Madre di tre figli, lotta contro la superficialità della società brasiliana, per salvare suo figlio
scritto per noi da
padre Massimo

La via Crucis di Marziana cominciò col suo nome: non perché
fosse vista come una paracadutata dal pianeta Marte, ma perché il babbo
analfabeta e
ubriaco la fece registrare all'anagrafe di Tarauacá, un comune acreano
fra i piú sperduti al mondo, e lo scribacchino, svogliato e mal pagato,
la registrò come Marziano, sesso
maschile insomma.
Misteri brasiliani. Oggi ha 25 anni e abita a Rio Branco nel Becco
della Pista, il quartiere piú misterioso della periferia, dove le strade sono
strettoie di un metro, l´asfalto non
esiste ed è sostituito da tavolacci di legno utili per non
pestare il fango, il letame è sparso
ovunque e le case sono nascondigli di ladri e assalitori.
Le stazioni. La
sua Via Crucis ha percorso varie tappe e ancora non è compiuta. Fu
sedotta dalle proposte amorose di Francisco, Chico per gli amici, che
le
prometteva di liberarla
dalla schiavitú dei vecchi genitori. Nacque subito Assimarcleiton, un
bellissimo nome composto di Assis (in onore al babbo e a San Francisco
di
Assisi), Mar ( Marziana, la mamma) e Cleiton, un artista di Telenovelas
del O Globo. Oggi ha cinque
anni, ma lo chiamano Nené, per facilitare la vita di tutti.
L'apparenza inganna. Il Calvario di Marziana arrivò quando cominció a
credere che Leandro fosse un uomo piú serio e meno malandrino di Chico: nacque
Alice, ora una bambina di tre anni, che soffre di svenimenti continui. Dicono
che sia epilettica, altri
sospettano che sia dominata da qualche spirito maligno.
La speranza non muore mai. La Via Crucis era ormai a metá Calvario,
quando scoprirono che Nené da tempo aveva un problema al pisellino, che gli si
chiudeva sempre
di piú e cominciava a impedirgli di fare la pipí. Ora ha cinque anni e non riesce
quasi più a orinare: deve essere
operato d’urgenza.
Poi arriva la notizia che Marziana é diventata
mamma per la terza volta, la bimba oggi compie un mese di vita. Dicono che il
babbo sia João, un terzo disoccupato,
che quando perde a carte o a biliardo si consola con la bottiglia di cachaça. Dicono, anche, che perda di proposito.
Una mamma Marziano. Il Calvario si fa ora sempre piú duro, perché l´Ufficio
Sanitario esige il certificato di nascita del bimbo prima di farlo
operare. Ma
chi riesce a convincere Chico, che passa le giornate completamente
ubriaco, a prendere l´autobus e a presentarsi all´Anagrafe per giurare
che è proprio lui il babbo di
Nené? Ma soprattutto, chi potrá convincere gli impiegati del Comune che
la
mamma é un tale di nome Marziano?
La canzone dello stento. La vicenda diventa ormai sempre piú pubblica,
la mamma deve lasciare il neonato con i vicini e continua la sua Via
Crucis tra
mille uffici: tribunale, anagrafe, caserma, ospedale, Comune e
ambulatori. E dovunque tenta di convincere i più ragionevoli che lei
non è un uomo.
Per salvare Nené. Si è già dovuta spogliare una dozzina di volte, morendo di vergogna, per testimoniare
che è proprio una donna e che quindi ha
il diritto di farsi cambiare il nome da Marziano in Marziana. Se riuscirá a far
capire che é donna e che lo
è sempre stata, potrá provare anche che é mamma. E magari Nené avrebbe la prova
che é un bimbo vero e
non un bambolotto che piange, ricevendo
così il certificato di nascita. Solo in questo caso, il pisellino di Nené sarebbe
salvo perché un medico
finalmente potrebbe operarlo e farlo
stare bene.
Pane è vita. Ieri Marziana, con i tre figli, era in fila tra le strettoie
del quartiere Becco
della Pista per ricevere il minestrone che la parrocchia distribuisce
ogni settimana a piú di
trecento persone. Vista la quantitá che si é presa, porterá certamente
il minestrone anche a Chico, a Leandro e a João, tutti e tre da
coinvincere ad
andare all´anagrafe per registrare sì Nené, ma anche Alice e l’ultimo
arrivato, l´unico che non ha ancora malattie serie.
Trovare il coraggio. La soluzione, per questi esclusi della periferia del mondo,
non é certo il minestrone, bensì la

fila che si fa per prendere quel
minestrone.
Sí, perché è proprio stando in fila che si trova il coraggio di parlare
e di discutere, anche sul pisellino di Nené
e sui mariti ubriachi.
Marziana ha cosí cominciato ad allearsi con le
altre donne incontrate in fila, a sognare insieme a
loro, a sommare le forze e a cercare ostinatamente una
luce in quel tunnel delle strettoie del Becco, una luce che porta al Centro Comunitario
Speranza.
È solo così che ce la fará. Ora, senza dubbio,
riuscirà a registrare i tre figli, a educare Alice, a
operare Nené e allevare
Bebé, a liberarsi dai tre mariti e a essere chiamata Dona Marziana, di fatto e
di diritto.