07/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Inaugurato un anno fa il servizio autobus fra il Kashmir indiano e quello pachistano
A un anno dalla sua inaugurazione, il servizio autobus fra il Kashmir indiano e quello pachistano ha trasportato meno di mille persone, ma resta comunque un simbolo di pace e di speranza per popolazioni divise da sessant’anni di tensioni. Secondo le stime ufficiali, dal 7 aprile scorso, quando il primo bus attraversò la Linea di controllo (Loc), la frontiera ultra-militarizzata che divide in due questa piccola regione himalayana, su 5240 richiedenti il permesso di viaggio nella parte indiana, solo 311 lo hanno ottenuto, mentre in quella pachistana sono partiti in 505. Pochi fortunati che hanno potuto così riabbracciare i parenti che non vedevano dal 1947, anno in cui il Kashmir fu diviso e in cui nacquero l’India e il Pakistan di oggi.
  Il bus
Delusione. “Il lancio del servizio è stato una grande presa in giro”, ha detto all’Afp Mohammed Din, un anziano signore di 71 anni che abita a Uri, cittadina del Kashmir indiano vicina alla Loc. Sono già passati sei mesi, infatti, da quando ha fatto domanda per andare in Pakistan a trovare il figlio. Anche Mussadar Budoo, 21 anni, non vede l’ora di fare questo viaggio lungo quattro ore dalla capitale estiva del Kashmir indiano, Srinagar, a quella del Kashmir pachistano, Muzaffarabad, attraverso montagne innevate e il ghiacciato fiume Sutlej. Lui il permesso l’ha chiesto ormai un anno fa. In questo periodo, del resto, la macchina burocratica è stata rallentata dai disaccordi tra le autorità indiane e pachistane sul tipo di documenti che i passeggeri dovevano presentare. L’India in un primo momento aveva preteso passaporti al posto di semplici carte di identità, per evitare facili infiltrazioni dei ribelli islamici nel suo territorio.
 
La guerra. Dal 1989 è in corso nel Kashmir indiano un’insurrezione separatista di militanti musulmani, in gran parte provenienti e sostenuti dal Pakistan. Per combatterli, Nuova Delhi ha inviato circa 40mila soldati, che quasi ogni giorno si scontrano con i ribelli e si macchiano di gravi violazioni dei diritti umani. Ai frequenti attentati compiuti dai guerriglieri, si aggiungono così imboscate, retate, esecuzioni sommarie dell’esercito. I morti, tra i quali anche molti civili innocenti, sono decine alla settimana, in uno stillicidio che ricorda molto – per frequenza di vittime – le guerre mediorientali di Afghanistan e Iraq.
 
Un segno di speranza. Secondo gli analisti, tuttavia, il servizio di autobus è un segno che i negoziati fra Nuova Delhi e Islamabad stanno andando avanti. “Il bus magari non trasporta abbastanza passeggeri, ma di certo trasporta la speranza che India e Pakistan continueranno il processo di pace”, ha dichiarato sempre all’Afp Muslim Jan, professore di comunicazioni di massa alla Kashmir University. Le due potenze nucleari hanno cominciato a dialogare nell’aprile 2003, quando l’ex primo ministro indiano Atal Mehari Vajpayee ha offerto “una mano di amicizia” al Pakistan. Si è evitata così una quarta guerra fra i due Paesi, dopo che i militanti islamici avevano attaccato il parlamento indiano nel 2001. Nuova Delhi aveva accusato Islamabad di aver appoggiato i terroristi, rompendo ogni legame diplomatico e commerciale  con il Pakistan. Poi, nel novembre 2003, il primo vero segno di distensione, con la proclamazione del cessate il fuoco bilaterale lungo la Loc e l’avvio di trattative che continuano tuttora.
 
Il terremoto. Per due mesi, inoltre, la linea autobus è rimasta interrotta a causa del terremoto che ha colpito il Pakistan nord-occidentale e il Kashmir l’8 ottobre scorso. Si è lavorato molto per ripulire le strade e ricostruire i ponti crollati per il fortissimo sisma, che ha causato almeno 73mila morti in Pakistan e 1400 nel Kashmir indiano. A dicembre le corse sono riprese e l’ultimo autobus è partito, tra mille difficoltà, il 30 marzo scorso, ma con solo 4 persone a bordo.
 

Francesca Lancini

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