Messico, nello stato di Guerrero monta la contestazione popolare contro la costruzione di una diga
Alla fine è arrivata anche la minaccia. E nemmeno tanto velata. La Commissione
Federale di Elettricità (Cfe) ha fatto sapere di essere disposta a chiamare l’esercito
e di reprimere con la forza ogni genere di tentativo da parte delle comunità native
messicane di bloccare i lavori della nuova centrale idroelettrica, di resistere
pur di riuscire a costruire una diga nello stato di Guerriero in prossimità di
Acapulco.
Il danno e la beffa. Diciassettemila ettari di territorio messicano andrebbero distrutti. Un paradiso
terrestre formato da alberi e piante di ogni tipo sarebbe spazzato via, raso al
suolo, dalle ruspe e dalle escavatrici.
La biodiversità dell’area resterebbe solo un ricordo. Centinaia di tonnellate
di cemento invaderebbero una parte di mondo dove la natura ha sempre comandato
e l’uomo obbedito. Decine di specie animali sarebbero messe a forte rischio di
estinzione e, non ultimo, 36 comunità di nativi messicani, discendenti dalla grande
civiltà Maya, verrebbero sfollate, le rovine presenti nella zona irrimediabilmente
distrutte e l’accesso all’acqua potabile della popolazione più indigente sarebbe
alquanto difficoltoso.
Così facendo 25mila persone delle comunità perderebbero la casa e sarebbero costrette
ad abbandonare i luoghi che li hanno visti nascere.
Ma la distruzione non si fermerebbe a questo. Indirettamente sarebbero colpite
altre 50 mila persone. “Al governo non importa la desertificazione che si produrrebbe in tutta Acapulco”,
dicono i rappresentanti del Consiglio degli Ejidos Comunità che si Oppongono alla
Diga La Parota (Cecop).
Questa diga non si deve fare. E’ quello che pensa, e dice, anche il Sub Comandante Marcos: “La diga si potrà fare solo con una guerra nel sud-est messicano”.
Secondo Marcos e i rappresentanti del Cecop “Se l'esercito attaccherà le comunità,
dovrà attaccare anche noi, perché la riterremo un’aggressione all'Ezln”.
Principali indiziati di questa operazione sono il presidente messicano Vicente
Fox, Zeferino Torreblanca, governatore dello stato di Guerrero e l’inanimato,
ma terrificante, Plan Puebla Panamà (Ppp), che prevede la costruzione di dighe,
fabbriche e strade da Puebla in Messico, fino allo stato di Panamà, ultimo Paese
dell’America Centrale.
E il Sub Comandante nel suo discorso è stato chiarissimo: “Quello che il governo
vuole fare qui è un crimine. Tutti sappiamo bene cosa significherà la diga per
queste terre: la distruzione e la morte”.
La contestazione ai lavori per la costruzione delle dighe sono iniziate alcuni
anni fa. Il 28 luglio del 2003, data del secondo anniversario della resistenza
delle comunità dello stato di Guerrero contro la Cfe, i militanti del Cecop sono
riusciti a bloccare i lavori, per la costruzione di una diga in prossimità della zona di El Fraile e si sono rimpossessati della terra. “Abbiamo fatto questo per evitare che si
devastasse la nostra terra, la Commissione Federale di Elettricità minacciava
di spogliarci delle nostre terre e distruggere per sempre la fonte della nostra
vita: il fiume Papagayo”, dicono i rappresentanti delle comunità in un loro comunicato.
La lotta è ormai entrata a far parte della quotidianità delle comunità dello
stato di Guerrero, perché i rappresentanti del Cecop hanno ben chiaro a cosa potrà
servire la costruzione della diga: “La diga favorisce le grandi imprese turistiche,
industriali e commerciali. Nessun contadino ne sarà beneficiato e nemmeno i quartieri
poveri. Dietro a questo progetto c’è il denaro del potente”.