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Il test. L’operazione, denominata “Divine Strake” – strake, oltre all’assonanza con strike (colpo), è il nome della parte di un veliero, ma anche di un aereo – consiste
nello sganciare 700 tonnellate di nitrato di ammonio e combustibile su un tunnel
nella roccia calcarea nel Nevada Test Site, una spianata desertica a nord-ovest
di Las Vegas che gli Usa in passato hanno usato per testare gli ordigni nucleari.
La miscela è la stessa di quella usata per l’attentato di Oklahoma City del 19
aprile 1995, che causò 167 morti. Ma la quantità sarà 280 volte maggiore. Si tratta
di un ordigno cinque volte più potente della più grande bomba convenzionale nell’arsenale
statunitense (già soprannominata “la madre di tutte le bombe”), ma comunque meno
distruttiva della più piccola testata nucleare in mano alla Difesa di Washington.
“Sarà la più grande esplosione che potremmo immaginare di causare”, ha detto James
Tegnelia, direttore dell’agenzia del Pentagono che condurrà il test: si prevede
che la bomba lascerà un cratere profondo 11 metri.
I timori ambientali. Un passo indietro che però non soddisfa le autorità locali. La commissione ambientale
del Nevada ha infatti fatto sapere che darà il suo via libera al test solo quando
avrà appurato che Divine Strake soddisfi gli standard per la qualità dell’aria. Il timore è che la mega-bomba,
che sarà fatta scoppiare a pochi chilometri di distanza dal punto in cui negli
anni Cinquanta venivano sperimentate le testate nucleari, rimetta nell’atmosfera
particelle nocive contenute nelle rocce. Il senatore del Nevada Harry Reid, capogruppo
democratico al Congresso, ha detto che i suoi iniziali dubbi sull’opportunità
dell’esperimento sono stati fugati. Il Pentagono ha assicurato che dimostrerà
alle autorità locali come il test sia sicuro, e che la data del 2 giugno non verrà
spostata. E se il cielo sarà limpido, chissà che il fungo non si veda dagli alberghi-casinò
di Las Vegas.Alessandro Ursic