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Fucili d'assalto, equipaggiamento anti-sommossa, armature antiproiettile, blindati, cacciabombardieri. Le aziende belliche britanniche hanno fornito questi 'prodotti' ad almeno una decina di Paesi impegnati in conflitti o responsabili di violazioni dei diritti umani.
Armi a Israele. La notizia proviene direttamente dal sito del Foreign Office britannico, è
stata 'raccolta' dal Caat (Campaign Against the Arms Trade) e pubblicata dal Guardian.
Il quotidiano inglese ha rivelato ieri che le esportazioni sono salite in modo
significativo rispetto allo scorso anno: per citare due esempi, il 25% in più
verso l'Arabia Saudita (35 milioni di euro il valore complessivo), il 100% in
più verso Israele (sempre 35 milioni di euro). Il valore del commercio di armi
verso quest'ultimo Stato è il più alto mai registrato dal 1999. All'Indonesia
gli inglesi hanno venduto 18 milioni di euro in armamenti. Questi tre Paesi sono
solo 11 sui 20 classificati da un rapporto dello stesso ministero degli Esteri
di sua Maestà come 'preoccupanti' in materia di violazioni dei diritti umani.
Paradosso britannico. Secondo il Caat, la Gran Bretagna ha venduto lo scorso anno equipaggiamento
militare a 14 Paesi coinvolti in conflitti armati. La stessa Gran Bretagna ha
lanciato due anni fa una campagna (Arms Trade Treaty) contro la proliferazione di armi convenzionali. Com'è possibile che un governo
impegnato in negoziati internazionali per fermare la vendita di armi in zone di
guerra e verso regimi repressivi alimenti al contempo tale commercio in maniera
così consistente? La legge britannica prevede che "nessun prodotto bellico venga
utilizzato per aggressioni esterne o repressioni interne". Ma Amnesty International
riportava lo scorso anno che in Indonesia l'esercito ha effettuato esecuzioni
sommarie sia a Papua che nella regione di Aceh. E che in Israele è in corso un'occupazione
militare illegittima.
Verba (et scripta) volant. La vendita di armi in Gran Bretagna viene stabilita attraverso una valutazione
caso per caso, non esistono divieti generali, se non quelli relativi a materiale
sottoposto a embargo Onu o Ue. Tale valutazione avviene nel segreto più totale
da parte del Department and Trade Industry britannico. Si chiama 'End use agreement',
ed è una dichiarazione da parte della compagnia circa la destinazione del prodotto.
Ma, essendo riservata e segreta, come si fa a verificare a chi e per quale scopo
viene venduta un'arma o un componente bellico? Chi garantisce che quell'arma non
avrà la destinazione d'uso per la quale è stata richiesta? Risponde a Peacereporter il portavoce della Caat, Mike Lewis: "In alcuni casi vengono richieste assicurazioni,
da parte del governo che le riceverà, che le armi non saranno usate per 'aggressioni esterne
o repressioni interne'. Israele, per esempio, invia una sorta di impegno scritto
col quale garantisce che le armi non saranno usate nei Territori occupati, quando
invece sono numerosi i casi dell'utilizzo di carri armati inglesi e armature anti-proiettile
in quei luoghi. Il governo indonesiano dà invece assicurazioni verbali sul non
utilizzo delle armi inglesi. Aerei 'Hawk' e dispositivi esplosivi fabbricati in
Gran Bretagna sono invece stati usati per l'occupazione militare di Aceh e la
repressione della protesta a Papua Orientale. Ciò dimostra che tali 'assicurazioni'
valgono zero, e che vengono sistematicamente eluse dai governi beneficiari degli
armamenti. E' più che moralmente disonesto dire: forniremo armi a governi coinvolti
in violazioni dei diritti umani, ma a patto che non le usino. Anzi, diciamo pure
che è assurdo".
Luca Galassi