Finiscono i fondi per la ricostruzione: strutture sanitarie e rete elettrica a rischio
Il 2006 sarà un anno di scadenze per molte delle compagnie
private che hanno vinto gli appalti del Pentagono per la ricostruzione
dell’Iraq. Uno dei principali contratti in scadenza è quello della Parsons Inc.
una compagnia statunitense incaricata, nel 2002, della ricostruzione di 142
centri medici nel Paese.

Fine dei fondi. A inizio aprile gli
ingegneri dell’esercito Usa hanno comunicato che i lavori procedono a rilento,
dopo due anni e duecento milioni di dollari spesi, la maggior parte delle
cliniche è restaurata solo per tre quarti e almeno una ventina non verranno
completate. Inizialmente l’appalto vinto dal gruppo Parsons Inc. era ambizioso:
costruire nel paese un sistema sanitario moderno, efficace e soprattutto per
tutti. Ma le condizioni precarie della sicurezza e le complicazioni logistiche
hanno fatto schizzare alle stelle i costi dell’operazione che ora rischia di
essere abbandonata incompiuta, a meno che non intervengano altri finanziamenti
da parte dall’esercito o di privati. La valutazione degli ingegneri
dell’esercito, con quell’86 percento di consegne mancate, ha colpito molto
sfavorevolmente gli operatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Non
va bene, è un dato sconvolgente –ha dichiarato l’operatrice Oms Naeema Al
Gasseer – questo sarà uno schiaffo alle aspettative e alla fiducia della
gente”. Stuart Bowen, consulente della Coalizione per la ricostruzione, ha
ammesso di essere preoccupato di finire i fondi necessari al completamento di
diversi progetti: si tratta di opere di ricostruzione in settori vitali, come
quello della produzione elettrica, degli acquedotti e delle fogne, della sanità
e della giustizia. Un progetto di ricostruzione gigantesco –il più ambizioso
intrapreso dagli Usa dopo la seconda guerra mondiale – che rischia di fallire
per colpa della mancanza di sicurezza, e minaccia di lasciare milioni di
iracheni senza diversi servizi essenziali. Il dipartimento guidato da Bowen a
gennaio ha stimato che le varie agenzie di contractors saranno in grado di
completare 49 progetti sanitari su 136 programmati, e 300 istallazioni
elettriche sulle 425 preventivate: stime che significano crisi sanitaria per i
civili iracheni e mancanza di elettricità per tutti. I costi per la
realizzazione delle infrastrutture sono lievitati perché gli attacchi della
guerriglia hanno costretto le compagnie private ad assoldare delle milizie
armate e subappaltare i lavori alla manodopera locale. Inoltre gli stipendi dei
contractors sono stati aumentati per compensare i rischi, finendo con
l’assorbire quasi il 50 percento del budget.
Aiuti ambigui. Il quotidiano britannico The
Independent ha rivelato che la Gran Bretagna e altre nazioni occidentali stanno
truccando le statistiche economiche per apparire più generose nei confronti dei
paesi in via di sviluppo, e in particolare dell’Iraq. La scoperta traspare
dalle statistiche pubblicate dall’Organizzazione per la Cooperazione Economica
e lo Sviluppo dell’Unione Europea e un report di denuncia è stato diffuso da
diverse organizzazioni come Oxfam e ActionAid. Gran Bretagna, Francia, Germania
e Italia sono accusate di aver prima ridotto il debito dell’Iraq, e poi di aver
gonfiato, con quella voce di mancata spesa per Baghdad, le statistiche delle
donazioni per lo sviluppo del Paese. Questi paesi non stanno violando la
legislazione internazionale, si specifica nel report, ma stanno disorientando
il pubblico. Le cifre dunque, si possono “aggiustare” per apparire coerenti con
le promesse fatte, ma farlo in un campo come quello della ricostruzione di un
paese ingiustamente devastato, è una dimostrazione di cinismo oltre che di
inefficienza.