11/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Per la maggioranza al Senato, decisivo il voto degli italiani all'estero
Luigi Pallaro, chi è costui? Nessuno avrebbe pensato che, dopo il voto più controverso della storia della Repubblica italiana, il personaggio decisivo potesse essere un imprenditore italiano che, da anni, vive e lavora in Argentina. Eppure è stato così. Pallaro, insieme ad altri 4 senatori eletti nella circoscrizione Estero, ha permesso all’Unione e al suo leader Romano Prodi di ottenere la maggioranza al Senato, evitando la novità assoluta per l’Italia di maggioranze diverse nei due rami del Parlamento.
 
il senatore pallaroUna lunga storia. Bella rivincita per gli italiani all’estero. Era la prima volta che potevano dire la loro sulla politica di quel Paese dal quale loro o i loro antenati sono venuti via per motivi differenti, ma quasi sempre in cerca di fortuna. E’ da anni che si parla di voto agli italiani all’estero. La prima volta che in Parlamento si è discusso di questa eventualità è stato nel 1955. Da allora ci sono stati nove tentativi: 4 nel 1993, uno nel 1997 e di nuovo 4 nel 1998. Nel luglio del 1998 sembrava fatta, ma la legge non passò per soli 12 voti. C’era da riformare l’articolo 48 della Costituzione italiana e, nonostante pareri favorevoli trasversali, per una ragione o per l’altra non si era mai arrivati a concretizzare questa riforma. Nel 2001 la riforma arriva e viene istituita la circoscrizione Estero. Gli italiani residenti all’estero vengono divisi in 4 macro-circoscrizioni: Europa (che comprende la Turchia e la Federazione russa), America settentrionale e centrale, America meridionale e infine Africa, Asia, Oceania e Antartide. Distanze siderali, spazi immensi che separano queste persone dalla loro terra d’origine, scavalcate in un sol colpo dal testo di legge approvato nel dicembre 2001. Il grande architetto di questa riforma è stato Mirko Tremaglia, esponente di Alleanza Nazionale, fascista mai pentito, volontario nelle milizie della repubblica di Salò. Tremaglia aveva fatto del voto agli italiani all’estero la sua ragione di vita, fino a convincere il Primo Ministro Silvio Berlusconi a istituire il ministero per gli Italiani all’Estero. Dicastero del quale era stato nominato titolare lo stesso Tremaglia. Quando nel 2001 la legge fu approvata, Tremaglia pianse in Parlamento e ieri, per la prima volta, ha potuto vedere i frutti del suo lavoro. Non a caso si è recato di persona all’aeroporto di Fiumicino a Roma per accogliere di persona le schede che arrivavano dall’America Latina.
 
il ministro per gli italiani nel mondo mirko tremagliaScarsa organizzazione. Sono160 gli aerei che si sono occupati di raccogliere i voti e di portarli in Italia. Il primo è arrivato dalla Malesia, venerdì 7 aprile, con i voti degli italiani residenti a Kuala Lumpur, e l’ultimo è arrivato ieri sera alle 18 con i voti degli italiani in Honduras e Guatemala. Tutte le schede, depositate nei seggi allestiti presso le rappresentanze diplomatiche italiane, sono state sigillate in alcuni sacchi, custoditi dal ministero degli Interni. L’affluenza alle urne non è stata travolgente: ha votato il 42 percento degli aventi diritto. Ma il loro voto, come abbiamo visto, è stato determinante. Questi sacchi provenienti dalle zone più disparate della Terra, come fossero cartoline ricevute da un parente o da un amico lontano, ci raccontano di italiani non troppo diversi da quelli che vivono qui. L’Iraq, per esempio, dove i voti erano praticamente quelli dei militari in missione di pace, regala un dato forte: se il 65 percento delle preferenze a Forza Italia era prevedibile, lo era molto meno il quasi 11 percento per Fiamma Tricolore. Più o meno gli stessi dati dell’Afghanistan. Negli Stati Uniti d’America, meta storica dell’emigrazione italiana, è emerso un sostanziale pareggio, dovuto alle due anime della comunità italiana che convivono in quel Paese: il voto dei ‘cervelli in fuga’, più per il centro-sinistra, quello degli immigrati di vecchia data, più vicini al centro-destra. L’America meridionale, come s’immaginava, è l’unico dei 4 settori dove lo schieramento di Berlusconi ha ottenuto la maggioranza, mentre negli altri ha prevalso Prodi. Votava anche lo stato del Vaticano, ma essendoci meno di  20 schede nell’urna vengono accorpate ad altri consolati. Non sapremo mai com’è andata. Sono arrivati invece dati curiosi, come il fatto che ad Addis Abeba, in Etiopia, “i votanti non venivano identificati”, secondo la testimonianza di un residente all’estero, o che la Fiamma Tricolore abbia ottenuto quasi il 4 percento delle preferenze nella Cina comunista. Fino ad arrivare ai 35 voti degli italiani residenti alle Seychelles: lì ha vinto l’Unione, ma anche chi non ha votato per Prodi sarà contento lo stesso in quel paradiso terrestre.
 
una donna italiana con la figlia in attesa del visto d'ingresso negli usa ai primi del 900Una bella rivincita. Le schede elettorali raccontano anche di una personalizzazione della contesa elettorale che ha visto la nascita, accanto ai simboli dei partiti e degli schieramenti tradizionali in Italia, di una serie di sigle e di simboli variegata. Ecco allora ‘Per l’Italia nel Mondo’, la lista di Mirko Tremaglia, che ha puntato sulla raccolta diretta della gratitudine degli italiani all’estero, ai quali ha dato la possibilità di votare. Oppure ‘Altra Sicilia per il Sud’, che puntava sulla comunità più numerosa d’italiani all’estero, fino al Partito degli Italiani nel Mondo. Immaginate un candidato che, per un abbozzo di campagna elettorale, doveva coprire la circoscrizione Asia, Antartide, Oceania e Africa! C’erano tutti gli elementi per aspettarsi una tornata elettorale più che altro di ‘colore’, ma neanche il più brillante sceneggiatore sulla piazza poteva immaginare un arrivo sul filo di lana, con i voti degli italiani all’estero che risultavano decisivi. Una bella rivincita per loro. Anni spesi da tutte le associazioni che raccolgono i nostri connazionali che vivono all’estero per ottenere il diritto di voto e, quando il sogno diventa realtà, risultano anche decisivi. Il prossimo Parlamento italiano si preannuncia bollente, ma tutti gli italiani all’estero lo sentiranno un po’ più loro. Ed è bello pensare oggi a tutte quelle foto ingiallite che ci raccontano di un’Italia che non c’è più.
Il fatto che il loro voto oggi risulti decisivo è una bella rivincita, per quegli italiani che giungevano a Ellis Island  e che venivano trattati come animali. Ed è una bella lezione anche per quelli che sono rimasti in Italia, visto che il prossimo Parlamento italiano ricorderà a tutti che, neanche troppo tempo fa, i migranti eravamo noi. 

Christian Elia

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