19/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un progetto sportivo per portare pace e solidarietà in Palestina
Scritto per noi da
Amalicea Colombi*
 
La Via Dolorosa brulica di gente. In occasione delle festività pasquali cristiani d’oriente e d’occidente giungono in pellegrinaggio a Gerusalemme per ripercorrere i vicoli della città vecchia, dove la tradizione ricorda la Passione di Gesù.
 
Sport sotto l’Assedio. Mescolati tra i fedeli ci sono i partecipanti alla carovana di Sport sotto l’Assedio: una sessantina di persone partite in questi giorni dall’Italia, alla volta della Terra Santa, per organizzare una nuova tappa del progetto sportivo. Dal 2004, Sport sotto l’Assedio ha permesso il coinvolgimento di rappresentanze dei campi profughi di Gaza e Cisgiordania in diversi tornei calcistici, nei Territori Occupati come in Italia. L’idea è nata nel 2004, in seguito ad un viaggio in Palestina di cinque amici accomunati dalla passione per il calcio. “lo Sport può essere promotore di pace e solidarietà, di lotta all'esclusione sociale, di educazione e formazione”, sottolinea Michele Papagna, coordinatore de L'Altropallone, che ha sostenuto fin dall’inizio il progetto arricchendolo con la realizzazione dei Mondiali Antirazzisti svoltisi a Montecchio di Reggio Emilia nel 2004. Il consolidamento di una rete di associazioni sportive e di volontariato operative in Italia ha permesso a giovani della comunità del campo profughi di Deheisheh (Gaza) di prender parte a quell’iniziativa e gettato le basi per una collaborazione di lungo periodo.

Sicurezza e mobilità. Nei giorni scorsi Israele ha aumentato la pressione dell’esercito sui Territori, per garantire la sicurezza dei pellegrini. Ma gli organizzatori della carovana non demordono: “la nostra diventa anche una sfida alle autorità israeliane”, spiega Luca Colombo, presidente di Jalla Onlus , “gli arabi con passaporto israeliano hanno tentato più volte di andare a giocare nei Territori, ma non sempre sono riusciti a superare i checkpoints. Noi siamo europei e vogliamo solo giocare a pallone”. Insieme a lui ci saranno rappresentanti di Salah Onlus, l’altra associazione milanese che promuove la campagna. “Si è scelto di andare dove l’occupazione ostacola materialmente la voglia di sport -spiega Colombo - Basta pensare a quando, nel 2005, siamo riusciti a far venire in Italia una delegazione di quattro campi profughi di Gaza e Cisgiordania per un torneo. In quell’occasione i ragazzi di Gaza incontravano per la prima volta i connazionali che vivono a pochi chilometri da loro, in Cisgiordania”. Tra i principali obiettivi di Sport sotto l’assedio è evidente la volontà di aprire ponti tra Palestina ed Europa passando per l’Italia, ma il nuovo panorama politico e gli sviluppi recenti della crisi economica nei Territori pongono nuovi ostacoli e impongono nuovi interrogativi. É di pochi giorni fa la decisione della Commissione Europea di tagliare gli aiuti finanziari diretti all'Autorità Palestinese: l’Ue spera così di costringere il nuovo governo palestinese ad abbandonare le sue posizioni contro Israele, ma tutti sanno che sarà la popolazione civile a pagarne le conseguenze.

Priorità. Viene spontaneo domandarsi se le priorità non siano altre che lo sport, in una Palestina sull’orlo della crisi umanitaria. Ma non si deve sottovalutare l’importanza della presenza internazionale nei territori, e nemmeno il bisogno di spazi di normalità per molti ragazzi costretti da sempre a subire l’occupazione. Quest’anno ci saranno i mondiali 2006 e, a cavallo tra maggio e giugno, la terza edizione degli “Altri Mondiali” nel territorio di Milano e provincia. Oltre alla partecipazione della squadra keniota Yassetz Sport delle bidonville di Nairobi (progetto di padre Kizito Sesana) e di una selezione brasiliana legata ai Sem Terra, Michele Papagna si auspica la presenza di una rappresentanza dei campi profughi palestinesi. In sha Allah.

 

Categoria: Pace, Sport
Luogo: Israele - Palestina
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