19/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Venezuela e Bolivia: nuove compagnie aeree senza fine di lucro
In Venezuela. Prendere un aereo dal Venezuela per spostarsi in diverse parti del mondo è adesso una cosa semplice oltre che eticamente soddisfacente e economicamente agevole.
Hugo Chavez ha infatti deciso di costruire una nuova forza aerea nazionale che abbia molte differenze con le compagnie che attualmente solcano i cieli internazionali.
Avrà tre novità emblematiche.
Il primo fatto eccezionale è che la compagnia aerea non avrà scopo di lucro. “La Repubblica Bolivariana del Venezuela non ha nessuna intenzione di arricchirsi con i proventi della compagnia aerea” dice Rodrigo Chaves Sumudio, Ambasciatore venezuelano presso la repubblica italiana.
Il secondo fatto straordinario sono gli stipendi che percepiranno gli addetti ai lavori della compagnia: sono fra i più alti del pianeta.
Il terzo fatto che non si deve dimenticare, forse uno dei più importanti in assoluto, riguarda i costi dei tagliandi. Secondo quanto affermato nelle scorse settimane i prezzi dei biglietti potrebbero rientrare di diritto nella fascia più bassa al mondo.
“L’importante è riuscire a costruire una compagnia che sia efficiente – dice l’ambasciatore - e che in poco tempo riesca a volare in tutti gli aeroporti importanti del mondo. Non abbiamo bisogno della produzione di ricchezza, ma di efficienza. Vogliamo anche che sia piuttosto competitiva sul mercato. Ma è impensabile che si possa generare ricchezza per uno stato da una compagnia aerea ”.
L’ambasciatore ci tiene a sottolineare che i lavori per far atterrare anche in Italia gli aerei venezuelani, sono già a buon punto: “Stiamo facendo da tramite legale fra il nostro Paese e l’Italia per raggiungere un accordo che dia la possibilità alla compagnia di sorvolare i vostri cieli”.
 
In Bolivia. Dopo le recenti proteste dei lavoratori dipendenti della compagnia aerea boliviana Lab (Lloyd Aereo Boliviano) privatizzata dall’ex presidente boliviano Gonzalo Sanchez de Losada negli anni novanta, e che attualmente si trova in grandissime difficoltà finanziarie, l’esecutivo boliviano ha fatto sapere di non essere disposto a coprire i debiti contratti dalla compagnia e nemmeno a rilevarla. Il motivo è molto semplice: è un’azienda privata e non statale. Il rischio di impresa deve essere messo in conto dagli imprenditori. “Non vogliamo privatizzare la miseria” aveva detto nei giorni scorsi Osvaldo Chato Paredo, uno dei leader del Mas, collaboratore fedele di Evo Morales. Ma lo stesso Morales non ha dato adito alle polemiche facendo sapere di essere disposto a comprare nuovi velivoli e in grado di attuare un nuovo piano aziendale molto simile a quello inventato dai venezuelani: una compagnia a basso costo, senza scopo di lucro e, possibilmente, con stipendi molto alti per i propri dipendenti. In America Latina viaggiare è un diritto di tutti.
 
F16 da guerraAerei militari. Ma la questione aerei, soprattutto quelli militari, in Venezuela è aperta già da diverso tempo. Il presidente Chavez ha voluto rimodernare la flotta di caccia F16 che era diventata obsoleta per due motivi. Il primo è il logico invecchiamento della macchine. La seconda, più importante, è la non fornitura di pezzi di ricambio da parte degli Usa (che violano il contratto vigente). “Siamo pronti ad acquistare aerei caccia dalla Russia che ci consentano di sorvegliare la nostra terra” ha detto il presidente Chavez. Secondo la presidenza venezuelana, Washington vorrebbe che gli aerei di Caracas si fermassero poco a poco.
La conferma arriva anche dal fatto che Bush avrebbe cercato di fare pressioni sul presidente brasiliano, Lula, per evitare che vendesse aerei militari a Chavez.
Da qui l’idea di chiedere alla Russia di Putin la possibilità di acquistare elicotteri (33 in tutto il cui costo si aggira intorno ai 200 milioni di dollari) e in un futuro non molto lontano, aerei caccia (fra i due paesi i rapporti commerciali sono buoni tanto che Putin ha venduto a Chavez anche 100mila fucili).

Alessandro Grandi

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