07/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Aumentano le vendite di armi inglesi a Paesi responsabili di violazioni dei diritti umani

Fucili d'assalto, equipaggiamento anti-sommossa, armature antiproiettile, blindati, cacciabombardieri. Le aziende belliche britanniche hanno fornito questi 'prodotti' ad almeno una decina di Paesi impegnati in conflitti o responsabili di violazioni dei diritti umani.

Blindato Scorpion dell'esercito indonesianoArmi a Israele. La notizia proviene direttamente dal sito del Foreign Office britannico, è stata 'raccolta' dal Caat (Campaign Against the Arms Trade) e pubblicata dal Guardian. Il quotidiano inglese ha rivelato ieri che le esportazioni sono salite in modo significativo rispetto allo scorso anno: per citare due esempi, il 25% in più verso l'Arabia Saudita (35 milioni di euro il valore complessivo), il 100% in più verso Israele (sempre 35 milioni di euro). Il valore del commercio di armi verso quest'ultimo Stato è il più alto mai registrato dal 1999. All'Indonesia gli inglesi hanno venduto 18 milioni di euro in armamenti. Questi tre Paesi sono solo 11 sui 20 classificati da un rapporto dello stesso ministero degli Esteri di sua Maestà come 'preoccupanti' in materia di violazioni dei diritti umani.

Cacciabombardiere 'Hawk'Paradosso britannico. Secondo il Caat, la Gran Bretagna ha venduto lo scorso anno equipaggiamento militare a 14 Paesi coinvolti in conflitti armati. La stessa Gran Bretagna ha lanciato due anni fa una campagna (Arms Trade Treaty) contro la proliferazione di armi convenzionali. Com'è possibile che un governo impegnato in negoziati internazionali per fermare la vendita di armi in zone di guerra e verso regimi repressivi alimenti al contempo tale commercio in maniera così consistente? La legge britannica prevede che "nessun prodotto bellico venga utilizzato per aggressioni esterne o repressioni interne". Ma Amnesty International riportava lo scorso anno che in Indonesia l'esercito ha effettuato esecuzioni sommarie sia a Papua che nella regione di Aceh. E che in Israele è in corso un'occupazione militare illegittima.

Elicotteri prodotti dalla Bae SystemsVerba (et scripta) volant. La vendita di armi in Gran Bretagna viene stabilita attraverso una valutazione caso per caso, non esistono divieti generali, se non quelli relativi a materiale sottoposto a embargo Onu o Ue. Tale valutazione avviene nel segreto più totale da parte del Department and Trade Industry britannico. Si chiama 'End use agreement', ed è una dichiarazione da parte della compagnia circa la destinazione del prodotto. Ma, essendo riservata e segreta, come si fa a verificare a chi e per quale scopo viene venduta un'arma o un componente bellico? Chi garantisce che quell'arma non avrà la destinazione d'uso per la quale è stata richiesta? Risponde a Peacereporter il portavoce della Caat, Mike Lewis: "In alcuni casi vengono richieste assicurazioni, da parte del governo che le riceverà, che le armi non saranno usate per 'aggressioni esterne o repressioni interne'. Israele, per esempio, invia una sorta di impegno scritto col quale garantisce che le armi non saranno usate nei Territori occupati, quando invece sono numerosi i casi dell'utilizzo di carri armati inglesi e armature anti-proiettile in quei luoghi. Il governo indonesiano dà invece assicurazioni verbali sul non utilizzo delle armi inglesi. Aerei 'Hawk' e dispositivi esplosivi fabbricati in Gran Bretagna sono invece stati usati per l'occupazione militare di Aceh e la repressione della protesta a Papua Orientale. Ciò dimostra che tali 'assicurazioni' valgono zero, e che vengono sistematicamente eluse dai governi beneficiari degli armamenti. E' più che moralmente disonesto dire: forniremo armi a governi coinvolti in violazioni dei diritti umani, ma a patto che non le usino. Anzi, diciamo pure che è assurdo".

Luca Galassi

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