08/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



E' ancora aperta la corsa alla presidenza delle Repubblica peruviana. Probabile il ballottaggio
scritto per noi da
Huaman Poma de Ayala
 
 
Alberto FujimoriIn Perù, dove il voto è obbligatorio, la prossima domenica si eleggerà un nuovo presidente, 120 deputati e 2 rappresentanti per il parlamento della Comunità andina delle nazioni.
 
Un po' di storia. Dalla fine degli anni Ottanta si registra nel Paese uno sfinimento della classe politica, che si espresse nella vittoria di Alberto Fujimori nel 1990, che azzeccò la sua campagna elettorale attaccando la classe politica tradizionale.
Dopo la caduta del suo regime a causa della corruzione e una breve transizione di otto mesi sotto la guida del presidente del Congresso, arrivò al potere Alejandro Toledo, personaggio relativamente nuovo nella politica nazionale, privo di relazioni con i partiti tradizionali.
 
Piazzamenti provvisori. Da quanto emerge dalle inchieste, a mantenere il primo posto nelle intenzioni di voto dei peruviani resta Ollanta Humala, l’ex comandante dell’Esercito, che usa argomentazioni simili a quelle sfoggiate da Fujimori a suo tempo nell’attaccare la classe politica, aggiungendoci una componente razziale e una ideologica molto chiare. Da una parte persegue una valorizzazione della razza cobriza, maggioritaria e tradizionalmente esclusa nella società, e dall’altra si dice ammiratore di Hugo Chavez e del generale Velasco Alvarado, dittatore peruviano che impose un regime militare di sinistra, appropriandosi dei mezzi di comunicazione e statalizzando molte imprese private.
Al secondo posto, si mantiene l’avvocatessa Lourdes Flores Nano, cristianosociale che, molto spesso pressata dalle proposte dell’avversario Humala, chiede un cambio, ma all’interno del sistema stabilito.
Subito dietro c’è il candidato dello storico partito aprista, l’ex presidente della repubblica Alan Garcia Perez, conosciuto per aver condotto uno dei peggiori governi della storia peruviana.
 
Ollanta HumalaL'anti-sistema. Dagli anni novanta si è impiantato in Perù un modello economico di stampo neoliberale, che ha generato stabilità e crescita dell’economia, ma senza modificare gli indici di povertà e di povertà estrema che coinvolgono rispettivamente il 52 e il 21 percento della gente. Non è strano, quindi, che nell’attuale campagna elettorale succeda come nel periodo Fujimori, vale a dire che trionfi qualcuno che si presenta come candidato nuovo (improvvisato) e anti-sistema.
Sfortunatamente l’alternanza di potere non significa per un peruviano medio miglioramenti significativi negli standard di vita, e questo spiega, assieme all’obbligatorietà del voto (pena una multa molto salata ndR) un atteggiamento giocoso e ironico nei confronti del voto, che molti non prendono appunto sul serio.
 
Lui. A due giorni dalle elezioni, le strategie elettorali sono abbastanza chiare.
Il candidato antisistema si sforza di attenuare le sue dichiarazioni e di presentarsi davanti all’elettorato più come un riformista che come un rivoluzionario. Dei suoi oppositori dice che la Nano è conservatrice, che difende le imprese e che se dovesse vincere non potrebbe mai mantenersi al potere più di un anno, dato che sarebbe buttata fuori dal popolo, stanco di venire ancora una volta escluso a vantaggio dei privilegi di pochi. Di Garcia, invece, ricorda continuamente il disastro che significò per il Perù il suo governo.
 
Flores NanoLei. La Nano, invece, si presenta ogni volta più radicale nelle sue riforme, stando attenta però a non venir vista come una garanzia di inversione. Promette che lotterà contro l'esclusione sociale e la povertà, e di Ollanta dice che il suo governo significherebbe un passo indietro per il Paese, un sostenere idee del passato che hanno già dimostrato di incrementare la povertà e l’esclusione dei peruviani. Lo accusa di non avere un partito, né un’organizzazione che lo sostenga al governo, e di aver dunque tutta l’intenzione di trovare l’appoggio nell’esercito, configurando così una nuova dittatura civico-militare e quindi la fine della democrazia. Su Alan Garcia si limita ad appellarsi alla memoria dell’elettorato.
 
Alan GarciaL'altro. Infine Garcia, politico navigato e molto abile, si presenta come candidato del centro e come l’unica opzione veramente democratica, contro la dittatura militare di Humala e la dittatura imprenditoriale della Nano, candidata – a suo parere – dei ricchi e dei potenti del paese.
 
Cosa accadrà. Secondo i sondaggi sulle intenzioni di voto Ollanta Humala sarebbe il vincitore del primo turno, senza però guadagnare i voti necessari per essere eletto. Quasi sicuro quindi un ballottaggio con il secondo, che a prima vista risulta Flores Nano.Ma se si analizza il profilo di Alan Garcia, non è così scontato. Garcia ha un livello di educazione molto basso e proviene dai ceti poveri. Ha dunque un profilo molto simile a quel 10 percento di votanti indecisi. Quindi è molto probabile che la maggior parte di questi sarà incline a votare lui e non per la Nana, espressione di una classe di universitari di ceto medio alto.
Non resta che una vera e propria lotta per il voto degli indecisi. La Nano, ben cosciente del peso decisivo di questi voti, cerca di accaparrarsi le simpatie dei sostenitori dell’ex presidente Valentin Paniagua, che consisterebbe nel 7 percento dei voti, e il cui profilo si avvicina di più a quello dei suoi sostenitori (per educazione e ceto sociale).

Categoria: Elezioni
Luogo: Perù