Il Primo Ministro palestinese di Hamas, Haniyeh, scrive a un quotidiano britannico
Il 31 marzo scorso, il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un articolo
scritto dal neo Primo Ministro Paestinese, Ismail Haniyeh, che parla della vittoria
di Hamas e dell’unilateralismo israeliano. Un contributo alla comprensione del
punto di vista dell’organizzazione isalamica Hamas, che da quando ha visto le
elezioni palestinesi di metà gennaio si è vista bloccare tutte le vie di sussistenza
diplomatiche ed economiche.
Nel frattempo è di oggi la notizia secondo cui Hamas avrebbe inoltrato, attraverso
mediatori anche egiziani, messaggi ad Israele perché si possano intavolare degli
accordi che conducano a un periodo di “quiete reciproca”. Secondo Haaretz il movimento
islamico sarebbe disposto a dichiarare una hudna -un cessate il fuoco- unilaterale,
a cui Israele dovrebbe rispondere con “misure positive”.
Un’apertura è venuta anche dal Il ministro degli Esteri palestinese Mahmoud al-Zahar,
che in un'intervista al quotidiano britannico Times ha dichiarato che Hamas potrebbe
anche indire un referendum sul riconoscimento di Israele.
Red.
Una pace giusta o nessuna pace
L’unilateralismo israeliano è una ricetta ideale per il conflitto, come il rifiuto
occidentale di riconoscere pari diritti ai palestinesi.
Di Ismail Haniyeh

I politici statunitensi e europei si sono mai vergognati della loro vergognosa
parzialità? Prima e dopo le elezioni hanno sostenuto con insistenza che Hamas
dovesse assolvere a determinate richieste: volevano che riconoscessimo Israele,
rinunciando nel contempo alla nostra lotta e affidandoci alle sole decisioni di
Israele e ai risultati raggiunti dai leader palestinesi nel passato. Invece non
abbiamo sentito rivolgere nemmeno una richiesta ai partiti israeliani che hanno
preso parte alle elezioni, anche se alcuni di essi chiedono la rimozione completa
di tutti i palestinesi dai loro territori. Il partito Kadima di Ehud Olmert, che
ha nel Likud una frangia estremista che ha frustrato ogni tentativo di negoziare
la pace con l’Olp, ha addirittura sostenuto una campagna contraria alle risoluzioni
del consiglio di sicurezza dell’Onu. L’unilateralismo di Kadima è un’aperta violazione
delle leggi internazionali. Nonostante questo nessuno ha osato chiedere spiegazioni
a Olmert, nemmeno il Quartetto -le cui proposte di pace egli ha continuato a rifiutare
come il suo predecessore Ariel Sharon -.

L’unilateralismo di Ehud Olmert è la ricetta ideale per il conflitto. È un piano
per imporre una situazione permanente in cui i palestinesi finiscono per ritrovarsi
in una patria fatta a pezzi e resa inaccessibile dai massicci insediamenti ebraici
costruiti, contravvenendo alle leggi internazionali, su territori sottratti illegalmente
ai palestinesi. In assenza di una tregua da entrambe le parti, nessun piano funzionerà
mai se non ci verranno offerte le seguenti garanzie: il ritiro completo di Israele
dai territori occupati nel 1967, il rilascio di tutti i nostri prigionieri di
guerra, la rimozione di tutti i coloni e tutte le colonie e il riconoscimento
del diritto di tornare in patria per tutti i nostri rifugiati. Su questo concordano
tutti i palestinesi e I partiti palestinesi, incluso il Plo, la cui rinascita
è essenziale per riprendersi il ruolo di portavoce dei palestinesi e della causa
palestinese nel mondo. Il problema non è l’estremismo di questo o quel gruppo
palestinese, ma piuttosto la negazione dei nostri diritti fondamentali da parte
di Israele.

Noi di Hamas vogliamo la pace e vogliamo mettere fine allo spargimento di sangue.
Abbiamo osservato unilateralmente una tregua delle ostilità per più di un anno
senza reciprocità da parte israeliana. Il messaggio di Hamas e delle autorità
palestinesi alle potenze mondiali è questo: prima di chiederci di riconoscere
a Israele “il diritto di esistere” e di rinunciare alla nostra resistenza, impegnatevi
a ottenere il ritiro dai nostri territori e a riconoscere i nostri diritti. È
evidente che non cambierà niente per i palestinesi con il programma di Olmert.
I nostri territori continueranno a essere occupati e la nostra gente continuerà
a essere oppressa dalla forza occupante. Di conseguenza resteremo fedeli alla
nostra lotta per rientrare in possesso della nostra patria e della nostra libertà.
Se il mondo si impegnerà in un processo costruttivo e giusto dove noi e gli israeliani
saremo uguali, i metodi pacifici funzioneranno. Siamo stanchi dell’approccio occidentale
razzista nei confronti del conflitto, dove i palestinesi sono sempre considerati
inferiori. Anche se le vittime siamo noi, continuiamo a offrire la pace, ma solo
se la pace è basata sulla giustizia. Diversamente, se gli israeliani continueranno
a attaccare, uccidere la nostra gente e distruggere le nostre case, a imporre
sanzioni e punizioni collettive, se continueranno a imprigionare i nostri uomini
e le nostre donne per aver esercitato il diritto all’autodifesa, avremo ogni diritto
di reagire con ogni mezzo possibile.
Il partito di Hamas è stato eletto liberamente. Il nostro popolo ci ha dato fiducia
e noi giuriamo di fare del nostro meglio per proteggere i suoi interessi con una
buona politica di governo. Se continueremo a essere boicottati nonostante la
nostra scelta democratica, come ci è già successo con gli Stati Uniti e alcuni
dei loro alleati, noi resisteremo, e i nostri amici hanno promesso solennemente
di aiutarci a colmare il divario di forza tra noi e loro. Abbiamo fiducia nei
popoli del mondo, ricordando quanti di loro si identificano con la nostra lotta.
Questo è un buon momento per la pace, se il mondo la vuole.
Traduzione di Giusy Montemurro