11/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La galassia ispanica negli Usa: non solo messicani che attraversano il deserto
Sono giovani, poco istruiti, in continuo aumento, attraversano il confine di nascosto spesso rischiando la vita, e tutto quello che guadagnano lo spediscono alla famiglia rimasta in patria, cioè in Messico. L’immagine che si ha degli immigrati illegali negli Stati Uniti è questa. La realtà, però, è più complessa. Con un nuovo rapporto appena pubblicato, il Pew Hispanic Center, un istituto di ricerca sul mondo degli immigrati, ha cercato di fotografare la situazione. Scoprendo, per esempio, che la maggioranza dei clandestini vive negli Usa con la famiglia, magari con figli cittadini statunitensi.
 
Un fenomeno stabile. Stime ufficiali non ce ne sono, ma la cifra comunemente accettata è che in questo momento negli Stati Uniti vivono tra gli 11 e i 12 milioni di immigrati illegali, di cui la metà messicani. Su una cosa sono tutti d’accordo: che sono in continua crescita. Ma secondo Jeffrey Passel, un ricercatore del Pew Hispanic Center, il fenomeno non è esploso negli ultimi anni, anzi: sarebbe in calo. Per tutti gli anni Novanta, ogni anno circa 1,1 milioni di immigrati sono arrivati negli States. Nel 1999 e nel 2000 si è raggiunto il picco, con un milione e mezzo di nuovi arrivati. Ma negli anni successivi questa cifra è ritornata a quota 1,1-1,2 milioni. Oggi, circa due terzi dei clandestini dicono di vivere negli Usa da meno di dieci anni, il 40 per cento da meno di cinque anni. E pensare che tutti abbiano attraversato illegalmente il confine è una forzatura: circa un quarto dei clandestini, secondo Passel, sono arrivati negli Usa con un visto regolare e poi sono semplicemente rimasti oltre la scadenza.
 
Non solo uomini. Nella maggior parte dei casi, gli immigrati irregolari non vivono da soli. I maschi adulti sono 5,4 milioni, poco meno della metà del totale. Ma ci sono anche 3,9 milioni di donne, il 35 per cento degli irregolari, e il resto sono 1,8 milioni di bambini, anch’essi senza documenti. In più, ci sono 3,1 milioni di bambini che, essendo venuti alla luce negli Usa, hanno acquisito la cittadinanza alla nascita anche se i loro genitori non ce l’hanno.
 
Dove vivono. Quindici anni fa, l’immigrato ispanico veniva associato subito a grandi Stati di confine come il Texas o la California. Non a caso: nel 1990, circa la metà dei clandestini viveva proprio in quest’ultima. Ma ora, pur essendo aumentati solo qui di un milione, gli irregolari che si sono stabiliti in California rappresentano solo un quarto della popolazione clandestina, a dimostrazione che piano piano anche il resto degli Usa si sta “ispanizzando”. In Texas ci sono 1,4 milioni di immigrati senza documenti in regola, in Florida 850mila. Ma la crescita più alta negli ultimi anni si è registrata in Georgia, North Carolina (dove la popolazione di clandestini è aumentata di 16 volte negli ultimi 16 anni) e anche più a nord, in Iowa e Ohio.
 
Lavoro e istruzione. I numeri confermano come i lavori più di fatica negli Usa siano ormai affidati in gran parte agli ispanici, regolari e non. I clandestini – gli oltre 7 milioni che lavorano, in gran parte uomini – rappresentano circa un terzo dei manovali, il 30 per cento dei lavoratori nell’agricoltura, il 17 per cento degli addetti alle pulizie. Altri sbocchi professionali sono difficili da raggiungere, anche perché il livello di istruzione, in media, non è alto. La metà non ha finito la scuola superiore, circa un terzo non è arrivato alla licenza media. Ma si può essere clandestini anche con una laurea in tasca: lo dimostra il 15 per cento degli irregolari che si trova in questa condizione e ora vive negli States. Magari raccogliendo pomodori, o pulendo i bagni dei ristoranti. 

Alessandro Ursic

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