tende. Attorno a Baghdad la Mezzaluna Rossa sta preparandosi a fornire aiuti a 50 mila famiglie, in maggiornaza sunniti fuggiti da Samarra. Mentre l’armata del Mahdi, la milizia sciita fedele a Moqtada Sadr, si sta occupando delle famiglie sciite.
 
Via dall’Iraq. Oltre agli sfollati interni, ci sono altre migliaia di iracheni che stanno lasciando il Paese. Chi può va lontano, in Europa, negli Stati Uniti o in Australia, ma molti di più si trovano costretti a dirigersi verso i confini sperando nell’asilo umanitario delle nazioni circostanti. In assoluto questo primato spetta alla Giordania, che ospita circa un milione di iracheni (oltre a 1800000 rifugiati palestinesi). Il 7 aprile Human Rights Watch esortava il regno giordano a concedere asilo sul proprio territorio a circa 130 iracheni di origine palestinese in fuga dall’Iraq. Ma  anche le possibilità ricettive di Amman sono al limite, Nasser Judeh, portavoce del governo del regno, ha accusato Hrw di ingerenza indebita e ha osservato che “la Giordania ha fatto la sua parte con costi finanziari enormi. L’Iraq è circondato da cinque paesi –ha aggiunto -, trovo molto strano che l’onere di aprire le frontiere a tutti sia solo sulla Giordania”. I 130 palestinesi in precedenza avevano tentato di entrare in Arabia Saudita e in Kuwait, ma senza successo. Monsigor Warduni, Patriarca
Vicario dei caldei iracheni, racconta che “fino a qualche mese fa sconsigliavo ai fedeli di fuggire, dicevo loro di resistere. Ma oggi, quando mi chiedono se potrei mai prendermi cura delle loro famiglie se succedesse loro qualcosa, posso solo ammettere che non potrei. Oggi li lascio liberi di scegliere”.
Anche miss Iraq, furtivamente eletta a inizio aprile in un nightclub di Baghdad, ha ricevuto minacce di morte. Tamar Georgian della comunità armeno crsitiana, ha rinunciato al titolo ed è fuggita in Giordania. “La corona di regina degli infedeli “ è stata allora proposta ad altre due donne che hanno seguito l’esempio di Tamar. Alla fine una studentessa cristiana di Baghdad, Silvia Sahagian, ha accettato il titolo, “voglio mostrare al mondo –ha dichiarato con innocenza- che l’Iraq ha bellezza, cultura e talento, non solo bagni di sangue. Non credo che gli estremisti avranno il coraggio di fare qualcosa a una regina di bellezza”.
 

Naoki Tomasini

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