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Nuovi attacchi. Ad inizio settimana l’esercito congolese ha
lanciato una nuova offensiva, l’ennesima, contro i ribelli delle Forces Démocratiques de Libération du Rwanda.
Con l’aiuto della Monuc, la missione
Onu nel Paese, l’obiettivo sarebbe quello di scacciarli dalle loro basi nel
Kivu settentrionale, per rendere la zona più sicura in vista delle elezioni (momentaneamente)
fissate per giugno. Alla Bbc la Monuc ha confermato che, con
l’approssimarsi delle consultazioni, le operazioni contro le Fdlr si intensificheranno. Alle attività
militari non sembra però corrispondere un pari sforzo diplomatico per procedere
con il disarmo e il rimpatrio dei ribelli, sanciti dagli accordi di Roma di due
anni fa. Le autorità ruandesi non ne vogliono sapere di accogliere i ribelli,
molti dei quali, a detta di Kigali, sarebbero implicati nel genocidio del 1994.
E a Kinshasa, dopo averli armati nel corso della guerra civile, non si è più
disposti a sostenere un’alleanza che, con la firma degli accordi di pace, è
diventata scomoda.
Ribelli o banditi? A peggiorare la situazione è arrivata la notizia
dell’arresto, avvenuto in Germania, di Ignace
Murwanashyaka, ritenuto il leader delle Fdlr
e firmatario degli accordi di Roma. “In realtà”, confida a PeaceReporter una fonte missionaria presente
in Kivu “negli ultimi mesi le Fdlr si
sono divise, tanto che molti contingenti vagano per la regione senza
riconoscere alcun capo, men che meno Ignace. Non è un caso che gli attacchi e
i
saccheggi contro i civili siano aumentati”. I ribelli si sono dati al
brigantaggio, tanto che neanche la Monuc
riesce più a identificare un leader credibile per proseguire le trattative.
L’arresto di Murwanashyaka, trattenuto in Germania in attesa di vagliare una
richiesta di estrazione ruandese per crimini di guerra, ha ulteriormente
demoralizzato il gruppo. Che si accusa a vicenda con il governo congolese per
non aver rispettato le condizioni del patto di Roma. Quella del disarmo delle
Fdlr è una partita a scacchi che si
gioca da due anni, senza che nessuno si decida a fare la mossa decisiva.
Aspettando le elezioni. Intanto le elezioni, ritardi permettendo, si avvicinano. La commissione
elettorale non ha ancora fissato una data certa per le consultazioni, che in
teoria si dovrebbero tenere il 18 giugno, ma che con ogni probabilità verranno
rimandate per l’ennesima volta a causa di problemi organizzativi. L’insicurezza
nell’est del Paese non è estranea al problema, tanto che è previsto l’arrivo di
una piccola missione di 400 uomini dell’Unione Europea, guidata dalla Germania,
che dovrebbe aiutare a mantenere il controllo del territorio durante le
consultazioni. A preoccupare non sono solo le Fdlr, ma anche le milizie Mayi-Mayi, i “dissidenti” fuoriusciti
dall’esercito di Laurent Nkunda, e gli ex-ribelli che potrebbero riprendere le
armi nel caso il risultato delle elezioni non fosse di loro gradimento. Le armi
per il momento tacciono, ma non è escluso che possano tornare a dire la loro.
Chissà
che, in una simile eventualità, gli uomini delle Fdlr non possano tornare di nuovo utili a Kinshasa. Matteo Fagotto