27/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il conflitto che ha distrutto l'economia palestinese ora piega anche Israele
anziana senza tettoIn questi giorni in Israele viene molto discusso il problema della povertà. Ogni anno L'Ente Nazionale delle Assicurazioni  pubblica un rapporto sulla condizione economica del Paese. Non a caso, trattandosi dell’Ente preposto ai pagamento delle Pensioni e dei Sussidi.
Quest'anno un single è ritenuto povero se non raggiunge 1.736 scekel (302 Euro) di entrata mensile, una famiglia con due bambini è povera se non raggiunge il reddito di 4.443 scekel (774 Euro). Secondo questo parametro un quinto della popolazione in Israele è povera. Il dato si riferisce a tutto il 2003. Significa che un milione e 427 mila persone (su un totale di 6 milioni di abitanti) vivono nella fascia della povertà. Il numero delle famiglie povere e’ salito dal 18.1 per cento al 19.3 per cento.
Il numero delle persone occupate è sceso dello 0.5 per cento e il tasso di disoccupazione è al 10.5 per cento.
Questo si spiega con l'aumento del part-time. Persone che lavoravano a tempo pieno hanno  dovuto ridurre le ore settimanali di lavoro, il fatto sarebbe positivo se fosse una scelta di una persona con un reddito sufficiente ai suoi bisogni, è invece un problema quando rappresenta un taglio ad un reddito basso ed è il risultato di una contrattazione di lavoro che vede restingere le capacità di intere categorie a soddisfare  bisogni primari.
Il ministro del Tesoro ritiene responsabile della situazione "la politica del sussidio". Perchè ritiene che chi riceve sussidi non vada a lavorare. I numerosi oppositori del ministro ritengono Bibi Netaniau e la sua politica di tagli e restrizioni alle classi meno abbienti e le facilitazioni ai grandi capitali e alle fasce più ricche la causa immediata della situazione molto dura di ampi strati di popolazione e perfino della poverizzazione del ceto medio.
senzatetto rovista tra i rifiutiOltre la fredda realtà dei numeri ci sono fenomeni preoccupanti in aumento.
Aumenta il numero delle persone che non hanno da mangiare e che si rivolgono ai centri che distribuiscono cibo gratis, aumentano i bambini che arrivano a scuola senza aver mangiato e ai quali associazioni di volontari danno panini. Ci sono pure casi di bambini che non mangiano per portare qualche cosa a casa ai genitori. Oltre al problema primario del cibo ci sono problemi di abitazione, delle famiglie o dei singoli sfrattati, che si riparano in case pericolanti o in tende. Per tacere degli anziani che vivono delle pensioni minime che hanno perso molto del loro valore d'acquisto. Ancora, gli anziani che non hanno di che pagare le medicine e non si curano. Negli ospedali vengono abbandonati parenti anziani perchè non si possono accudire a casa, e così è sempre più difficile trovare posto negli ospedali.
La situazione economica ha cominciato a precipitare nel 2000 con l'inizio della seconda Intifada: aumento dei disoccupati, fallimenti di aziende legate al turismo, poi gli effetti sulla vita degli israeliani che hanno cominciato a non uscire la sera, lasciando vuoti i cinema, i ristoranti. Le famiglie si sono chiuse in casa, non comprano più libri, vestiti, scarpe, mobili e tutte le relative imprese riducono personale o chiudono.
Succede un fatto buffo: prima ancora che si apra la stagione invernale scarpe e giacconi sono già in offerta speciale e ora sono cominciati i saldi di fine stagione, quando l'inverno freddo e piovoso è cominciato da poco più di una settimana.
"Gli anni di Piombo", come vengono chiamati gli ultimi 4 in Israele, hanno spento la voglia di vivere di molti Israeliani. Alcuni sono emigrati in altri paesi, altri si sono barricati in casa. I giovani ancora escono nei pub e nelle discoteche, ma la violenza aumenta ed e’ percepibile.

palestinese porta l'acqua in un campo profughiSi vede sulle strade, nelle risse sempre più frequenti, nell'aumento delle violenze sessuali. "Si può dire che siamo una società violenta", ha commentato un giornalista dei servizi speciali sulle violenze dei soldati  riguardo ai palestinesi che devono passare i posti di blocco.
Gli obiettori di coscienza, i quali non vogliono prestare servizio nei Territori Occupati, affermano che l'occupazione è una esperienza sconvolgente per il soldato e che non importa quali siano le sue idee. Si ritrova a maltrattare i Palestinesi. Gli obiettori non vogliono che un'esperienza militare che rifiutano profondamente modifichi la loro vita per sempre.
La situazione dei Palestinesi è anche peggio, perchè l’Autonomia Palestinese non è riuscita a organizzare alcun servizio a favore della popolazione civile. Gli Israeliani possono intuire i loro problemi e simpatizzare con i Palestinesi.
 
Il conflitto ha due grandi sconfitti: le popolazioni d'Israele e Palestina, che non hanno mezzi per una vita dignitosa. La soluzione giusta della guerra in Palestina e in Israele sarà quella che darà una vita dignitosa ai bisogni dei due popoli.
 
Dan Rabà
Categoria: Guerra, Risorse
Luogo: Israele - Palestina
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