10/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo si impegnerà a dare un'identità a migliaia di invisibili
Scritto per noi da
Adriano Seu
 
Dopo anni vissuti nell’indifferenza delle istituzioni, per più di un milione di ecuadoriani, fino a oggi privi di ogni diritto civile e persino dell’identità, si preannuncia finalmente il tanto atteso riscatto: il 5 aprile, la vicepresidenza della Repubblica ha annunciato il lancio di una vasta campagna volta al completamento del Registro Civile. Gli abitanti delle comunità indigene e delle periferiche zone rurali, in prevalenza bambini e adolescenti, vedranno riconosciuto il loro diritto a esistere. 
 
Il progetto. Juntos por el Derecho a la Identidad è il nome dell’ambiziosa campagna governativa che, secondo quanto affermato dal direttore generale del Registro Civile, Ivàn Tapia, “si impegnerà a raggiungere la totalità degli ecuadoriani non registrati, anche nei piccoli villaggi più lontani dalle città”. Il governo di Quito conta, nel giro di un anno, di  registrare quel 15 per cento della popolazione che, ufficialmente, non è mai esistita, composta da più di 600 mila minori. Le autorità hanno precisato che si occuperanno del completamento degli atti di nascita, anche quelli tardivi – la legge nazionale prevede che la notifica dei dati anagrafici debba essere registrata entro 30 giorni dalla nascita – e dell’iscrizione nelle liste elettorali di tutti gli individui di maggiore età. Il successo ottenuto dopo l’attuazione di un progetto pilota nel cantone di Palanque, dove il 40 per cento dei nuovi iscritti nel Registro Civile sono bambini, ha definitivamente convinto le autorità ecuadoriane a estendere il programma nei nove cantoni in cui si concentra la moltitudine dei cosiddetti “invisibili”.
 
Intervento congiunto.  L’azione dei funzionari statali si concentrerà nelle zone in cui da sempre il governo è stato assente, a causa dell’isolamento geografico e della mancanza di adeguate infrastrutture. Sarà volta principalmente a garantire a centinaia di migliaia di bambini l’accesso a un sistema sanitario di base e il diritto all’istruzione. Una dozzina di organizzazioni pubbliche e private – tra cui Unicef, Acnur, Conam, Innfa e Prat – hanno deciso di cooperare al fianco del governo ecuadoriano per riuscire ad assicurare l’effettiva copertura delle zone interessate dall’intervento, sia dal punto di vista logistico e umano (tramite la fornitura di infrastrutture e di personale), che da quello economico e finanziario (il contributo della sola Innfa sarà di circa  due milioni di dollari). Il direttore esecutivo di Conam, Alexandra Perez, ha voluto sottolineare l’importanza del progetto, ricordando che “al di là dell’ovvio valore simbolico, il riconoscimento dell’identità è presupposto fondamentale per l’acquisizione del diritto di cittadinanza, che permette di accedere, ad esempio, al diritto al voto e ai programmi sociali”.
 
Situazione disperata. Nella decisione di attuare finalmente il programma su vasta scala hanno pesato le pressioni esercitate dall’Instituto de la Ninez y Adolescencia, che già nel 1994 aveva provveduto alla registrazione di circa 300 mila adolescenti in tutto il Paese. Nella provincia di Esmeraldas, luogo dell’ultimo censimento effettuato nel 2004 dall’istituto, si contavano 12 mila bambini “invisibili”, con storie molto diverse tra loro ma accomunati da un unico destino. Storie di adolescenti che vengono abbandonati dai genitori senza essere prima riconosciuti, che pagano il disperato analfabetismo che attanaglia le zone extraurbane e la conseguente totale emarginazione sociale. Ma anche storie di neonati le cui madri, spesso anch’esse prive di documenti di identità, rinunciano definitivamente alla regolarizzazione una volta abbandonate dal marito. Per non parlare del traffico di minori che, ovviamente, prospera in tali circostanze.
 
Il buon esempio del Brasile. Sul finire del 2003, Luiz Inacio Lula da Silva – allora neo presidente brasiliano – in accordo con l’Onu, sviluppò un imponente piano d’azione per aiutare oltre 60 milioni di bambini e adolescenti, attraverso programmi per la riduzione del tasso di mortalità infantile e per l’accesso ai servizi sanitari ed educativi. Tenendo conto delle dovute proporzioni, le percentuali della crisi brasiliana erano simili a quelle che attualmente si riferiscono all’Ecuador, che conta su una popolazione totale di circa 10,5 milioni di abitanti. Il 30 per cento dei minori brasiliani ufficialmente non esisteva, privo di qualsiasi certificato di nascita. La campagna governativa è stata orientata non solo a garantirgli il diritto di cittadinanza, ma anche a sensibilizzare le famiglie riguardo all’importanza dell’iscrizione nei registri anagrafici.
 
Categoria: Bambini, Diritti, Popoli
Luogo: Ecuador
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