07/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Finiscono i fondi per la ricostruzione: strutture sanitarie e rete elettrica a rischio
Il 2006 sarà un anno di scadenze per molte delle compagnie private che hanno vinto gli appalti del Pentagono per la ricostruzione dell’Iraq. Uno dei principali contratti in scadenza è quello della Parsons Inc. una compagnia statunitense incaricata, nel 2002, della ricostruzione di 142 centri medici nel Paese.
  Una clinica restaurata a Bassora
Fine dei fondi. A inizio aprile gli ingegneri dell’esercito Usa hanno comunicato che i lavori procedono a rilento, dopo due anni e duecento milioni di dollari spesi, la maggior parte delle cliniche è restaurata solo per tre quarti e almeno una ventina non verranno completate. Inizialmente l’appalto vinto dal gruppo Parsons Inc. era ambizioso: costruire nel paese un sistema sanitario moderno, efficace e soprattutto per tutti. Ma le condizioni precarie della sicurezza e le complicazioni logistiche hanno fatto schizzare alle stelle i costi dell’operazione che ora rischia di essere abbandonata incompiuta, a meno che non intervengano altri finanziamenti da parte dall’esercito o di privati. La valutazione degli ingegneri dell’esercito, con quell’86 percento di consegne mancate, ha colpito molto sfavorevolmente gli operatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “Non va bene, è un dato sconvolgente –ha dichiarato l’operatrice Oms Naeema Al Gasseer – questo sarà uno schiaffo alle aspettative e alla fiducia della gente”. Stuart Bowen, consulente della Coalizione per la ricostruzione, ha ammesso di essere preoccupato di finire i fondi necessari al completamento di diversi progetti: si tratta di opere di ricostruzione in settori vitali, come quello della produzione elettrica, degli acquedotti e delle fogne, della sanità e della giustizia. Un progetto di ricostruzione gigantesco –il più ambizioso intrapreso dagli Usa dopo la seconda guerra mondiale – che rischia di fallire per colpa della mancanza di sicurezza, e minaccia di lasciare milioni di iracheni senza diversi servizi essenziali. Il dipartimento guidato da Bowen a gennaio ha stimato che le varie agenzie di contractors saranno in grado di completare 49 progetti sanitari su 136 programmati, e 300 istallazioni elettriche sulle 425 preventivate: stime che significano crisi sanitaria per i civili iracheni e mancanza di elettricità per tutti. I costi per la realizzazione delle infrastrutture sono lievitati perché gli attacchi della guerriglia hanno costretto le compagnie private ad assoldare delle milizie armate e subappaltare i lavori alla manodopera locale. Inoltre gli stipendi dei contractors sono stati aumentati per compensare i rischi, finendo con l’assorbire quasi il 50 percento del budget.
 
Aiuti ambigui. Il quotidiano britannico The Independent ha rivelato che la Gran Bretagna e altre nazioni occidentali stanno truccando le statistiche economiche per apparire più generose nei confronti dei paesi in via di sviluppo, e in particolare dell’Iraq. La scoperta traspare dalle statistiche pubblicate dall’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo dell’Unione Europea e un report di denuncia è stato diffuso da diverse organizzazioni come Oxfam e ActionAid. Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia sono accusate di aver prima ridotto il debito dell’Iraq, e poi di aver gonfiato, con quella voce di mancata spesa per Baghdad, le statistiche delle donazioni per lo sviluppo del Paese. Questi paesi non stanno violando la legislazione internazionale, si specifica nel report, ma stanno disorientando il pubblico. Le cifre dunque, si possono “aggiustare” per apparire coerenti con le promesse fatte, ma farlo in un campo come quello della ricostruzione di un paese ingiustamente devastato, è una dimostrazione di cinismo oltre che di inefficienza.
 

Naoki Tomasini

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità