18/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un rabbino consiglia: storpiate le bambole. E il muftì d'Egitto risponde con fatwa sulle statue
  Mordechai Eliahu
Il rabbino Eliahu. Dopo la vicenda delle vignette su Maometto, ancora un capo religioso si dichiara a favore dell’inconoclastia. É Mordechai Eliahu, ex rabbino capo d’Israele, oggi guida della comunità di Safed, in Galilea. Nell’intervista a un quotidiano israeliano, Eliahu ha proposto ai fedeli di combattere contro le rappresentazioni delle sembianze umane, per sventare la minaccia dell’idolatria. “Non ci sono eccezioni -ha dichiarato-, i genitori ebrei davvero timorati non dovranno mai regalare ai propri figli bambole integre. Dovranno prima privarle di un occhio, di un orecchio, del naso o di uno degli arti. Occorre mutilare non solo le bambole con sembianze umane, ma anche quelle che riproducono gli animali”. Il rabbino ha spiegato che il divieto riguarda anche le riproduzioni artistiche: vanno considerate immorali anche le opere d’arte che rappresentano i personaggi della Torah. Un esempio lo ha fornito lui stesso, raccontando di aver convinto uno dei suoi fedeli a tirare una martellata alla sua riproduzione del Mosè di Michelangelo: così perfetta che lo stesso Buonarroti, secondo la tradizione, si chiese perché non parlasse. Per fortuna le martellate si tirano solo alle riproduzioni, ma che accadrebbe se un fanatico portasse alle estreme conseguenze gli insegnamenti del rabbino? La sparata sarebbe risibile se l’autore non fosse un Dayan, un Giudice Rabbinico, molto seguito in Israele. Già in passato Eliahu aveva conquistato le pagine dei giornali sciorinando consigli su come vivere Kosher, conformemente alle scritture. Come quando dichiarò che cantare sotto la doccia è peccato. Nel 2004 era tra i principali oppositori del disimpegno da Gaza: per tanti coloni fu un esempio e una guida. Sostenne persino che lo Tsunami nel sudest asiatico fosse una punizione inflitta da Dio alle potenze mondiali, per aver sostenuto il piano di Sharon. Ma poi cambiò idea e disse ai sostenitori di essere leali con l’esercito e lasciare le colonie.
 
Ali GomaaIl mufti Gomaa. La fatwa del grand mufti d’Egitto, Ali Gomaa, sembra quasi una risposta all’idea del rabbino Eliahu. La prima autorità islamica del Paese, nei giorni scorsi, ha emesso un decreto di condanna religiosa “contro gli scultori e l’esibizione delle statue, specialmente in casa”. Gomaa sostiene di aver dedotto la condanna dall’interpretazione di un hadith (detto del profeta ) abrogando un giudicamento di cent’anni fa, in cui l’esposizione di statue veniva dichiarata “pratica legittima e non inquinata di paganesimo”. La nuova fatwa non condanna esplicitamente le statue esposte in luoghi pubblici: se così fosse, l’immenso numero di statue presenti in Egitto sarebbe in serio pericolo. Ma da più parti si teme che possa essere presa a pretesto da estremisti islamici per varare provvedimenti di tipo “talebanista” (riferimento a quanto fecero i talebani con i Budda giganti a Bamiyan, nel 2001). Il mufti egiziano di allora, Nasr Farid Wasel, condannò il gesto dei talebani, e con lui anche un noto religioso del Qatar, Yussef al Qaradawi. Quest’ultimo oggi difende la fatwa di Gomaa spiegando che  “L’islam vieta le statue perché simboleggiano entità viventi, come uomini e animali. Vieta anche tutto quel che odora di paganesimo, statue egizie incluse”.
Due sole eccezioni sono state concesse rispetto al divieto di riprodurre le sembianze di uomini e animali: le bambole e i peluche. 

Naoki Tomasini

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