12/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il ritiro dall'Iraq e l'agenda politica occidentale
scritto per noi da
Paolo Busoni*
 
 
Ormai è chiaro che tutti, compresi gli statunitensi, hanno l’intenzione di lasciare l’Iraq entro l’anno.  Del resto, se le nazioni coinvolte non hanno vinto la guerra, i potentati economici che la vollero hanno ottenuto il soddisfacimento dei loro interessi. 
 
militari usa in iraqNel breve periodo sono stati placati con l’economia della guerra e della successiva occupazione militare gli appetiti degli appaltatori della difesa, dei fornitori estemporanei di beni e servizi e dei produttori di armi.  A medio termine essendo stata dimostrata l’obsolescenza di armi e tattiche, si è aperta una nuova stagione di riarmo che dà carta bianca ai grandi conglomerati militari-industriali. Infine, a lungo termine, si è consolidata quella situazione di instabilità nel Golfo Persico che impedisce all’Arabia Saudita e all’Iran di superare la soglia critica nel controllo delle risorse petrolifere dell’area. Gli sciiti iracheni non potranno mai staccarsi dall’Iraq per confluire nell’Iran, pena la reazione violenta di curdi e sunniti, che a loro volta non potranno trovare spazi di autonomia o di apparentamento con altre potenze dell’area, pena la reazione altrettanto violenta degli sciiti. E’ il consolidamento della Prima guerra del Golfo che lasciò in piedi Saddam proprio come spina nel fianco di Teheran e di Riad al tempo stesso. Solo che per quanto riguarda noi italiani la fuga, o per dirla senza offendere nessuno, l’exit strategy, dall’Iraq sarà particolarmente difficile: diciamo che per venir via ci vuole grosso modo tre volte il tempo che è servito per schierarsi sul campo e si tratta di mesi di lavoro difficile e pesante che coinvolge risorse, militari e civili, molto ingenti.  
 
militari italiani in iraq Le nostre forze armate non sono in grado di abbandonare sul campo l’hardware, cioè carri armati e attrezzature pesanti, semplicemente perché rappresentano il meglio a nostra disposizione e non c’è legge finanziaria in grado di sopportare una loro rapida sostituzione. Quindi anche la fuga, che è il momento di massima esposizione alla controreazione avversaria, diventa problematica.  Tutto dipende dalla velocità con la quale riusciremo a tornare a casa. Avessimo avuto un cambio di regime “alla Zapatero”, si potrebbe tentare una replica del velocissimo ritiro spagnolo. Con un governo forte, potremmo invocare la condizione economica del paese per fare, come i polacchi, un marcia indietro abbastanza rapida.  In ogni caso nessuno degli alleati potrebbe protestare più di tanto, ma oggi siamo in una pessima situazione.  Tentennamenti, rinvii e allungamento della fase di ritiro comprometteranno la sicurezza delle nostre truppe e della popolazione della zona di nostra competenza: gli avversari, chiunque essi siano (terroristi, resistenti o criminali) non potranno che approfittare della cosa.   C’è il serio rischio di dover sospendere il ritiro, di dover addirittura aumentare il contingente per rispondere agli attacchi e per “vendicare” qualche agguato e allora addio exit strategy
Categoria: Guerra, Politica, Economia
Luogo: Iraq