15/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuovo giro di vite contro i ribelli delle Fdlr, a pochi mesi dalle elezioni
Braccati dai soldati congolesi e dai caschi blu della Monuc, impossibilitati a ritornare in Ruanda perché non graditi, e per giunta con il loro leader arrestato in Germania e in odore di essere processato per crimini di guerra. Dura fare i ribelli ruandesi in Kivu: a due anni dalla fine della guerra, e con le elezioni alle porte, del loro disarmo non si hanno notizie.
 
Ribelli delle FdlrNuovi attacchi. Ad inizio settimana l’esercito congolese ha lanciato una nuova offensiva, l’ennesima, contro i ribelli delle Forces Démocratiques de Libération du Rwanda. Con l’aiuto della Monuc, la missione Onu nel Paese, l’obiettivo sarebbe quello di scacciarli dalle loro basi nel Kivu settentrionale, per rendere la zona più sicura in vista delle elezioni (momentaneamente) fissate per giugno. Alla Bbc la Monuc ha confermato che, con l’approssimarsi delle consultazioni, le operazioni contro le Fdlr si intensificheranno. Alle attività militari non sembra però corrispondere un pari sforzo diplomatico per procedere con il disarmo e il rimpatrio dei ribelli, sanciti dagli accordi di Roma di due anni fa. Le autorità ruandesi non ne vogliono sapere di accogliere i ribelli, molti dei quali, a detta di Kigali, sarebbero implicati nel genocidio del 1994. E a Kinshasa, dopo averli armati nel corso della guerra civile, non si è più disposti a sostenere un’alleanza che, con la firma degli accordi di pace, è diventata scomoda.
 
Ignace Murwanashyaka, ai tempi degli accordi di RomaRibelli o banditi? A peggiorare la situazione è arrivata la notizia dell’arresto, avvenuto in Germania, di Ignace Murwanashyaka, ritenuto il leader delle Fdlr e firmatario degli accordi di Roma. “In realtà”, confida a PeaceReporter una fonte missionaria presente in Kivu “negli ultimi mesi le Fdlr si sono divise, tanto che molti contingenti vagano per la regione senza riconoscere alcun capo, men che meno Ignace. Non è un caso che gli attacchi e i saccheggi contro i civili siano aumentati”. I ribelli si sono dati al brigantaggio, tanto che neanche la Monuc riesce più a identificare un leader credibile per proseguire le trattative. L’arresto di Murwanashyaka, trattenuto in Germania in attesa di vagliare una richiesta di estrazione ruandese per crimini di guerra, ha ulteriormente demoralizzato il gruppo. Che si accusa a vicenda con il governo congolese per non aver rispettato le condizioni del patto di Roma. Quella del disarmo delle Fdlr è una partita a scacchi che si gioca da due anni, senza che nessuno si decida a fare la mossa decisiva.
 
Congolesi in coda in occasione del referendum sulla CostituzioneAspettando le elezioni. Intanto le elezioni, ritardi permettendo, si avvicinano. La commissione elettorale non ha ancora fissato una data certa per le consultazioni, che in teoria si dovrebbero tenere il 18 giugno, ma che con ogni probabilità verranno rimandate per l’ennesima volta a causa di problemi organizzativi. L’insicurezza nell’est del Paese non è estranea al problema, tanto che è previsto l’arrivo di una piccola missione di 400 uomini dell’Unione Europea, guidata dalla Germania, che dovrebbe aiutare a mantenere il controllo del territorio durante le consultazioni. A preoccupare non sono solo le Fdlr, ma anche le milizie Mayi-Mayi, i “dissidenti” fuoriusciti dall’esercito di Laurent Nkunda, e gli ex-ribelli che potrebbero riprendere le armi nel caso il risultato delle elezioni non fosse di loro gradimento. Le armi per il momento tacciono, ma non è escluso che possano tornare a dire la loro. Chissà che, in una simile eventualità, gli uomini delle Fdlr non possano tornare di nuovo utili a Kinshasa. 

Matteo Fagotto

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