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Una lunga storia. Bella rivincita per gli italiani
all’estero. Era la prima volta che potevano dire la loro sulla politica di quel
Paese dal quale loro o i loro antenati sono venuti via per motivi differenti,
ma quasi sempre in cerca di fortuna. E’ da anni che si parla di voto agli
italiani all’estero. La prima volta che in Parlamento si è discusso di questa
eventualità è stato nel 1955. Da allora ci sono stati nove tentativi: 4 nel
1993, uno nel 1997 e di nuovo 4 nel 1998. Nel luglio del 1998 sembrava fatta,
ma la legge non passò per soli 12 voti. C’era da riformare l’articolo 48 della
Costituzione italiana e, nonostante pareri favorevoli trasversali, per una
ragione o per l’altra non si era mai arrivati a concretizzare questa riforma.
Nel 2001 la riforma arriva e viene istituita la circoscrizione Estero. Gli
italiani residenti all’estero vengono divisi in 4 macro-circoscrizioni: Europa
(che comprende la Turchia e la Federazione russa), America settentrionale e
centrale, America meridionale e infine Africa, Asia, Oceania e Antartide. Distanze
siderali, spazi immensi che separano queste persone dalla loro terra d’origine,
scavalcate in un sol colpo dal testo di legge approvato nel dicembre 2001. Il
grande architetto di questa riforma è stato Mirko Tremaglia, esponente di
Alleanza Nazionale, fascista mai pentito, volontario nelle milizie della
repubblica di Salò. Tremaglia aveva fatto del voto agli italiani all’estero la
sua ragione di vita, fino a convincere il Primo Ministro Silvio Berlusconi a
istituire il ministero per gli Italiani all’Estero. Dicastero del quale era
stato nominato titolare lo stesso Tremaglia. Quando nel 2001 la legge fu
approvata, Tremaglia pianse in Parlamento e ieri, per la prima volta, ha potuto
vedere i frutti del suo lavoro. Non a caso si è recato di persona all’aeroporto
di Fiumicino a Roma per accogliere di persona le schede che arrivavano
dall’America Latina.
Scarsa organizzazione. Sono160 gli aerei che si sono
occupati di raccogliere i voti e di portarli in Italia. Il primo è arrivato
dalla Malesia, venerdì 7 aprile, con i voti degli italiani residenti a Kuala
Lumpur, e l’ultimo è arrivato ieri sera alle 18 con i voti degli italiani in
Honduras e Guatemala. Tutte le schede, depositate nei seggi allestiti presso le
rappresentanze diplomatiche italiane, sono state sigillate in alcuni sacchi,
custoditi dal ministero degli Interni. L’affluenza alle urne non è stata
travolgente: ha votato il 42 percento degli aventi diritto. Ma il loro voto,
come abbiamo visto, è stato determinante. Questi sacchi provenienti dalle zone
più disparate della Terra, come fossero cartoline ricevute da un parente o da
un amico lontano, ci raccontano di italiani non troppo diversi da quelli che
vivono qui. L’Iraq, per esempio, dove i voti erano praticamente quelli dei
militari in missione di pace, regala un dato forte: se il 65 percento delle
preferenze a Forza Italia era prevedibile, lo era molto meno il quasi 11
percento per Fiamma Tricolore. Più o meno gli stessi dati dell’Afghanistan.
Negli Stati Uniti d’America, meta storica dell’emigrazione italiana, è emerso
un sostanziale pareggio, dovuto alle due anime della comunità italiana che
convivono in quel Paese: il voto dei ‘cervelli in fuga’, più per il
centro-sinistra, quello degli immigrati di vecchia data, più vicini al
centro-destra. L’America meridionale, come s’immaginava, è l’unico dei 4
settori dove lo schieramento di Berlusconi ha ottenuto la maggioranza, mentre
negli altri ha prevalso Prodi. Votava anche lo stato del Vaticano, ma
essendoci meno di 20 schede nell’urna vengono accorpate ad
altri consolati. Non sapremo mai com’è andata. Sono arrivati invece dati
curiosi, come il fatto che ad Addis Abeba, in Etiopia, “i votanti non venivano
identificati”, secondo la testimonianza di un residente all’estero, o che la
Fiamma Tricolore abbia ottenuto quasi il 4 percento delle preferenze nella Cina
comunista. Fino ad arrivare ai 35 voti degli italiani residenti alle
Seychelles: lì ha vinto l’Unione, ma anche chi non ha votato per Prodi sarà
contento lo stesso in quel paradiso terrestre.
Una bella rivincita. Le schede elettorali raccontano
anche di una personalizzazione della contesa elettorale che ha visto la nascita,
accanto ai simboli dei partiti e degli schieramenti tradizionali in Italia, di
una
serie di sigle e di simboli variegata. Ecco allora ‘Per l’Italia nel Mondo’, la
lista di Mirko Tremaglia, che ha puntato sulla raccolta diretta della
gratitudine degli italiani all’estero, ai quali ha dato la possibilità di
votare. Oppure ‘Altra Sicilia per il Sud’, che puntava sulla comunità più
numerosa d’italiani all’estero, fino al Partito degli Italiani nel Mondo.
Immaginate un candidato che, per un abbozzo di campagna elettorale, doveva
coprire la circoscrizione Asia, Antartide, Oceania e Africa! C’erano tutti gli
elementi per aspettarsi una tornata elettorale più che altro di ‘colore’, ma
neanche il più brillante sceneggiatore sulla piazza poteva immaginare un arrivo
sul filo di lana, con i voti degli italiani all’estero che risultavano
decisivi. Una bella rivincita per loro. Anni spesi da tutte le associazioni che
raccolgono i nostri connazionali che vivono all’estero per ottenere il diritto
di voto e, quando il sogno diventa realtà, risultano anche decisivi. Il
prossimo Parlamento italiano si preannuncia bollente, ma tutti gli italiani
all’estero lo sentiranno un po’ più loro. Ed è bello pensare oggi a tutte
quelle foto ingiallite che ci raccontano di un’Italia che non c’è più. Christian Elia