Inaugurato un anno fa il servizio autobus fra il Kashmir indiano e quello pachistano
A un anno dalla sua
inaugurazione, il servizio autobus fra il Kashmir indiano e quello pachistano
ha trasportato meno di mille persone, ma resta comunque un simbolo di pace e di
speranza per popolazioni divise da sessant’anni di tensioni. Secondo le stime
ufficiali, dal 7 aprile scorso, quando il primo bus attraversò la Linea di
controllo (Loc), la frontiera ultra-militarizzata che divide in due questa
piccola regione himalayana, su 5240 richiedenti il permesso di viaggio nella
parte indiana, solo 311 lo hanno ottenuto, mentre in quella pachistana sono
partiti in 505. Pochi fortunati che hanno potuto così riabbracciare i parenti
che non vedevano dal 1947, anno in cui il Kashmir fu diviso e in cui nacquero
l’India e il Pakistan di oggi.

Delusione. “Il lancio del servizio è stato una grande presa in giro”, ha
detto all’Afp Mohammed Din, un anziano signore di 71 anni che abita a Uri,
cittadina del Kashmir indiano vicina alla Loc. Sono già passati sei mesi,
infatti, da quando ha fatto domanda per andare in Pakistan a trovare il figlio.
Anche Mussadar Budoo, 21 anni, non vede l’ora di fare questo viaggio lungo
quattro ore dalla capitale estiva del Kashmir indiano, Srinagar, a quella del
Kashmir pachistano, Muzaffarabad, attraverso montagne innevate e il ghiacciato
fiume
Sutlej. Lui il permesso l’ha chiesto ormai un anno fa. In questo periodo, del
resto, la macchina burocratica è stata rallentata dai disaccordi tra le
autorità indiane e pachistane sul tipo di documenti che i passeggeri dovevano
presentare.
L’India in un primo momento aveva preteso passaporti al posto di semplici carte
di identità, per evitare facili infiltrazioni dei ribelli islamici nel suo
territorio.
La guerra. Dal 1989 è in corso nel Kashmir indiano un’insurrezione
separatista di militanti musulmani, in gran parte provenienti e sostenuti dal
Pakistan. Per combatterli, Nuova Delhi ha inviato circa 40mila soldati, che
quasi ogni giorno si scontrano con i ribelli e si macchiano di gravi violazioni
dei diritti umani. Ai frequenti attentati compiuti dai guerriglieri, si
aggiungono così imboscate, retate, esecuzioni sommarie dell’esercito. I morti,
tra i quali anche molti civili innocenti, sono decine alla settimana, in uno
stillicidio che ricorda molto – per frequenza di vittime – le guerre mediorientali
di Afghanistan e Iraq.
Un segno di speranza. Secondo gli analisti, tuttavia, il servizio
di autobus è un segno che i negoziati fra Nuova Delhi e Islamabad stanno
andando avanti. “Il bus magari non trasporta abbastanza passeggeri, ma di certo
trasporta la speranza che India e Pakistan continueranno il processo di pace”,
ha dichiarato sempre all’Afp Muslim Jan, professore di comunicazioni di massa
alla Kashmir University. Le due potenze nucleari hanno cominciato a dialogare
nell’aprile 2003, quando l’ex primo ministro indiano Atal Mehari Vajpayee ha
offerto “una mano di amicizia” al Pakistan. Si è evitata così una quarta guerra
fra i due Paesi, dopo che i militanti islamici avevano attaccato il parlamento
indiano nel 2001. Nuova Delhi aveva accusato Islamabad di aver appoggiato i
terroristi, rompendo ogni legame diplomatico e commerciale con il Pakistan. Poi, nel novembre 2003, il
primo vero segno di distensione, con la proclamazione del cessate il fuoco
bilaterale lungo la Loc e l’avvio di trattative che continuano tuttora.
Il terremoto. Per due mesi, inoltre, la linea autobus è
rimasta interrotta a causa del terremoto che ha colpito il Pakistan
nord-occidentale e il Kashmir l’8 ottobre scorso. Si è lavorato molto per
ripulire le strade e ricostruire i ponti crollati per il fortissimo sisma, che
ha causato almeno 73mila morti in Pakistan e 1400 nel Kashmir indiano. A
dicembre le corse sono riprese e l’ultimo autobus è partito, tra mille
difficoltà, il 30 marzo scorso, ma con solo 4 persone a bordo.