scritto per noi da
Dan Rabà*
Dopo il successo, dal punto di vista israeliano, del ritiro da Gaza e dello sgombero
dei coloni
degli insediamenti ebraici intorno a Gaza, la popolarità di Sharon, era molto
cresciuta sia nel paese che all’estero. Lo stesso Sharon che prima era considerato
un assassino da processare al Tribunale internazionale dell'Aja, era giudicatto un coraggioso costruttore di Pace.

Sharon allora provò a
risolvere le questioni con l’opposizione interna al suo partito, il Likud. Si
trovava a capo di 40 parlamentari, divisi però in due fazioni, chi contro e chi
a favore del ritiro. I consiglieri politici di Sharon lo
invitavano a fondare un nuovo Partito e
a dividersi dagli oppositori. L’operazione fu molto meditata e sofferta, Sharon
aveva fondato il
Likud, che era rimasto al potere quasi per trent’anni .
Una volta decisa la
frattura, il nuovo partito si costituì con 14 parlamentari ex Likud, ai quali
si
aggiunsero personaggi di altri partiti. Alla fine furono 14 seggi in Parlamento
(e 40 nei risultati dei
sondaggi). Un partito di generali, direttori e amministratori, ma senza base,
senza sezioni. Un partito virtuale. Sharon era uso lasciare i suoi piani
vaghi, il suo magnetismo di
condottiero e stratega aveva bisogno di questo tocco personale
e magico, la
maggioranza dei suoi alleati e sostenitori erano pronti a dargli credito. Ma nessuno
puo’
assicurare che Sharon preparasse la Pace, volesse un secondo ritiro, intendesse
cooperare con
Abu Mazen, già definito un “pulcino senza penne”. Mai Sharon avrebbe
immaginato una così netta vittoria di Hamas tra i palestinesi. Con il suo ricovero
in
Ospedale si scopri che Olmert era il suo sostituto, e il pubblico non era
pronto a questa “sostituzione”. Olmert
non è un guerriero, ama parlare, è un personaggio legato ad
affari ed economia.

La stessa linea politica,
forse, ma una gestione assai diversa. Kadima riceve 29 seggi, dopo
l’aggiornamento finale, coi voti dei soldati e dei diplomatici. Partito
maggioritario, ma che deve patteggiare
con gli altri membri della coalizione da pari a pari. Un partito piu’ al centro
del partito Likud della scorsa legislatura.
Il secondo partito è l’Avodà, un vecchio partito Socialista, che è
stato al governo negli
anni '50 e ’60, legato al sindacato. Partito in crisi da anni, che non
trova un nuovo leader e una nuova ideologia.
Shimon Peres e’ stato l’anima di questo partito, dalla sua fondazione a
ieri. Personaggio colto e capace, non e’
riuscito a crescere una nuova generazione, o forse e’ piu’ corretto
dire che ha
soffocato ogni possibile figura emergente. Anche nelle ultime fasi,
prima delle elezioni, a 83 anni, non e’ riuscito a farsi da parte e ha
voluto candidarsi
nuovamente alla direzione del Partito. E’ stato sconfitto ed è passato
al Kadima. La sua scomparsa ha liberato il partito da una cappa
paralizzante e Avodà si apre a nuove forze e speranze. Il nuovo
segretario, Amir Peretz, viene da
dieci anni di lotte sindacali e ha messo al centro del programma le
condizioni dei
lavoratori, degli anziani e delle classi deboli, ma raccolgie anche
intellettuali
, cantanti, professori. Il rinnovamento è appena iniziato e certamente
non
sarà lineare, ma da speranza a sinistra. Il partito ha 20 seggi, due
meno che nella legislatura
precedente, ma si devono calcolare tre ex ministri dell’Avodà che sono
passati a
Kadima.

Anche a destra c'è una
redistribuzione di forze in piccoli partiti, Il partito principale, nell’area
di
governo, è Israel Beitenu (Israele, la nostra casa), un partito originariamente
russo, nato per i problemi
degli emigrati russi (sono un milione e mezzo su sette milioni di israeliani),
ma
soddisfa anche i bisogni della destra non religiosa che vuole un comportamento
intransigente con gli arabi. Tradizionalmente gli emigrati russi sono
anticomunisti, essendo
fuggiti da un mondo ostile, quasi nessuno ha una identità religiosa
ebraica a causa della
situazione in Russia, dove per molto tempo non fu permesso il culto.
Sono
definizioni molto grossolane, anche perchèdopo il ritorno alle diverse
nazionalità, gli
emigranti tengono molto alla patria di provenienza: Georgiani, Lituani
etc..etc..I
rapporti con le nazioni di provenienza sono buoni, e sono molte le
famiglie
divise che si reincontrano periodicamente. Israel Beitenu ha ricevuto
12 seggi, e’ l’unica formazione che ha fatto propaganda in russo. Gli
altri due
partiti “russi” sono stati assorbiti in partiti nazionali. Il Likud è
uno dei
partiti che ha perso queste elezioni: oltre al crollo numerico, vi è
confusione anche nella
posizione ideologica. Aveva 40 parlamentari, 14 sono usciti con
Kadima, ma alle elezioni hanno ricevuto solo 12 seggi.
Nel partito sono rimasti
i ribelli, quelli che hanno appogiato l’opposizione allo sgombero, ma
anche tra
loro si sono differenziate le posizioni rispetto a Sharon, e rispetto
al degrado del partito. Alcuni hanno tentato di entrare in partiti piu’
di destra. I dirigenti che sono
rimasti nel Likud erano i capi di correnti molto diverse e la lotta per
la primogenitura ha
logorato i rapporti. Ora che la sconfitta è arrivata, la maggioranza
accusa Netanyahu di essere un incapace. Partito di governo per 30 anni,
ora rischia
di cappeggiare l’opposizione.
Chi invece ha vinto le
elezioni sono i pensionati. Tra le varie categorie, i pensionati sono
nelle condizioni di vita più pesanti: pensioni basse, costi alti delle
medicine. Questa volta, dopo vari
tentativi (alle tre elezioni precedenti), è confluito sui pensionati il
voto di
protesta di molti giovani , che invece di astenersi hanno votato per
loro
(7 seggi). Le proposte a favore dei pensionati sono valide per tutti,
cosicchè
saranno sicuramente al governo. Il Partito Meretz ha
avuto una flessione, dovuta per lo più al leggero spostamento a
sinistra
dell’Avodà. Da 6 parlamentari scendono a 5. Ci sono voci che vogliono
unificare Meretz e Avodà, altre
vogliono sostituire il segretario Beilin. In realta’ oggi la
credibilita’ di un
progetto di pace è molto bassa e Meretz
viene considerata la portatrice di una speranza
infondata. Vi sono altri piccoli
partiti religiosi e arabi, dove non ci sono differenze di rilievo.
Israele si trova
disillusa dal successo di Hamas alle elezioni, dobbiamo ancora vivere
nella
paura dell’attentato, si devono mantenere e irrigidire tutte le misure
di sicurezza che spesso rendono la
vita un cupo carcere. Riecco il
ritornello “non ci si può mai fidare degli arabi". Dopo
l’attentato a Kdumim, dove un’autostoppista si è rivelato un terrorista
suicida e ha
portato nel suo paradiso 4 altre persone, si inaspriscono le misure
antiterrorismo e
alle frontiere si sparerà con più facilità. Hamas al potere, nessuna indulgenza.
La Pace è più lontana.