E' ancora aperta la corsa alla presidenza delle Repubblica peruviana. Probabile il ballottaggio
scritto per noi da
Huaman Poma de Ayala

In Perù, dove il voto è obbligatorio, la prossima domenica
si eleggerà un nuovo presidente, 120 deputati e 2 rappresentanti per il
parlamento della Comunità andina delle nazioni.
Un po' di storia. Dalla fine degli anni Ottanta si registra nel Paese uno
sfinimento della classe politica, che si espresse nella vittoria di Alberto
Fujimori nel 1990, che azzeccò la sua campagna elettorale attaccando la classe
politica tradizionale.
Dopo la caduta del suo regime a causa della corruzione e
una breve transizione di otto mesi sotto la guida del presidente del Congresso,
arrivò al potere Alejandro Toledo, personaggio relativamente nuovo nella
politica nazionale, privo di relazioni con i partiti tradizionali.
Piazzamenti provvisori. Da quanto emerge dalle inchieste, a mantenere il primo
posto nelle intenzioni di voto dei peruviani resta Ollanta Humala, l’ex
comandante dell’Esercito, che usa argomentazioni simili a quelle sfoggiate da
Fujimori a suo tempo nell’attaccare la classe politica, aggiungendoci una
componente razziale e una ideologica molto chiare. Da una parte persegue una
valorizzazione della razza cobriza, maggioritaria e tradizionalmente
esclusa nella società, e dall’altra si dice ammiratore di Hugo Chavez e del
generale Velasco Alvarado, dittatore peruviano che impose un regime militare di
sinistra, appropriandosi dei mezzi di comunicazione e statalizzando molte
imprese private.
Al secondo posto, si mantiene l’avvocatessa Lourdes
Flores Nano, cristianosociale che, molto spesso pressata dalle proposte
dell’avversario Humala, chiede un cambio, ma all’interno del sistema stabilito.
Subito dietro c’è il candidato dello storico partito aprista,
l’ex presidente della repubblica Alan Garcia Perez, conosciuto per aver
condotto uno dei peggiori governi della storia peruviana.
L'anti-sistema. Dagli anni novanta si è impiantato in Perù
un modello
economico di stampo neoliberale, che ha generato stabilità e
crescita dell’economia, ma senza modificare gli indici di povertà e di
povertà
estrema che coinvolgono rispettivamente il 52 e il 21 percento della
gente. Non
è strano, quindi, che nell’attuale campagna elettorale succeda come nel
periodo Fujimori, vale a dire che trionfi qualcuno che si presenta
come candidato nuovo (improvvisato) e anti-sistema.
Sfortunatamente l’alternanza di potere non significa per
un peruviano medio miglioramenti significativi negli standard di vita, e questo
spiega, assieme all’obbligatorietà del voto (pena una multa molto salata ndR)
un atteggiamento giocoso e ironico nei confronti del voto, che molti non prendono
appunto sul serio.
Lui. A due giorni dalle elezioni, le strategie elettorali sono
abbastanza chiare.
Il candidato antisistema si sforza di attenuare le sue
dichiarazioni e di presentarsi davanti all’elettorato più come un riformista
che come un rivoluzionario. Dei suoi oppositori dice che la Nano è
conservatrice, che difende le imprese e che se dovesse vincere non potrebbe mai
mantenersi al potere più di un anno, dato che sarebbe buttata fuori dal popolo,
stanco di venire ancora una volta escluso a vantaggio dei privilegi di pochi.
Di Garcia, invece, ricorda continuamente il disastro che significò per il Perù
il suo governo.
Lei. La Nano, invece, si presenta ogni volta più radicale
nelle sue riforme, stando attenta però a non venir vista come una garanzia di
inversione. Promette che lotterà contro l'esclusione sociale e la povertà, e di
Ollanta dice che il suo governo significherebbe un passo indietro per il Paese,
un sostenere idee del passato che hanno già dimostrato di incrementare la
povertà e l’esclusione dei peruviani. Lo accusa di non avere un partito, né
un’organizzazione che lo sostenga al governo, e di aver dunque tutta
l’intenzione di trovare l’appoggio nell’esercito, configurando così una
nuova dittatura civico-militare e quindi
la fine della democrazia. Su Alan Garcia si limita ad appellarsi alla memoria
dell’elettorato.
L'altro. Infine Garcia, politico navigato e molto abile, si
presenta come candidato del centro e come l’unica opzione veramente
democratica, contro la dittatura militare di Humala e la dittatura imprenditoriale
della Nano, candidata – a suo parere – dei ricchi e dei potenti del paese.
Cosa accadrà. Secondo i sondaggi sulle intenzioni di voto Ollanta
Humala sarebbe il vincitore del primo turno, senza però guadagnare i voti
necessari per essere eletto. Quasi sicuro quindi un ballottaggio con il
secondo, che a prima vista risulta Flores Nano.Ma se si analizza il profilo di
Alan Garcia, non è così
scontato. Garcia ha un livello di educazione molto basso e proviene dai ceti
poveri. Ha dunque un profilo molto simile a quel 10 percento di votanti
indecisi. Quindi è molto probabile che la maggior parte di questi sarà
incline a votare lui e non per la Nana, espressione di una classe di universitari
di ceto medio alto.
Non resta che una vera e propria lotta per il voto
degli indecisi. La Nano, ben cosciente del peso decisivo di questi
voti, cerca di accaparrarsi le simpatie dei sostenitori dell’ex presidente
Valentin Paniagua, che consisterebbe nel 7 percento dei voti, e il cui profilo
si avvicina di più a quello dei suoi sostenitori (per educazione e ceto
sociale).