scritto per noi da
Angelo Baracca*
Che il pericolo nucleare costituito dall’Iran sia una montatura, come ieri lo
furono le armi di distruzione di massa dell’Iraq, è stato ampiamente chiarito
(il che non toglie che eventuali, recondite, ambizioni di Teheran a dotarsi in
futuro di armi nucleari andrebbero comunque interdette). Meno chiaro è che dietro
questo pretesto è in corso un’allarmante ripresa della proliferazione nucleare
a livello mondiale, che viene invece dissennatamente favorita da Washington, per
puri, e miopi, calcoli di potere: vi sono infatti rischi nucleari ben più concreti
di quelli presunti dell’Iran, o della Corea del Nord. Del resto, nel passato sono
stati diffusissimi i progetti, ovviamente segreti, di sviluppare armi nucleari:
dal Sudafrica (ma Mandela li smantellò) a Brasile e Argentina, dalla Svizzera
alla Svezia, nonché all’Italia.
Storia del Tnp. La storia della proliferazione nucleare è effettivamente lunga, complessa e
tortuosa. Dopo che le potenze nucleari avevano sviluppato questi armamenti (Usa
nel 1945, Urss nel 1949, Gran Bretagna nel 1952, Francia e Israele nel 1960, Cina
nel 1964), venne firmato nel 1968 il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Tnp,
entrato in vigore nel 1970: Francia e Cina hanno aderito solo nel 1992, Israele
non ha mai aderito). Questo trattato fu un compromesso: gli Stati che non avevano
armi nucleari si impegnavano a non produrne, in cambio dell’impegno degli Stati
nucleari ad effettuare il disarmo. Impegno palesemente non mantenuto. Il regime
di non proliferazione così stabilito, e controllato dall’Agenzia Internazionale
per l’Energia Atomica (Iaea), rimase gravemente asimmetrico, e comunque non impedì
che gli arsenali nucleari aumentassero nei decenni della Guerra Fredda (fino a
un massimo di 65mila testate nel 1986), anche se l’”equilibrio del terrore”, basato
sulla strategia della “distruzione mutua assicurata”, contribuì forse ad evitare
l’olocausto nucleare. Il crollo dell’Urss alimentò grandi speranze che le armi
nucleari venissero riconosciute obsolete e fossero gradualmente eliminate. In
effetti, si avviò un processo di eliminazione e di distruzione di testate. Questo
processo però si arrestò: il numero di testate esistenti a livello mondiale nel
2004 era valutato in quasi 13mila e 500 operative (di cui circa 4mila non strategiche),
su un totale di ben 27mila e 600 intatte, alle quali erano però da aggiungere
altre migliaia di nuclei (
pits) di plutonio immagazzinati come riserva strategica. Si prevede che quando le
ulteriori riduzioni degli USA e della Russia saranno completate, nel 2012, rimarranno
ancora 14mila testate intatte degli 8 Stati nucleari attuali.
Ritorno alla proliferazione. Nel frattempo si è verificata una vera inversione di tendenza. Le potenze nucleari
anno deciso che non si libereranno mai, per il futuro prevedibile, degli armamenti
nucleari (si conoscono programmi ufficiali fino al 2040). I test dell’India e
del Pakistan del 1998 sancivano l’ingresso di questi due paesi, non aderenti al
Tnp, nel club nucleare, evidentemente dopo anni di ricerche segrete (ma con gravi
complicità internazionali) in questo campo. Le dottrine relative alle armi nucleari
hanno subito, in primo luogo negli Usa, un’evoluzione a dir poco allarmante, che
ne prevede l’uso anche contro Stati a cui si attribuisca l’intenzione di usare
armi di distruzione di massa (anche chimiche e biologiche), ed anche a scopo preventivo
(va sottolineato che questa dottrina viola il Tnp, che implica l’assicurazione
degli stati aderenti a non venire attaccati in nessun caso con armi nucleari).
Insomma, gli armamenti nucleari costituiscono per i militari, e le potenze che
li possiedono, ordigni di carattere troppo risolutivo per rinunciarvi, ed anche
per rinunciare ad usarli. È in corso anzi la ricerca per realizzare armi nucleari
di tipo completamente nuovo, di potenza più piccola e con minore radiazione residua,
con l’intenzione di cancellare la fondamentale distinzione tra armi nucleari e
convenzionali. Ma negli ultimi anni le cose si stanno mettendo molto peggio. L’Iran
non è che il pretesto per tenere sotto tiro una regione strategica, e maschera
il tentativo sempre più chiaro di mettere in soffitta l’intero regime di non proliferazione
e di avviare una nuova fase della proliferazione nucleare, a uso e consumo della
Casa Bianca. Si sta delineando una strategia sempre più chiara. La “partnership
nucleare” lanciata dagli Stati Uniti con l’India (in chiara funzione anticinese
- con il riconoscimento di uno Stato nucleare fuori dal Tnp), è una mostruosità
che tende a vanificare il trattato, facendone un pezzo da museo.
Nuove potenze all'orizzonte. A chi tocca ora? Periodicamente compaiono rivelazioni sull’appoggio del Pakistan
ad un programma nucleare militare dell’Arabia Saudita, a cui seguono le rituali
quanto scontate smentite. Ma il rischio più concreto è costituito oggi dal Giappone.
