07/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Primo Ministro palestinese di Hamas, Haniyeh, scrive a un quotidiano britannico
Il 31 marzo scorso, il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un articolo scritto dal neo Primo Ministro Paestinese, Ismail Haniyeh, che parla della vittoria di Hamas e dell’unilateralismo israeliano. Un contributo alla comprensione del punto di vista dell’organizzazione isalamica Hamas,  che da quando ha visto le elezioni palestinesi di metà gennaio si è vista bloccare tutte le vie di sussistenza diplomatiche ed economiche.
 
Nel frattempo è di oggi la notizia secondo cui Hamas avrebbe inoltrato, attraverso mediatori anche egiziani, messaggi ad Israele perché si possano intavolare degli accordi che conducano a un periodo di “quiete reciproca”. Secondo Haaretz il movimento islamico sarebbe disposto a dichiarare una hudna -un cessate il fuoco- unilaterale, a cui Israele dovrebbe rispondere con “misure positive”.
Un’apertura è venuta anche dal Il ministro degli Esteri palestinese Mahmoud al-Zahar, che in un'intervista al quotidiano britannico Times ha dichiarato che Hamas potrebbe anche indire un referendum sul riconoscimento di Israele.  
Red.
 
Una pace giusta o nessuna pace
L’unilateralismo israeliano è una ricetta ideale per il conflitto, come il rifiuto occidentale di riconoscere pari diritti ai palestinesi. 
Di Ismail Haniyeh
 
I politici statunitensi e europei si sono mai vergognati della loro vergognosa parzialità? Prima e dopo le elezioni hanno sostenuto con insistenza che Hamas dovesse assolvere a determinate richieste: volevano che riconoscessimo Israele, rinunciando nel contempo alla nostra lotta e affidandoci alle sole decisioni di Israele e ai risultati raggiunti dai leader palestinesi nel passato. Invece non abbiamo sentito rivolgere nemmeno una richiesta ai partiti israeliani che hanno preso parte alle elezioni, anche se alcuni di essi chiedono la rimozione completa di tutti i palestinesi dai loro territori. Il partito Kadima di Ehud Olmert, che ha nel Likud una frangia estremista che ha frustrato ogni tentativo di negoziare la pace con l’Olp, ha addirittura sostenuto una campagna contraria alle risoluzioni del consiglio di sicurezza dell’Onu. L’unilateralismo di Kadima è un’aperta violazione delle leggi internazionali. Nonostante questo nessuno ha osato chiedere spiegazioni a Olmert, nemmeno il Quartetto -le cui proposte di pace egli ha continuato a rifiutare come il suo predecessore Ariel Sharon -.
 
L’unilateralismo di Ehud Olmert è la ricetta ideale per il conflitto. È un piano per imporre una situazione permanente in cui i palestinesi finiscono per ritrovarsi in una patria fatta a pezzi e resa inaccessibile dai massicci insediamenti ebraici costruiti, contravvenendo alle leggi internazionali, su territori sottratti illegalmente ai palestinesi. In assenza di una tregua da entrambe le parti, nessun piano funzionerà mai se non ci verranno offerte le seguenti garanzie: il ritiro completo di Israele dai territori occupati nel 1967, il rilascio di tutti i nostri prigionieri di guerra, la rimozione di tutti i coloni e tutte le colonie e il riconoscimento del diritto di tornare in patria per tutti i nostri rifugiati. Su questo concordano tutti i palestinesi e I partiti palestinesi, incluso il Plo, la cui rinascita è essenziale per riprendersi il ruolo di portavoce dei palestinesi e della causa palestinese nel mondo. Il problema non è l’estremismo di questo o quel gruppo palestinese, ma piuttosto la negazione dei nostri diritti fondamentali da parte di Israele.
 
Noi di Hamas vogliamo la pace e vogliamo mettere fine allo spargimento di sangue. Abbiamo osservato unilateralmente una tregua delle ostilità per più di un anno senza reciprocità da parte israeliana. Il messaggio di Hamas e delle autorità palestinesi alle potenze mondiali è questo: prima di chiederci di riconoscere a Israele “il diritto di esistere” e di rinunciare alla nostra resistenza, impegnatevi a ottenere il ritiro dai nostri territori e a riconoscere i nostri diritti. È evidente che non cambierà niente per i palestinesi con il programma di Olmert. I nostri territori continueranno a essere occupati e la nostra gente continuerà a essere oppressa dalla forza occupante. Di conseguenza resteremo fedeli alla nostra lotta per rientrare in possesso della nostra patria e della nostra libertà. Se il mondo si impegnerà in un processo costruttivo e giusto dove noi e gli israeliani saremo uguali, i metodi pacifici funzioneranno. Siamo stanchi dell’approccio occidentale razzista nei confronti del conflitto, dove i palestinesi sono sempre considerati inferiori. Anche se le vittime siamo noi, continuiamo a offrire la pace, ma solo se la pace è basata sulla giustizia. Diversamente, se gli israeliani continueranno a attaccare, uccidere la nostra gente e distruggere le nostre case, a imporre sanzioni e punizioni collettive, se continueranno a imprigionare i nostri uomini e le nostre donne per aver esercitato il diritto all’autodifesa, avremo ogni diritto di reagire con ogni mezzo possibile.
 
Il partito di Hamas è stato eletto liberamente. Il nostro popolo ci ha dato fiducia e noi giuriamo di fare del nostro meglio per proteggere i suoi interessi con una buona politica di governo. Se continueremo a essere  boicottati nonostante la nostra scelta democratica,  come ci è già successo con gli Stati Uniti e alcuni dei loro alleati, noi resisteremo, e i nostri amici hanno promesso solennemente di aiutarci a colmare il divario di forza tra noi e loro. Abbiamo fiducia nei popoli del mondo, ricordando quanti di loro si identificano con la nostra lotta. Questo è un buon momento per la pace, se il mondo la vuole.
 
Traduzione di Giusy Montemurro 
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Israele - Palestina
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