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Un fenomeno stabile. Stime ufficiali non ce ne sono, ma la cifra comunemente accettata è che in questo
momento negli Stati Uniti vivono tra gli 11 e i 12 milioni di immigrati illegali,
di cui la metà messicani. Su una cosa sono tutti d’accordo: che sono in continua
crescita. Ma secondo Jeffrey Passel, un ricercatore del Pew Hispanic Center, il fenomeno non è esploso negli ultimi anni, anzi: sarebbe in calo. Per tutti
gli anni Novanta, ogni anno circa 1,1 milioni di immigrati sono arrivati negli
States. Nel 1999 e nel 2000 si è raggiunto il picco, con un milione e mezzo di
nuovi arrivati. Ma negli anni successivi questa cifra è ritornata a quota 1,1-1,2
milioni. Oggi, circa due terzi dei clandestini dicono di vivere negli Usa da meno
di dieci anni, il 40 per cento da meno di cinque anni. E pensare che tutti abbiano
attraversato illegalmente il confine è una forzatura: circa un quarto dei clandestini,
secondo Passel, sono arrivati negli Usa con un visto regolare e poi sono semplicemente
rimasti oltre la scadenza.
Dove vivono. Quindici anni fa, l’immigrato ispanico veniva associato subito a grandi Stati
di confine come il Texas o la California. Non a caso: nel 1990, circa la metà
dei clandestini viveva proprio in quest’ultima. Ma ora, pur essendo aumentati
solo qui di un milione, gli irregolari che si sono stabiliti in California rappresentano
solo un quarto della popolazione clandestina, a dimostrazione che piano piano
anche il resto degli Usa si sta “ispanizzando”. In Texas ci sono 1,4 milioni di
immigrati senza documenti in regola, in Florida 850mila. Ma la crescita più alta
negli ultimi anni si è registrata in Georgia, North Carolina (dove la popolazione
di clandestini è aumentata di 16 volte negli ultimi 16 anni) e anche più a nord,
in Iowa e Ohio.Alessandro Ursic