11/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



A Kathmandu, tra proteste contro il re e repressione del dissenso
Scritto per noi da
Barbara Monachesi* 
 
In Nepal, ormai da anni, a periodi di relativa pace, come i quattro mesi di cessate il fuoco terminati all’inizio del 2006, continuano ad alternarsi momenti di grande tensione e scontri anche per le strade della capitale Kathmandu, come ora, in cui si respira un clima di forte repressione .
Da fine marzo, infatti, la situazione del piccolo regno himalayano sembra aver subito un costante peggioramento, passando dall’ordine governativo di oscurare altri 30 siti internet a quello, sempre proveniente dal potere centrale, di sferrare un attacco aereo a un meeting di leader maoisti nel distretto di Thokarpa, a nordest della capitale.
 
La lotta per la democrazia. L’alleanza dei sette partiti politici più rappresentativi del paese ha nel frattempo indetto uno sciopero generale dal 6 al 9 Aprile per porre termine alla situazione di predominio indiscusso da parte del sovrano che perdura ormai dal oltre un anno, ossia da quando, il primo febbraio 2005, il re Gyanendra ha forzatamente allontanato dal governo l’allora primo ministro.
I partiti hanno contemporaneamente annunciato di aver organizzato per quei quattro giorni di sciopero numerose dimostrazioni, miranti a coinvolgere un elevatissimo numero di cittadini nella crociata per la conquista della democrazia. La risposta del governo non si è fatta attendere. Il ministro degli Interni, infatti, lamentando, nei giorni precedenti lo sciopero, l’“accertata” presenza all’interno della capitale di alcuni leader maoisti che avrebbero potuto sfruttare la situazione ed infiltrarsi tra le fila dei dimostranti, ha annunciato un aumento di tutele e controlli.
 
Re GyanendraCentinaia di arresti. Così, noncurante del cessate il fuoco proclamato lo scorso 3 aprile all’interno della valle di Kathmandu a tempo indeterminato da parte dei ribelli maoisti, il governo, per impedire una massiccia partecipazione ai programmi dei partiti politici, ha fatto arrestare da varie università numerosi studenti, almeno 144 dal solo campus di Sankher Dev, facendo persino uso di gas lacrimogeni e ha proseguito nei giorni successivi ad arrestare leader politici, studenti, attivisti, professionisti (per la maggior parte avvocati e giornalisti) e altri membri della società civile che sostengono l’attività dell’alleanza dei partiti.
Alcuni rapporti parlano di almeno 750 arresti a partire da mercoledì 5 aprile, ai quali vanno aggiunte ulteriori detenzioni ai danni dei cittadini che hanno sfidato l’ordine di coprifuoco. Il governo infatti, quale ulteriore deterrente alle dimostrazioni antimonarchiche, ha adottato la misura estrema del coprifuoco, ad oggi ancora in vigore, per un numero variabile di ore (da 7 a 13) ogni giorno, facendo diffondere da Radio Nepal la notizia che la polizia ha l’ordine di sparare a vista a chiunque violi l’ordine. Migliaia sono le persone che hanno comunque sfidato l’ordine reale e si sono riversate per le strade per dimostrare. L’esercito ha sparato gas lacrimogeni e proiettili di gomma che hanno ferito diverse persone a Kathmandu, Pokhara e Chitwan. Tre sono finora le persone rimaste uccise negli scontri.
 
Il pensiero negato. I fatti dimostrano nuovamente che in Nepal, paese firmatario di diverse convenzioni sui diritti umani, la libertà di pensiero non esiste e ogni tentativo di esprimere le proprie opinioni viene duramente represso. Quelle che sono state pensate come pacifiche dimostrazioni si sono così ben presto trasformate in atti di guerriglia, con protestanti che lanciavano sassi alle forze dell’ordine e militari con i fucili spianati. A Biratnagar i dimostranti hanno distrutto alcuni uffici distrettuali, mentre in Dipayal diversi attivisti e giornalisti sono rimasti feriti sotto i colpi inferti dalla polizia con i bastoni.
Sabato a Kathmandu i protestanti, che lanciavano sassi e intonavano slogan antimonarchici, si sono scontrati con la polizia prima che iniziasse il coprifuoco (fissato per le 10 del mattino), lasciando invece le strade deserte subito dopo. Anche i turisti, comunque numerosi nel paese, hanno subito notevoli restrizioni, potendo muoversi esclusivamente da e per l’aeroporto.
Continuano anche gli arresti ai danni degli attivisti per i diritti umani tra i quali spicca il nome di Padma Ratna Tuladhar, più volte negoziatore nei dialoghi di pace tra maoisti e governo. Anche le comunicazioni via cellulare sono state inibite dall’inizio dello sciopero. Sebbene i giorni programmati di sciopero terminassero domenica, anche lunedì sia di giorno sia nottetempo, sono continuate agitazioni e coprifuoco. Le città pullulano di polizia, dislocata non solo nei punti critici, ma anche nei vialetti più nascosti e insospettabili, sempre alla ricerca di potenziali protestanti/maoisti. Siamo in attesa di nuove istruzioni, con la speranza di poter circolare liberamente.
 
 
Categoria: Diritti, Guerra, Politica
Luogo: Nepal
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