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Fine del coprifuoco. Il coprifuoco notturno, tolto dopo ben 34
anni, è solo il simbolo più eclatante dell’aria nuova che si respira in Burundi.
Istituito nel 1972, a séguito degli scontri interetnici tra Hutu e Tutsi, e
rafforzato dal 1993 dopo lo scoppio della guerra civile, il coprifuoco ha
condizionato la vita dei Burundesi per troppo tempo. Dalla scorsa settimana, la
gente è di nuovo libera di muoversi senza problemi anche di notte, una buona
notizia che non tarderà ad avere effetti positivi soprattutto sul morale della
popolazione, come testimonia lo stesso Albert: “Poter passeggiare di nuovo per
le strade con mia moglie, incontrare i vicini… Sono piccole cose, ma quando sei
in guerra sono quelle che ti mancano di più”. Il fatto che, già negli anni
scorsi, il coprifuoco venisse spesso eluso dai frequentatori di bar e locali
notturni non sminuisce il valore simbolico del provvedimento. “Eluderlo è una
cosa, essere liberi di girare un’altra” puntualizza il nostro interlocutore. “Speriamo
solo che stavolta sia quella buona, dopo tante sofferenze meritiamo un po’ di
pace”.
Trattative. Albert vive a Bujumbura Rural, l’unico dei venti
distretti in cui del Paese dove ancora imperversa la guerra civile. Le Forces
Nationales de Liberation sono infatti l’unico gruppo ribelle a non avere
deposto le armi e a non aver partecipato al processo di transizione, che ha
portato l’anno scorso alle prime elezioni del dopoguerra. Un dopoguerra che
potrebbe diventare completo, visto che nei prossimi giorni è in programma un
incontro tra le autorità burundesi e i vertici del gruppo ribelle, dopo che a
marzo il leader delle Fnl, Agathon Rwasa, dichiarò la sua disponibilità
a trattare col governo. A fare da mediatore sarà il presidente tanzaniano
Jakaya Kikwete. Difficile aspettarsi risultati immediati, ma già il fatto che
le Fnl abbiano riconosciuto di non poter raggiungere i propri obiettivi
con la lotta armata è un buon risultato. Le autorità sono talmente fiduciose
che stanno già approntando, assieme alla missione Onu nel Paese, dei campi di
raccolta e disarmo per i guerriglieri.
Ricostruzione. Il nuovo presidente Pierre Nkurunziza guarda avanti,
indipendentemente dall’esito dei colloqui: è stato infatti approvato un
programma di ricostruzione, mirante a rimettere in sesto le infrastrutture e a
far tornare a pieno regime la produzione agricola, grazie al ripristino di strade
e canali di irrigazione. Il progetto, che riguarderà i distretti maggiormente
colpiti dal conflitto, costerà poco più di 32 milioni di dollari, e sarà
finanziato per metà dall’Opec, l’organizzazione dei paesi produttori di
petrolio. In più, sono in corso colloqui con l’Onu per la creazione di una
Commissione per la Verità e la Riconciliazione, incaricata di far luce sulle
cause della guerra civile, e una Corte Speciale che dovrà giudicare i crimini
contro l’umanità commessi dal 1962, l’anno dell’indipendenza, ad oggi. Entrambe
opereranno secondo la legge locale. Matteo Fagotto