Le conseguenze dei disordini degli ultimi giorni sulla vita quotidiana dei nepalesi
Scritto per noi da
Barbara Monachesi*
La crisi in Nepal non accenna a rientrare e sono diverse le
zone del paese ormai trasformate in veri campi di battaglia. Il numero dei
partecipanti alle dimostrazioni e, conseguentemente, il numero del personale
delle forze dell’ordine impegnato nelle operazioni di controllo e contrasto è
incrementato in maniera esponenziale giorno dopo giorno.
A Gongabu, una zona centrale della capitale nepalese, si è
consumato un dramma le cui proporzioni sono ancora poco chiare a causa della
reticenza forzata cui sono sottoposti i mezzi di informazione. Sembra infatti
che la polizia abbia aperto il fuoco, questa volta con proiettili veri, sulla
folla raccolta in protesta, uccidendo diverse persone e ferendone oltre 350.
Le conseguenze dei
disordini. Mentre i mass media continuano a mostrare scene di guerriglia
urbana, la vita quotidiana diventa sempre più complicata e molteplici sono i
risvolti negativi che accompagnano questi giorni di scontri e coprifuoco.
L’acqua comincia a scarseggiare ed ai lavatoi pubblici si
formano quotidianamente code di decine di persone costrette ad attendere ore
per riempire le taniche necessarie al fabbisogno giornaliere di acqua potabile.
Alla carenza d’acqua piovana, che aveva costretto il governo a razionare
persino l’energia elettrica nelle ultime settimane, si è aggiunta ora quella di
acqua potabile a causa delle difficoltà che i camion cisterna incontrano nel
trasportarla.
I giorni di sciopero e coprifuoco hanno messo in ginocchio i piccoli commercianti, condannati
ad un riposo forzato per giorni. Le città nepalesi pullulano di minuscoli
negozietti e piccoli venditori ambulanti che hanno risentito incredibilmente
della situazione. Dai loro aspri commenti risulta chiaramente che il lungo
periodo di inattività ha inciso enormemente nella loro economia, basata su
scarsi guadagni quotidiani che non permettono di risparmiare granché. Quali che
siano le ragioni di dimostranti e governo, loro temono solo di non riuscire a
superare la crisi.
Identiche sono le difficoltà incontrate da allevatori ed
agricoltori che a causa della paralisi totale dei veicoli non sono riusciti a
far pervenire nelle città i loro prodotti. Per lamentare le perdite enormi che
hanno subito sono scesi anch’essi per le strade, rovesciandovi il latte e le uova
che non hanno potuto vendere in questi giorni.
Bambini di strada in
pericolo. Preoccupante è anche la situazione per le centinaia di bambini di
strada che rischiano di essere loro malgrado coinvolti nei giochi politici di
questi giorni. Il timore che siano stati trascinati nelle manifestazioni o che
siano diventati ancor più di prima il bersaglio della polizia che piantona le
strade 24 ore al giorno, ha spinto le organizzazioni che si occupano di loro a
sfidare il coprifuoco per verificare il loro stato.
Nelle varie ricerche condotte anche negli ospedali delle
città, il personale delle organizzazioni si è così trovato di fronte un numero
imprecisato di feriti (si parla di oltre 700 solo nella capitale), tra i quali
sono riconoscibili anche numerosi minori.
Ieri è stato il primo giorno senza coprifuoco, ma il paese è
lontano dal ritorno alla normalità. Ne sono un chiaro segnale le parole del ministro
dell’Interno, che ieri ha dichiarato che il governo cesserà di essere uno
spettatore silenzioso. La domanda che ricorre più di frequente ora tra la gente
è questa: cosa dobbiamo aspettarci domani?