È opportuno ricordare che, quando si trattò di aderire al Tnp, vi fu un dibattito
negli ambienti governativi, tanto in Germania quanto in Giappone, per assicurarsi
che l’adesione non avrebbe sbarrato in modo definitivo la strada a dotarsi di
armi nucleari. I due paesi sono tra quelli che hanno accumulato i più ingenti
quantitativi di plutonio dal riprocessamento del combustibile esaurito dei loro
reattori nucleari (rispettivamente 24 e 40-45 tonnellate: per fare una bomba ne
occorrono pochi chili, a seconda della sofisticazione).
Va ricordato che il plutonio costituisce l’esplosivo nucleare ideale, e che,
anche se il plutonio generato nei reattori civili (reactor-grade) non ha le caratteristiche
del plutonio militare (weapon-grade), può essere utilizzato per le bombe. Gli
Usa e la Gran Bretagna hanno ufficialmente esploso testate con plutonio riprocessato.
Il Giappone e la Germania sono dunque due paesi (ma non i soli) che possiedono
i materiali e le capacità tecnico scientifiche per produrre armi nucleari sofisticate
in tempi brevissimi (proliferazione latente, o stand-by). In Giappone è in corso
una vera escalation: prende sempre più forza la volontà di rivedere la costituzione
post-bellica in senso militarista, e parallelamente di realizzare armi nucleari.
Questa
escalation ha avuto un’impennata recentemente con l’apertura del nuovo impianto di riprocessamento
di Rokkasho-Mura, un impianto da 21 miliardi di dollari, che separerà 8 tonnellate
di plutonio all’anno.
Armarsi sottobanco. Deve essere chiaro che il riprocessamento del combustibile nucleare esaurito
ha l’unico scopo di separare il plutonio, poiché moltiplica invece il volume dei
prodotti e delle scorie radioattivi da custodire. Tra pochi anni il Giappone diventerà
il paese che possiede il maggiore quantitativo di plutonio al mondo. Per farne
cosa? I sospetti sono più che legittimi. Si tenga presente che Washington non
si è mai espressa contro eventuali progetti militari giapponesi, che può vedere
di buon occhio in funzione anti-cinese. Vi è poi una circostanza molto grave,
ma poco nota, da sottolineare. La Iaea è responsabile di controllare che i progetti
nucleari non abbiano diversioni militari. Ma,a parte i limiti di budget dell’agenzia,
le tecniche di controllo oggi disponibili per il plutonio sono soggette a incertezze
ed errori intrinseci di qualche percento: in un impianto commerciale che riprocessa
tonnellate di plutonio all’anno, è assolutamente impossibile rivelare la scomparsa,
o il mancato rendiconto, di decine di chili di plutonio, quando ne bastano pochi
chili per realizzare una bomba. Nell’impianto di riprocessamento britannico di
Sellafield, nel 2004, si verificò una fuga della soluzione acida del combustibile
irraggiato, che venne rivelata solo dopo 8 mesi, quando erano già usciti 83 mila
litri di soluzione contenenti 160 kg di plutonio! Le ambiguità del Giappone sulla
sua rincorsa al plutonio possono quindi legittimare i peggiori dubbi sulle sue
reali intenzioni.
Fine del Tnp? La produzione di plutonio nel mondo deve assolutamente essere arrestata: si
pensi che ad oggi sono state prodotte ben 1.250 tonnellate di plutonio “civile”,
di cui 250 sono state separate per riprocessamento (250 tonnellate di plutonio
“militare”). Purtroppo gli Usa si oppongono da anni a stipulare un trattato per
la limitazione della produzione di materiale fissile. Se la Corea del Nord avesse
realizzato, come sostiene, alcune testate, potrebbe decidere di eseguire un test,
qualora le altre strade possibili si chiudessero. Se questo avvenisse, non solo
il Giappone, ma la Corea del Sud e Taiwan deciderebbero immediatamente di realizzare
armamenti nucleari. D’altra parte, il messaggio è chiaro: chi ha la bomba, mettendo
la comunità internazionale davanti al fatto compiuto, sarà rispettato! Così è
per l’India e il Pakistan. La Corea del Nord non è attualmente minacciata di un
attacco, mentre lo è l’Iran, accusato solo di volere la bomba in futuro. Se questo
processo proseguirà, vi è il rischio concreto che molti paesi trovino penalizzante
la loro adesione al Tnp e considerino l’opportunità di abbandonarlo (cosa che
il trattato consente). I rischi di una ripresa della proliferazione nucleare su
scala mondiale, quindi, sono oggi molto concreti. Se qualcuno pensa che questo
quadro sia troppo allarmistico, tenga presente che le armi nucleari si differenziano
da tutte le altre perchè vanno fermate prima di essere usate e perché il loro
uso apre la strada a scenari apocalittici che non hanno uguali. Vi è una sola
strada possibile: riprendere il processo di disarmo nucleare totale, incominciando
con l’informazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, sostenendo il
gruppo di paesi impegnati in questo senso, rafforzando il Tnp ed il sistema di
verifiche, riprendendo le decisioni dell’Assemblea Generale dell’Onu, estendendo
le Zone Denuclearizzate e arrestando la produzione di materiali fissili.