10/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un altro giorno di coprifuoco a Kathmandu, mentre continuano le proteste
Sono ore di grande tensione a Kathmandu, dove il coprifuoco diurno è stato prolungato fino a oggi, dalle 11 alle 18, in seguito ai nuovi scontri di ieri sera e stamattina. “Al momento la città è ferma e continuano i tafferugli. Rimaniamo in casa, aspettando di vedere cosa accadrà”, ci dice al telefono Sauro, volontario dell’associazione Apeiron, che lavora in Nepal dal 2001. In questi giorni non c’è stata una vera grande manifestazione nella capitale nepalese, “ma tanti piccoli gruppi sono stati dispersi dalla polizia e si sono poi nuovamente riformati in altri punti della città”..
  Polizia a Kathmandu
Gli ultimi fatti. Le proteste contro il re Gyanendra sono cominciate già mercoledì scorso, quando i sette partiti dell’opposizione hanno proclamato uno sciopero generale, e si sono estese nel fine settimana anche a diversi distretti delle zone rurali. In tutto hanno invaso le strade decine di migliaia di persone, provocando una dura reazione delle forze dell’ordine, che hanno ucciso tre persone e ne hanno arrestate centinaia. Sabato, a Bhatapur, una donna è stata raggiunta da un colpo d’arma da fuoco mentre era seduta sul balcone di casa, vicino al luogo di una protesta. Lo stesso giorno, nella città turistica di Pokhara, la polizia ha sparato a un altro uomo, uccidendolo. Stessa scena a Banepa, a est di Kathmandu, dove un uomo ha perso la vita durante uno scontro. Da almeno sei giorni, quindi, sostenitori dell’opposizione e membri di associazioni studentesche sfidano divieti di manifestare e coprifuoco diurno (in corso da sabato), attaccando strutture governative e innalzando barricate di pneumatici in fiamme.
 
Gruppo di manifestantiLa monarchia ha i giorni contati? Si tratta di uno dei momenti più critici vissuti dal piccolo regno himalayano da quando il re ha preso il potere assoluto, nel febbraio 2005, e inasprito la repressione del dissenso. Da allora, infatti, è partita un’escalation di proteste e manifestazioni popolari per chiedere la fine della monarchia e il ripristino di regole democratiche. In un Paese già teatro dell’insurrezione maoista, che vuole rovesciare l’attuale regime per instaurarne uno comunista, i partiti dell’opposizione e i guerriglieri hanno deciso di stringere un’alleanza anti-sovrano. “E’ più di un anno che qui, a Kathmandu, si dice che il re prima o poi lascerà il potere”, commenta Sauro. “E’ tuttavia difficile fare previsioni. Anche l’anno scorso era stato imposto un blocco dei rifornimenti alla capitale fino alla risoluzione del conflitto, ma poi non successe nulla”.
 
Lo sciopero continua. Ieri la coalizione dei sette ha prolungato lo sciopero generale a tempo indeterminato: “I negozi – continua il volontario - sono chiusi e ogni attività sospesa. E, dato che non arrivano approvvigionamenti da fuori, i prezzi hanno già cominciato a salire. Anche noi non possiamo lavorare, ma siamo ormai abituati a procedere a rilento. Il Nepal è un mondo dove i ritmi sono dilatati e le difficoltà burocratiche enormi, anche quando non si è in una situazione di aperta tensione”.
I principali leader maoisti, intanto, hanno diffuso un messaggio e-mail in cui dicono che la guerriglia sostiene lo sciopero generale. In pratica, i ribelli, che avevano promesso di non infiltrarsi nelle manifestazioni della capitale, cercheranno di prendere il controllo delle principali vie di comunicazione del Paese e di distruggere statue e simboli monarchici.
 
 

Francesca Lancini

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