Sono ore di grande
tensione a Kathmandu, dove il coprifuoco diurno è stato prolungato fino a
oggi, dalle 11 alle 18, in seguito ai nuovi scontri di ieri sera
e
stamattina. “Al momento la città è ferma e continuano i tafferugli. Rimaniamo
in casa, aspettando
di vedere cosa accadrà”, ci dice al telefono Sauro, volontario dell’associazione
Apeiron, che lavora in Nepal dal 2001. In questi giorni non c’è stata una vera
grande manifestazione nella capitale nepalese, “ma tanti piccoli gruppi sono
stati dispersi dalla polizia e si sono poi nuovamente riformati in altri punti
della città”..

Gli ultimi fatti. Le proteste contro
il re Gyanendra sono cominciate già mercoledì scorso, quando i sette
partiti
dell’opposizione hanno proclamato uno sciopero generale, e si sono
estese nel
fine settimana anche a diversi distretti delle zone rurali. In tutto
hanno
invaso le strade decine di migliaia di persone, provocando una dura
reazione
delle forze dell’ordine, che hanno ucciso tre persone e ne hanno
arrestate centinaia. Sabato, a Bhatapur, una donna è stata raggiunta da
un colpo d’arma
da fuoco mentre era seduta sul balcone di casa, vicino al luogo di una
protesta. Lo stesso giorno, nella città turistica di Pokhara, la
polizia
ha sparato a un altro uomo, uccidendolo. Stessa scena a Banepa, a est
di
Kathmandu, dove un uomo ha perso la vita durante uno scontro. Da almeno
sei
giorni, quindi, sostenitori dell’opposizione e membri di associazioni
studentesche sfidano divieti di manifestare e coprifuoco diurno (in
corso da sabato),
attaccando strutture governative e innalzando barricate di pneumatici
in
fiamme.
La monarchia ha i giorni contati? Si tratta di uno dei
momenti più critici vissuti dal piccolo regno himalayano da quando il re ha
preso il potere assoluto, nel febbraio 2005, e inasprito la repressione del
dissenso. Da allora, infatti, è partita un’escalation di proteste e
manifestazioni popolari per chiedere la fine della monarchia e il ripristino di
regole democratiche. In un Paese già teatro dell’insurrezione maoista, che
vuole rovesciare l’attuale regime per instaurarne uno comunista, i partiti
dell’opposizione e i guerriglieri hanno deciso di stringere un’alleanza
anti-sovrano. “E’ più di un anno che qui, a Kathmandu, si dice che il re prima
o poi lascerà il potere”, commenta Sauro. “E’ tuttavia difficile fare
previsioni. Anche l’anno scorso era stato imposto un blocco dei rifornimenti
alla capitale fino alla risoluzione del conflitto, ma poi non successe nulla”.
Lo sciopero continua. Ieri la coalizione
dei sette ha prolungato lo sciopero generale a tempo indeterminato: “I negozi
–
continua il volontario - sono chiusi e ogni attività sospesa. E, dato che non
arrivano approvvigionamenti da fuori, i prezzi hanno già cominciato a salire.
Anche noi non possiamo lavorare, ma siamo ormai abituati a procedere a rilento.
Il Nepal è un mondo dove i ritmi sono dilatati e le difficoltà burocratiche
enormi, anche quando non si è in una situazione di aperta tensione”.
I principali leader
maoisti, intanto, hanno diffuso un messaggio e-mail in cui dicono che la
guerriglia sostiene lo sciopero generale. In pratica, i ribelli, che avevano
promesso di non infiltrarsi nelle manifestazioni della capitale, cercheranno di
prendere il controllo delle principali vie di comunicazione del Paese e di
distruggere statue e simboli monarchici.