
In questi giorni in Israele viene molto discusso il problema della povertà. Ogni
anno L'Ente Nazionale delle Assicurazioni pubblica un rapporto sulla condizione
economica del Paese. Non a caso, trattandosi dell’Ente preposto ai pagamento delle
Pensioni e dei Sussidi.
Quest'anno un single è ritenuto povero se non raggiunge 1.736 scekel (302 Euro) di entrata mensile, una famiglia con due bambini è povera se non
raggiunge il reddito di 4.443 scekel (774 Euro). Secondo questo parametro un quinto della popolazione in Israele
è povera. Il dato si riferisce a tutto il 2003. Significa che un milione e 427
mila persone (su un totale di 6 milioni di abitanti) vivono nella fascia della
povertà. Il numero delle famiglie povere e’ salito dal 18.1 per cento al 19.3
per cento.
Il numero delle persone occupate è sceso dello 0.5 per cento e il tasso di disoccupazione
è al 10.5 per cento.
Questo si spiega con l'aumento del part-time. Persone che lavoravano a tempo
pieno hanno dovuto ridurre le ore settimanali di lavoro, il fatto sarebbe positivo
se fosse una scelta di una persona con un reddito sufficiente ai suoi bisogni, è
invece un problema quando rappresenta un taglio ad un reddito basso ed è il risultato
di una contrattazione di lavoro che vede restingere le capacità di intere categorie
a soddisfare bisogni primari.
Il ministro del Tesoro ritiene responsabile della situazione "la politica del
sussidio". Perchè ritiene che chi riceve sussidi non vada a lavorare. I numerosi
oppositori del ministro ritengono Bibi Netaniau e la sua politica di tagli e restrizioni
alle classi meno abbienti e le facilitazioni ai grandi capitali e alle fasce più
ricche la causa immediata della situazione molto dura di ampi strati di popolazione
e perfino della poverizzazione del ceto medio.

Oltre la fredda realtà dei numeri ci sono fenomeni preoccupanti in aumento.
Aumenta il numero delle persone che non hanno da mangiare e che si rivolgono
ai centri che distribuiscono cibo gratis, aumentano i bambini che arrivano a scuola
senza aver mangiato e ai quali associazioni di volontari danno panini. Ci sono
pure casi di bambini che non mangiano per portare qualche cosa a casa ai genitori.
Oltre al problema primario del cibo ci sono problemi di abitazione, delle famiglie
o dei singoli sfrattati, che si riparano in case pericolanti o in tende. Per tacere
degli anziani che vivono delle pensioni minime che hanno perso molto del loro
valore d'acquisto. Ancora, gli anziani che non hanno di che pagare le medicine
e non si curano. Negli ospedali vengono abbandonati parenti anziani perchè non
si possono accudire a casa, e così è sempre più difficile trovare posto negli
ospedali.
La situazione economica ha cominciato a precipitare nel 2000 con l'inizio della
seconda Intifada: aumento dei disoccupati, fallimenti di aziende legate al turismo,
poi gli effetti sulla vita degli israeliani che hanno cominciato a non uscire
la sera, lasciando vuoti i cinema, i ristoranti. Le famiglie si sono chiuse in
casa, non comprano più libri, vestiti, scarpe, mobili e tutte le relative imprese
riducono personale o chiudono.
Succede un fatto buffo: prima ancora che si apra la stagione invernale scarpe
e giacconi sono già in offerta speciale e ora sono cominciati i saldi di fine
stagione, quando l'inverno freddo e piovoso è cominciato da poco più di una settimana.
"Gli anni di Piombo", come vengono chiamati gli ultimi 4 in Israele, hanno spento
la voglia di vivere di molti Israeliani. Alcuni sono emigrati in altri paesi, altri
si sono barricati in casa. I giovani ancora escono nei pub e nelle discoteche,
ma la violenza aumenta ed e’ percepibile.

Si vede sulle strade, nelle risse sempre più frequenti, nell'aumento delle violenze
sessuali. "Si può dire che siamo una società violenta", ha commentato un giornalista dei
servizi speciali sulle violenze dei soldati riguardo ai palestinesi che devono
passare i posti di blocco.
Gli obiettori di coscienza, i quali non vogliono prestare servizio nei Territori
Occupati, affermano che l'occupazione è una esperienza sconvolgente per il soldato
e che non importa quali siano le sue idee. Si ritrova a maltrattare i Palestinesi.
Gli obiettori non vogliono che un'esperienza militare che rifiutano profondamente
modifichi la loro vita per sempre.
La situazione dei Palestinesi è anche peggio, perchè l’Autonomia Palestinese
non è riuscita a organizzare alcun servizio a favore della popolazione civile.
Gli Israeliani possono intuire i loro problemi e simpatizzare con i Palestinesi.
Il conflitto ha due grandi sconfitti: le popolazioni d'Israele e Palestina, che
non hanno mezzi per una vita dignitosa. La soluzione giusta della guerra in Palestina
e in Israele sarà quella che darà una vita dignitosa ai bisogni dei due popoli.
Dan Rabà