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L’inizio della fine. Quella di Jacob Zuma è una vicenda torbida,
che in pochi mesi ha distrutto la carriera politica del numero due dell’Anc e figura di spicco tra gli storici
attivisti del movimento anti-apartheid. Tutto comincia lo scorso novembre,
quando un’amica di famiglia di Zuma, la cui identità è mantenuta segreta, lo
accusa di stupro. Per Zuma, già sulla graticola per le accuse di corruzione
rivoltegli da una parte dell’Anc, è
l’inizio della fine. Il presidente Thabo Mbeki lo rimuove dalla vice-presidenza
sudafricana, mentre all’interno del partito Zuma mantiene la sua carica, ma
senza funzioni esecutive. Una brutta tegola per l’uomo considerato, fino a
poche settimane prima, il successore di Mbeki alla guida del Paese.
Il processo. Mentre il processo per corruzione comincerà a Durban
il prossimo luglio, quello per stupro è entrato nel vivo dalla metà di marzo.
Da quando cioè la 31enne accusatrice di Zuma ha testimoniato davanti all’Alta
Corte
di Johannesburg, sostenendo di essere stata violentata e di aver ricevuto
successivamente, da parte di alcuni membri dell’Anc, forti pressioni per ritrattare. Le accuse della donna hanno
scatenato l’ira dei sostenitori di Zuma, riunitisi in un apposito comitato, secondo
cui le accuse servirebbero a “bruciare” una delle personalità più influenti del
partito. Non è infatti un mistero che nell’Anc
sia cominciata la lotta per la successione a Mbeki. I supporters di Zuma, che
a
ogni udienza si presentano davanti alla Corte a centinaia (hanno anche inciso
una canzone in suo favore che ha venduto decine di migliaia di copie), giurano
sulla sua innocenza.
Il
problema Aids. A fine marzo la vicenda si è arricchita di un altro
elemento: Zuma ha infatti fornito la sua versione, sostenendo di aver avuto un
rapporto sessuale consensuale e non protetto con la donna, sieropositiva
conclamata dal 1999. Un altro brutto colpo per l’immagine del politico, già a
capo del National Aids Council, che
ha sminuito il fatto dichiarando di essersi fatto una doccia per evitare i
rischi di contagio. Parole che hanno fatto infuriare le associazioni in lotta
contro la diffusione dell’Aids: in un Paese dove più del 20 percento della
popolazione è sieropositiva, la condotta di Zuma è considerata irresponsabile
perché potrebbe spingere le persone a rischio ad abbandonare le pratiche di
prevenzione, seguendo l’esempio dell’ex-presidente. Una gaffe che, secondo i
suoi detrattori, dimostra come Zuma sia poco sensibile a uno dei maggiori
problemi sudafricani. E come, dal processo, ci si possa attendere altri colpi
di scena.
Matteo Fagotto