13/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Kurdistan iracheno è minacciato dal dispotismo, dalla corruzione e dalle disuguaglianze
Alimentata dalle rendite dei pozzi petroliferi del nord del paese e governata da 15 anni dai partiti nazionalisti curdi, la regione del kurdistan iracheno vive un momento di grande fioritura economica. Un progresso minato dalla corruzione, dalla mancanza di servizi, dalle disuguaglianze sociali e dalla tendenza al dispotismo delle autorità locali.
 
Regione pacificata? Spesso si sente dire che il Kudistan iracheno è un'area ormai pacificata, scampata al clima di guerra civile che minaccia il resto del Paese, ma le cose non stanno esattamente così. Il governo regionale curdo, contrariamente a quello nazionale, ha un parlamento e un presidente, ma al suo interno, l’amministrazione regionale è divisa tra i due principali partiti curdi: il Partito Democratico del Kurdistan, Pdk, controlla Erbil e Dohuk, mentre l’Unione Patriottica del Kurdistan, Puk, amministra il governatorato di Suleimaniyah. All’interno delle rispettive province i due partiti monopolizzano il potere, controllano economia, giustizia, informazione, e minacciano le libertà civili dei cittadini. Pdk e Puk sono al potere dal 1991, quando gli Usa imposero a Saddam la no flight zone sul nord del Paese. In diverse circostanze, anche in passato, i due partiti hanno cercato di sottrarsi reciprocamente il controllo su parti del territorio, ma così facendo hanno finito col perdere il sostegno della popolazione, che inizia a manifestare segni di insofferenza. Un primo segnale in questa direzione si è visto durante le elezioni di dicembre, quando i due partiti sono stati sfidati da una terza formazione curda, la Kurdish Islamic Union, Kiu, che li accusò di essere fantocci nelle mani delle potenze straniere. Un’altro episodio di scontento si è verificato a metà marzo ad Halabja, dove ricorreva l’anniversario della strage di curdi per cui è attualmente processato Saddam. Allora, circa duemila persone si raccolsero presso il memoriale della strage per protestare il fatto che quel monumento fosse la sola opera pubblica pagata dalle autorità regionali dall’inizio della guerra (e inaugurata a fine 2003 alla presenza di Rumsfeld, ndr). Quando i manifestanti presero d’assalto il memoriale vennero respinti dai miliziani peshmerga il cui intervento provocò una vittima, diversi feriti e almeno 80 arresti. Le autorità curde tentarono in ogni modo di insabbiare l’episodio, che metteva a nudo le crepe nel sostegno della popolazione curda ai due partiti: molti giornalisti vennero picchiati, minacciati, e vennero sequestrate molte videocassette.
 
Scontri al memoriale di HalabjaPetrolio e affari. Il 17 percento dei profitti nazionali del petrolio finisce nelle casse dell’amministrazione regionale curda, ma per incrementare le rendite il governo locale sta concedendo contratti di produzione e perforazione a compagnie straniere come la norvegese Dno, la turca Petrol Oil e General Energy, e l’australiana Woodside Petroleum. Questi fondi extra sono destinati a rimanere nelle casse del Kurdistan, come anche tutti i guadagni derivati dai numerosi investitori che stanno creando delle basi operative nel nord, per essere pronti a buttarsi sul mercato iracheno non appena ci saranno le condizioni di sicurezza minime. Un’altra ingente fonte di ricchezza per la regione sarà la città petrolifera di Kirkuk, che potrebbe essere inclusa nella ragione curda entro il 2007. Gli aeroporti di Erbil e Suleimaniyah sono stati promossi a transiti internazionali e nelle città stanno sorgendo molti hotel, centri commerciali e uffici. “Un’esplosione economica di cui la popolazione non sta godendo i vantaggi”, come si legge in un report di Corea Herald: “La regione di Irbil rimane sottosviluppata con un alto livello di analfabetismo, disoccupazione e mancanza di infrastrutture, come strade, elettricità e acqua. Nonostante questo stato di bisogno generalizzato i membri del Pdk e del Puk hanno sempre la precedenza nelle assegnazioni degli impieghi, nei contratti d’affari, all’università e persino negli ospedali.” A metà marzo, il corrispondente per il Times Andrew Lee Butters raccontava che “Il Kurdistan iracheno è un autentico stato di polizia, dove la Asayish, la sicurezza militare, ha una casa in ogni quartiere, e la Parastin, la polizia segreta, controlla le conversazioni telefoniche e anche le preghiere del venerdì. Spesso queste misure di sicurezza vengono usate dai partiti per attaccare gli oppositori e le organizzazioni civili indipendenti”. Oltre a ciò, i sue principali partiti curdi hanno anche le loro milizie, che coincidono sostanzialmente con gli eserciti locali.
  Massoud Barzani
Tre compromessi. Nel Kurdistan iracheno anche i media sono controllati e censurati. Rebil Ismael, ex editore di un quotidiano locale, spiega che “tutti i giornalisti non collegati con un partito sono minacciati. Se scrivi qualcosa contro il loro interesse ti faranno arrestare o ti chiameranno al telefono per intimidirti.” Esemplare in questo senso è stato il caso dello scrittore iracheno con cittadinanza austriaca, Kamal Kadir Karim, arrestato e condannato a 30 anni di galera per aver diffamato in un articolo il presidente della regione Massud Barzani. Il montare delle proteste tra la popolazione, insieme alla concorrenza del partito islamico curdo, stanno però spingendo le autorità regionali verso posizioni più accomodanti. Tre recenti episodi vanno in questo senso: a fine marzo Barzani ha dichiarato che la sua priorità è il welfare, e ha annunciato un piano di ricostruzioni per le zone più povere, come la provincia di Halabja, sede degli scontri al memoriale delle vittime di Saddam. Il governo regionale ha anche ottenuto dal tribunale internazionale l’apertura di un nuovo processo contro l’ex dittatore, per altre due stragi compiute contro curdi durante la campagna dell’Anfal, nel 1997 e nel 1989. Infine, ancora Barzani, ha dato prova di generosità e di attenzione verso l’opinione pubblica internazionale, inizialmente riducendo la pena di Kadir Karim a 18 mesi, e pochi giorni dopo, annullando del tutto la condanna.
 

Naoki Tomasini

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità