02/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il caso di Jacob Zuma divide il Sudafrica. Mostrandone i punti deboli
Un Paese spaccato in due. Una frase piuttosto inflazionata negli ultimi giorni in Italia, ma che non si riferisce, almeno stavolta, al risultato delle elezioni nostrane, bensì a un processo che da settimane tiene col fiato sospeso milioni di Sudafricani: quello all’ex-vicepresidente Jacob Zuma, accusato di stupro, la cui vicenda coinvolge i sostenitori dell’African National Congress, le associazioni per i diritti delle donne e gli attivisti della lotta all’Aids.
 
Jacob Zuma saluta i suoi sostenitori all'entrata in tribunaleL’inizio della fine. Quella di Jacob Zuma è una vicenda torbida, che in pochi mesi ha distrutto la carriera politica del numero due dell’Anc e figura di spicco tra gli storici attivisti del movimento anti-apartheid. Tutto comincia lo scorso novembre, quando un’amica di famiglia di Zuma, la cui identità è mantenuta segreta, lo accusa di stupro. Per Zuma, già sulla graticola per le accuse di corruzione rivoltegli da una parte dell’Anc, è l’inizio della fine. Il presidente Thabo Mbeki lo rimuove dalla vice-presidenza sudafricana, mentre all’interno del partito Zuma mantiene la sua carica, ma senza funzioni esecutive. Una brutta tegola per l’uomo considerato, fino a poche settimane prima, il successore di Mbeki alla guida del Paese.
 
Sostenitori di Jacob Zuma davanti all'Alta CorteIl processo. Mentre il processo per corruzione comincerà a Durban il prossimo luglio, quello per stupro è entrato nel vivo dalla metà di marzo. Da quando cioè la 31enne accusatrice di Zuma ha testimoniato davanti all’Alta Corte di Johannesburg, sostenendo di essere stata violentata e di aver ricevuto successivamente, da parte di alcuni membri dell’Anc, forti pressioni per ritrattare. Le accuse della donna hanno scatenato l’ira dei sostenitori di Zuma, riunitisi in un apposito comitato, secondo cui le accuse servirebbero a “bruciare” una delle personalità più influenti del partito. Non è infatti un mistero che nell’Anc sia cominciata la lotta per la successione a Mbeki. I supporters di Zuma, che a ogni udienza si presentano davanti alla Corte a centinaia (hanno anche inciso una canzone in suo favore che ha venduto decine di migliaia di copie), giurano sulla sua innocenza.
 
Strumentalizzazioni. Inevitabile che una così grande pressione si sia ritorta contro l’accusatrice di Zuma, sottoposta a un pesante linciaggio mediatico di cui si è servita anche la difesa, che ha provato a convincere la giuria dell’inattendibilità dell’accusatrice. In un Paese dove il maschilismo è forte, e le violenze nei confronti delle donne molto frequenti, il caso ha sollevato le attenzioni delle associazioni per i diritti delle donne, preoccupate che il peso politico di Zuma possa ritorcersi contro la presunta vittima dell’aggressione. Da una parte e dall’altra, insomma, il processo rischia di essere strumentalizzato.
 
Una contromanifestazione di attiviste per i diritti delle donneIl problema Aids. A fine marzo la vicenda si è arricchita di un altro elemento: Zuma ha infatti fornito la sua versione, sostenendo di aver avuto un rapporto sessuale consensuale e non protetto con la donna, sieropositiva conclamata dal 1999. Un altro brutto colpo per l’immagine del politico, già a capo del National Aids Council, che ha sminuito il fatto dichiarando di essersi fatto una doccia per evitare i rischi di contagio. Parole che hanno fatto infuriare le associazioni in lotta contro la diffusione dell’Aids: in un Paese dove più del 20 percento della popolazione è sieropositiva, la condotta di Zuma è considerata irresponsabile perché potrebbe spingere le persone a rischio ad abbandonare le pratiche di prevenzione, seguendo l’esempio dell’ex-presidente. Una gaffe che, secondo i suoi detrattori, dimostra come Zuma sia poco sensibile a uno dei maggiori problemi sudafricani. E come, dal processo, ci si possa attendere altri colpi di scena.

Matteo Fagotto

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