13/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Le conseguenze dei disordini degli ultimi giorni sulla vita quotidiana dei nepalesi
Scritto per noi da
Barbara Monachesi*
  Bambino ferito a Gongabu
La crisi in Nepal non accenna a rientrare e sono diverse le zone del paese ormai trasformate in veri campi di battaglia. Il numero dei partecipanti alle dimostrazioni e, conseguentemente, il numero del personale delle forze dell’ordine impegnato nelle operazioni di controllo e contrasto è incrementato in maniera esponenziale giorno dopo giorno.
A Gongabu, una zona centrale della capitale nepalese, si è consumato un dramma le cui proporzioni sono ancora poco chiare a causa della reticenza forzata cui sono sottoposti i mezzi di informazione. Sembra infatti che la polizia abbia aperto il fuoco, questa volta con proiettili veri, sulla folla raccolta in protesta, uccidendo diverse persone e ferendone oltre 350.
 
Manifestazione di medici e operatori sanitari a JhapaLe conseguenze dei disordini. Mentre i mass media continuano a mostrare scene di guerriglia urbana, la vita quotidiana diventa sempre più complicata e molteplici sono i risvolti negativi che accompagnano questi giorni di scontri e coprifuoco.
L’acqua comincia a scarseggiare ed ai lavatoi pubblici si formano quotidianamente code di decine di persone costrette ad attendere ore per riempire le taniche necessarie al fabbisogno giornaliere di acqua potabile. Alla carenza d’acqua piovana, che aveva costretto il governo a razionare persino l’energia elettrica nelle ultime settimane, si è aggiunta ora quella di acqua potabile a causa delle difficoltà che i camion cisterna incontrano nel trasportarla.
I giorni di sciopero e coprifuoco hanno messo in  ginocchio i piccoli commercianti, condannati ad un riposo forzato per giorni. Le città nepalesi pullulano di minuscoli negozietti e piccoli venditori ambulanti che hanno risentito incredibilmente della situazione. Dai loro aspri commenti risulta chiaramente che il lungo periodo di inattività ha inciso enormemente nella loro economia, basata su scarsi guadagni quotidiani che non permettono di risparmiare granché. Quali che siano le ragioni di dimostranti e governo, loro temono solo di non riuscire a superare la crisi.
Identiche sono le difficoltà incontrate da allevatori ed agricoltori che a causa della paralisi totale dei veicoli non sono riusciti a far pervenire nelle città i loro prodotti. Per lamentare le perdite enormi che hanno subito sono scesi anch’essi per le strade, rovesciandovi il latte e le uova che non hanno potuto vendere in questi giorni.
  Manifestazione di doone a Myagdi
Bambini di strada in pericolo. Preoccupante è anche la situazione per le centinaia di bambini di strada che rischiano di essere loro malgrado coinvolti nei giochi politici di questi giorni. Il timore che siano stati trascinati nelle manifestazioni o che siano diventati ancor più di prima il bersaglio della polizia che piantona le strade 24 ore al giorno, ha spinto le organizzazioni che si occupano di loro a sfidare il coprifuoco per verificare il loro stato.
Nelle varie ricerche condotte anche negli ospedali delle città, il personale delle organizzazioni si è così trovato di fronte un numero imprecisato di feriti (si parla di oltre 700 solo nella capitale), tra i quali sono riconoscibili anche numerosi minori.
Ieri è stato il primo giorno senza coprifuoco, ma il paese è lontano dal ritorno alla normalità. Ne sono un chiaro segnale le parole del ministro dell’Interno, che ieri ha dichiarato che il governo cesserà di essere uno spettatore silenzioso. La domanda che ricorre più di frequente ora tra la gente è questa: cosa dobbiamo aspettarci domani?
 
 
Categoria: Bambini, Diritti, Politica
Luogo: Nepal
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