La spietata ferocia dei trafficanti di esseri umani si sta abbattendo anche su
Cuba. L’isola non è esente dalla presenza di delinquenti senza scrupoli pronti
ad arricchirsi sulla pelle della gente, consapevoli dell’appoggio esterno delle
forze dell’ordine messicane.
I fatti. Da qualche tempo a questa parte la polizia cubana se la deve vedere con un’organizzazione
molto particolare. Sono i trafficanti di uomini che, grazie a un lauto pagamento,
traghettano cittadini cubani fino alle coste del Messico o, nel caso dei più fortunati,
direttamente in Florida.
A quanto pare questi trafficanti hanno anche un notevole appoggio da parte delle
forze di polizia messicane. Anche la Commissione per i Diritti Umani dello stato
di Quintana Roo, nello Yucatan, (Messico), ha denunciato la complicità fra gli
agenti della sezione immigrazione e gli scafisti.
Secondo Susana Martinez, della Commissione, “i dollari sono tanti e la corruzione
dilaga. Agenti della polizia e funzionari dell’ufficio immigrazione, controllano
il traffico illegale di persone dalle parti di Cancun. Per mezzo di una grande
rete di complicità con i trafficanti, gli agenti forniscono loro appoggio logistico,
ricevendo in cambio elevate somme di denaro”.
Polemiche Cuba-Usa. Ma la polemica cubana nei confronti degli Usa è di tutt’altra natura. Secondo
l’Havana, l’amministrazione di Washington incoraggerebbe gli espatri illegali
dalla Isla Grande, favorendo l’immigrazione clandestina. C’è anche una legge (Legge di aggiustamento
cubano) che fornisce in qualche modo aiuto a tutti quei cubani che vogliono entrare
negli Usa. Purtroppo, però, le 90 miglia che separano i due Paesi sono anche piene
di pericoli e insidie. Sono centinaia i cubani (i famosi balzeros) che perdono la vita nelle calde acque dell’oceano pur di scappare dalla terra
di Castro. E non solo per le imbarcazioni di fortuna sulle quali sono costretti
a viaggiare. E’ successo che, sentendosi braccati, i trafficanti abbandonassero
i passeggeri o li gettassero direttamente in acqua, facendoli diventare facile
preda per gli squali che infestano le acque. Scene tragiche, viste e riviste anche
nel frequentatissimo mar Adriatico.
Ma c’è anche un grande paradosso di fondo da tenere in considerazione. Se da
un lato Bush e la sua amministrazione favoriscono l’ingresso dei dissidenti cubani
in territorio Usa, dall’altro cercano in tutti i modi di fermare l’immensa ondata
di migrazione che da diversi anni interessa la regione di confine fra Usa e Messico.
Preoccupa così tanto questa situazione, che lo stesso presidente Bush nel corso
degli ultimi mesi ha promesso l’ampliamento del muro di rete metallica che separa
le due nazioni.
I precedenti. Nei giorni scorsi era stato bloccato dalla polizia di frontiera di Castro il
tentativo di fuga di 39 cittadini cubani che, a bordo di un’imbarcazione di proprietà
di uno statunitense di origine cubana, cercavano di arrivare sulle coste della
Florida. Ne era seguita una violenta sparatoria che aveva causato la morte di
uno scafista e il ferimento di altri due uomini che erano con lui. Fra i 39 passeggeri
dell’imbarcazione c’erano 20 uomini (fermati dalle autorità cubane in attesa di
un chiarimento dei fatti e di una definizione di responsabilità), 12 donne e 7
bambini. Questi ultimi sono stati riconsegnati alle famiglie.
Dall’identificazione dei trafficanti sono state scoperte un paio di cose molto
interessanti. La prima è che l’imbarcazione era stata registrata negli Usa e non
sarebbe la prima volta che molla gli ormeggi dai porti Usa della Florida per fare
la spola con la provincia di Pinar del Rio (Cuba) e trasbordare quanti più cittadini
cubani possibile.
La seconda è che l’imbarcazione appartiene a una vecchia conoscenza della giustizia
cubana: John Roberto, noto negli ambienti del malaffare come lo ‘squalo azzurro’
proprio per la sua abilità nel trasferimento di emigranti irregolari da Pinar
del Rio, verso il Messico o gli Usa.