04/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista al regista israeliano Avi Mograbi
scritto per noi da
Erminia Calabrese
 
 
“Da dove vieni, uomo? Il tuo lavoro è solo quello di aprire quella porta. Perché non apri quella porta a quei bambini che devono andare a scuola? Sei un servitore della patria no?” “Non voglio risponderti. Che i tuoi figli ti perdonino!”.
 
avi mograbiPalestina. Territori occupati. Check point.  Scene reali, quotidiane. Scene che il regista israeliano Avi Mograbi riprende  nel suo ultimo film Avenge but one of my eyes, (Per un solo dei miei due  occhi). Prima di iniziare la proiezione del film Avi avverte: “Le immagini sono un po’ forti. Quando ho iniziato questo film, mi sono detto che questa volta avrei cambiato  il mondo, ma sapevo che in realtà, fortunatamente, nessun film può  farlo”, spiega il regista, “ma almeno una breccia in quel muro che si sta costruendo si è aperta. L’idea di questo film nasce proprio perché dopo l’11 settembre si inizia a discutere della cultura della morte nell’Islam. C’è un grande dibattito su questo in Israele. Allora io propongo ai miei amici di parlare invece della cultura della morte nei miti ebraici e inizia, così,  il discorso su Sansone e la storia di Massada”
Anche Sansone rappresenta un uomo che, uccidendo sé stesso, uccide anche gli altri, anche gli abitanti di Massada preferiscono suicidarsi per non arrendersi al nemico.
 
il sito di massada“Così ho fuso nel  film  immagini tratte dal mito e immagini della  realtà dei territori occupati. Perché quel muro ora non sono più i Romani a costruirlo, ma gli israeliani, che assediano non più  ebrei ma palestinesi”. Il film, o meglio documentario,  scorre tra immagini dure eppure vere. Tra carri armati israeliani e palestinesi che aspettano ore ai posti di blocco,tra pianti di bambini e urla di militari. Tutto questo va avanti per un’ora e trenta circa, lasciando  sensazioni forti. Storia, mito e attualità  si intrecciano sullo sfondo di una sola realtà , quella palestinese di oggi.
“Massada  e Sansone,- spiega Avi-,  sono miti fondamentali del sionismo. A 10 anni nelle scuole israeliane  si studia il libro dei giudici. E a 16 anni quasi  tutti gli studenti fanno un’escursione  nella valle di Massada”. E  la reazione israeliana a questo film?
“E’ stato proiettato in un solo cinema di Tel Aviv nel luglio scorso,  l’ho prodotto da solo, nessuna casa di produzione ha voluto farlo. Le critiche, quelle dei giornali,  sono state  fantastiche, ne hanno parlato molto, ma gli spettatori sono stati davvero pochi. Quindi non so le reazioni del pubblico.
 
la locandina del film con il titolo in franceseOggi Avi, che proviene da una famiglia di estrema destra,  è un esponente della sinistra israeliana e lotta contro l’occupazione e la costruzione del muro. Lotta assieme ad arabi israeliani e spesso è nei Territori Occupati. Nell’83, quando rifiuta di prestare il servizio militare (obbligatorio in Israele per 3 anni) che l’avrebbe voluto nella guerra del Libano, resta in prigione per un mese.
E di Ariel Sharon cosa pensa? “Ha influenzato la mia vita, così come ha stravolto tutto il Medio Oriente. Oggi, solo perché ha evacuato Gaza per alcuni è diventato un peace maker. Io spero che non muoia per potersi rifare di tutti gli sbagli politici”.
Le ultime osservazioni riguardano la vittoria di Hamas. “Se è la gente a votarla non posso discutere su questo, e come quando in Israele votano per la destra e per il partito di Sharon. Certo non sono contento, però alla fine questa è stata una conseguenza  della corruzione politica. Israele oggi non vuole il dialogo, perché dialogare vuol dire iniziare un rapporto con l’altro, prenderlo in considerazione. Forse non è nemmeno giusto che lo Stato di Israele esista, ma ormai indietro non si può tornare. E’ indispensabile e giusto lasciare che i palestinesi possano avere  un loro Stato,  e che in Israele tutti i cittadini possano avere   gli stessi diritti. Vedi qui nella mia borsa ho un passaporto israeliano, ma non so se sentirmi tale perchè so anche che il mio stato è stato costruito sulla distruzione di un altro”.