13/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il 2 giugno gli Usa testeranno la più potente bomba mai creata. Un messaggio per l'Iran?
Il 2 giugno una nube a forma di fungo, alta tre chilometri, si alzerà sul cielo del Nevada, a 130 chilometri da Las Vegas. Non sarà – almeno così dice il dipartimento della Difesa – un fungo atomico, ma sarà comunque frutto di un bel botto: 700 tonnellate di esplosivo, la più grande bomba fatta scoppiare su suolo americano dalla fine della Guerra fredda. Sarà un test, che il Pentagono vuole effettuare per sviluppare le bunker busters, gli ordigni capaci di penetrare nel sottosuolo per scoperchiare tunnel o depositi di armi. O potenziali armi, come l’impianto iraniano di Natanz, dove Washington crede che Teheran abbia spazio sufficiente per stoccare fino a 50mila centrifughe per l’arricchimento dell’uranio. A 20 metri di profondità. Nella settimana in cui sono uscite nuove indiscrezioni su un piano Usa per colpire gli impianti nucleari iraniani, non stupisce che molti analisti abbiano collegato il test della mega-bomba con un possibile raid preventivo contro il regime degli ayatollah.
 
Il fungo prodotto da un test atomico nel NevadaIl test. L’operazione, denominata “Divine Strake” – strake, oltre all’assonanza con strike (colpo), è il nome della parte di un veliero, ma anche di un aereo – consiste nello sganciare 700 tonnellate di nitrato di ammonio e combustibile su un tunnel nella roccia calcarea nel Nevada Test Site, una spianata desertica a nord-ovest di Las Vegas che gli Usa in passato hanno usato per testare gli ordigni nucleari. La miscela è la stessa di quella usata per l’attentato di Oklahoma City del 19 aprile 1995, che causò 167 morti. Ma la quantità sarà 280 volte maggiore. Si tratta di un ordigno cinque volte più potente della più grande bomba convenzionale nell’arsenale statunitense (già soprannominata “la madre di tutte le bombe”), ma comunque meno distruttiva della più piccola testata nucleare in mano alla Difesa di Washington. “Sarà la più grande esplosione che potremmo immaginare di causare”, ha detto James Tegnelia, direttore dell’agenzia del Pentagono che condurrà il test: si prevede che la bomba lascerà un cratere profondo 11 metri.
 
Nucleare o no? L’obiettivo è quello di monitorare il movimento del terreno e la forza delle onde d’urto. In vista di cosa, però? E’ qui che Divine Strake diventa oggetto di polemiche. All’inizio, nei suoi documenti il dipartimento della Difesa aveva scritto che il test sarebbe servito per futuri scopi nucleari. Precisamente, per “sviluppare uno strumento che serva a selezionare la più piccola testata nucleare sufficiente a distruggere strutture nel sottosuolo minimizzando i danni collaterali”. Un proposito illegale fino a tre anni fa per le norme statunitensi, ma nel 2003 il Congresso ha revocato la messa al bando della ricerca nel campo testate nucleari a bassa potenza. Dopo le proteste di gruppi ambientalisti, di alcune comunità di nativi americani che vivono nella zona e delle stesse autorità del Nevada, ora il Pentagono sostiene che il riferimento atomico era “uno sbaglio”, e che il test verrà effettuato per scopi esclusivamente convenzionali.
 
Un aereo statunitense sgancia una bomba del tipo 'bunker buster'I timori ambientali. Un passo indietro che però non soddisfa le autorità locali. La commissione ambientale del Nevada ha infatti fatto sapere che darà il suo via libera al test solo quando avrà appurato che Divine Strake soddisfi gli standard per la qualità dell’aria. Il timore è che la mega-bomba, che sarà fatta scoppiare a pochi chilometri di distanza dal punto in cui negli anni Cinquanta venivano sperimentate le testate nucleari, rimetta nell’atmosfera particelle nocive contenute nelle rocce. Il senatore del Nevada Harry Reid, capogruppo democratico al Congresso, ha detto che i suoi iniziali dubbi sull’opportunità dell’esperimento sono stati fugati. Il Pentagono ha assicurato che dimostrerà alle autorità locali come il test sia sicuro, e che la data del 2 giugno non verrà spostata. E se il cielo sarà limpido, chissà che il fungo non si veda dagli alberghi-casinò di Las Vegas.

Alessandro Ursic

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