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Solidarietà
per i 4,5
milioni di famiglie contadine senza terra del Paese. E’ quanto è stato espresso
dalle migliaia di persone che ieri sono scese
in piazza nel giorno dedicato alle lotte campesinas. Un giorno, il 17 aprile in
cui si commemora la strage più feroce che il popolo contadino abbia mai subito:
l’eccidio di Eldorado dos Carajás, quando la polizia militare uccise diciannove
lavoratori del piccolo paesino amazzonico e ne ferirono oltre sessanta. Una
strage che ormai è un simbolo per tutti i movimenti contadini
sudamericani, tanto da spingere Via Campesina, la più grande organizzazione
rurale del mondo, a indire proprio il 17 aprile la giornata mondiale per il
diritto alla terra.
Non solo memoria. E ieri, oltre a scendere
in piazza per testimoniare i soprusi, la violenza e la voglia di
giustizia del
mondo contadino sudamericano, i manifestanti hanno preteso di più. A
ormai dieci anni dal massacro, dei 150
poliziotti in servizio quel giorno del
1996, soltanto due sono stati processati e adesso, grazie a una
decisione della
Corte Suprema, sono in libertà in attesa dell’appello. E dato che i
poliziotti
indiziati non sono nemmeno stati allontanati dal servizio,
è
sembrato perentorio cogliere l’occasione per gridare un forte basta
all’impunità
e rinnovare la richiesta di giustizia per quelle vittime e per le loro
famiglie, che ancora attendono processi adeguati e la punizione dei
colpevoli.
Il governo federale brasiliano, pur avendo promesso che non ci sarebbe
stata
impunità per i colpevoli, non è stato in grado di garantire un corretto
svolgimento delle indagini. Non solo nessun colpevole è stato
condannato, ma nemmeno nessun risarcimento è stato erogato.
L'Mst. “Chiediamo giustizia per le vittime e le loro famiglie e per tutti coloro che
portano sui loro
corpi i segni del massacro. E torniamo a ribadire la nostra preoccupazione per
il
costante aumento delle vittime del latifondo”, spiegano i rappresentanti del
Movimento Sem
Terra brasiliano. “Il 17 aprile è per noi, come per tutti
gli aderenti e i sostenitori di Via Campesina, un giorno di
commemorazione e di lotta affinché il Brasile diventi un
Paese di pace”. Poi aggiungono: “Chiediamo
giustizia per tutti i senza terra, affinché cessi ogni forma di
violenza, personale,
sociale e strutturale. Chiediamo giustizia per la realizzazione della
riforma agraria, per l’espropriazione
delle terre improduttive
e il rispetto della funzione sociale della terra, come recita la stessa
Costituzione. Chiediamo giustizia sulla
base delle ricerche secondo cui l'agricoltura familiare produce grandi
miglioramenti nella qualità di vita dei contadini, nella produttività e
nella
formazione di nuovi posti di lavoro. Chiediamo giustizia, per la terra
e per la vita, nella certezza che il Brasile possa giocare un ruolo
strategico nell’affermazione
del principio della sovranità alimentare nel mondo”. Stella Spinelli