Scritto per noi da
Adriano Seu

Dopo anni vissuti nell’indifferenza delle istituzioni, per più di un milione
di ecuadoriani, fino a oggi privi di ogni diritto civile e persino dell’identità,
si preannuncia finalmente il tanto atteso riscatto: il 5 aprile, la vicepresidenza
della Repubblica ha annunciato il lancio di una vasta campagna volta al completamento
del Registro Civile. Gli abitanti delle comunità indigene e delle periferiche
zone rurali, in prevalenza bambini e adolescenti, vedranno riconosciuto il loro
diritto a esistere.
Il progetto. Juntos por el Derecho a la Identidad è il nome dell’ambiziosa campagna governativa che, secondo quanto affermato
dal direttore generale del Registro Civile, Ivàn Tapia, “si impegnerà a raggiungere
la totalità degli ecuadoriani non registrati, anche nei piccoli villaggi più lontani
dalle città”. Il governo di Quito conta, nel giro di un anno, di registrare quel
15 per cento della popolazione che, ufficialmente, non è mai esistita, composta
da più di 600 mila minori. Le autorità hanno precisato che si occuperanno del
completamento degli atti di nascita, anche quelli tardivi – la legge nazionale
prevede che la notifica dei dati anagrafici debba essere registrata entro 30 giorni
dalla nascita – e dell’iscrizione nelle liste elettorali di tutti gli individui
di maggiore età. Il successo ottenuto dopo l’attuazione di un progetto pilota
nel cantone di Palanque, dove il 40 per cento dei nuovi iscritti nel Registro
Civile sono bambini, ha definitivamente convinto le autorità ecuadoriane a estendere
il programma nei nove cantoni in cui si concentra la moltitudine dei cosiddetti
“invisibili”.
Intervento congiunto. L’azione dei funzionari statali si concentrerà nelle zone in cui da sempre il
governo è stato assente, a causa dell’isolamento geografico e della mancanza di
adeguate infrastrutture. Sarà volta principalmente a garantire a centinaia di
migliaia di bambini l’accesso a un sistema sanitario di base e il diritto all’istruzione.
Una dozzina di organizzazioni pubbliche e private – tra cui Unicef, Acnur, Conam,
Innfa e Prat – hanno deciso di cooperare al fianco del governo ecuadoriano per
riuscire ad assicurare l’effettiva copertura delle zone interessate dall’intervento,
sia dal punto di vista logistico e umano (tramite la fornitura di infrastrutture
e di personale), che da quello economico e finanziario (il contributo della sola
Innfa sarà di circa due milioni di dollari). Il direttore esecutivo di Conam,
Alexandra Perez, ha voluto sottolineare l’importanza del progetto, ricordando
che “al di là dell’ovvio valore simbolico, il riconoscimento dell’identità è presupposto
fondamentale per l’acquisizione del diritto di cittadinanza, che permette di accedere,
ad esempio, al diritto al voto e ai programmi sociali”.
Situazione disperata. Nella decisione di attuare finalmente il programma su vasta scala hanno pesato
le pressioni esercitate dall’
Instituto de la Ninez y Adolescencia, che già nel 1994 aveva provveduto alla registrazione di circa 300 mila adolescenti
in tutto il Paese. Nella provincia di Esmeraldas, luogo dell’ultimo censimento
effettuato nel 2004 dall’istituto, si contavano 12 mila bambini “invisibili”,
con storie molto diverse tra loro ma accomunati da un unico destino. Storie di
adolescenti che vengono abbandonati dai genitori senza essere prima riconosciuti,
che pagano il disperato analfabetismo che attanaglia le zone extraurbane e la
conseguente totale emarginazione sociale. Ma anche storie di neonati le cui madri,
spesso anch’esse prive di documenti di identità, rinunciano definitivamente alla
regolarizzazione una volta abbandonate dal marito. Per non parlare del traffico
di minori che, ovviamente, prospera in tali circostanze.
Il buon esempio del Brasile. Sul finire del 2003, Luiz Inacio Lula da Silva – allora neo presidente brasiliano
– in accordo con l’Onu, sviluppò un imponente piano d’azione per aiutare oltre
60 milioni di bambini e adolescenti, attraverso programmi per la riduzione del
tasso di mortalità infantile e per l’accesso ai servizi sanitari ed educativi.
Tenendo conto delle dovute proporzioni, le percentuali della crisi brasiliana
erano simili a quelle che attualmente si riferiscono all’Ecuador, che conta su
una popolazione totale di circa 10,5 milioni di abitanti. Il 30 per cento dei
minori brasiliani ufficialmente non esisteva, privo di qualsiasi certificato di
nascita. La campagna governativa è stata orientata non solo a garantirgli il diritto
di cittadinanza, ma anche a sensibilizzare le famiglie riguardo all’importanza
dell’iscrizione nei registri anagrafici.