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Morire da piccoli. L’agenzia di stampa brasiliana Folha riporta che, da
quando la Funasa (la fondazione governativa per la salute
pubblica), due anni fa circa, ha modificato l’organizzazione delle
risorse all’interno del sistema di assistenza indigena, “sorgono
in vari Stati denunce contro l’inefficienza dell’assistenza sanitaria”.
Un articolo pubblicato dal Folha online ha riportato i dati dello
studio Salute Brasile 2005, del ministero della Salute, secondo cui la
mortalità indigena era maggiore fra i bambini che fra gli indios con
più di 70 anni: nel 2003, oltre il 30 percento dei morti aveva meno di
cinque anni (659), contro il 27,5 percento di ultrasettantenni. Nello
stesso anno, nella popolazione bianca solo il 5,1 percento dei deceduti
era sotto i cinque anni, la metà erano anziani.
La burocrazia stagna. L’assistenza sanitaria indigena era prima basata
sul trasferimento di fondi dalla Funasa a Ong, università, governi
municipali e regionali. L’agenzia Folha riferisce che il cambiamento
di gestione nel gennaio 2004, con centralizzazione dell’assistenza, ha
fatto seguito a denunce contro Ong, sospettate di sottrarre denaro. “Il
governo, invece di stabilire che alcune Ong non lavoravano bene, ha
deciso di chiudere completamente i progetti, anche buoni come quello
con gli Yanomami, che aveva portato a una sensibile riduzione dei casi di
malaria” sottolinea Watson. Le Ong e i responsabili indigeni hanno
raccontato alla Folha che la principale conseguenza è stata la
burocratizzazione, che rallenta l’arrivo dei farmaci ove necessario. Il
coordinatore generale per la Pianificazione e valutazione sanitaria
indigena della Funasa ha risposto alle critiche, sostenendo che
l’obiettivo della centralizzazione è evitare interruzioni nella
fornitura e distribuzione dei medicinali e, pur confermando l’aumento
dei casi di malaria, ha dichiarato che la situazione sta migliorando e
il numero di morti è diminuito.
Vomito, diarrea, febbre, malnutrizione. Un leader Apinajé e il
Cimi riferiscono che, nello stato di Tocantins, in quattro mesi sono morti 15
bambini sotto i cinque anni con vomito, diarrea e febbre per mancanza
di medicine e assistenza medica; ma la Funasa dichiara che ci sono
provviste di medicinali presso le unità sanitarie locali dei villaggi
della regione. Racconta ancora Fiona Watson: “Ci sono stati due bambini
Guaranì morti nel Mato Grosso do Sul: stiamo cercando di verificarne le
cause, ma nessuno sa ancora perché siano morti, e ci sono altri casi di
bambini indigeni che muoiono per diarrea senza che se ne conoscano
esattamente le cause”. Survival riferisce che nel 2005, sempre nel Mato
Grosso do Sul, sono morti di malnutrizione decine di bimbi
Guaranì-Kaiowà, venti bambini indigeni del villaggio Bananal nel
Maranhao per denutrizione e dissenteria, dieci piccoli Kaxinawà in Acre
per diarrea. “E’ la conseguenza di questo caotico sistema sanitario.
Comunità indigene in tutto il Brasile non stanno ricevendo l’assistenza
sanitaria di cui hanno bisogno. I bambini che muoiono di
disidratazione, diarrea e vomito sarebbero facilmente curabili, ma
poiché il personale è poco, senza esperienza e non conosce la lingua,
le cure non arrivano alle comunità in modo sufficientemente rapido”,
conclude Watson.
Valeria Confalonieri