06/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



I ribelli del Mfdc tornano in azione. Ma in Guinea Bissau
Ci risiamo: dopo aver combattuto per più di 20 anni contro il governo senegalese, e nonostante la firma del trattato di pace, i ribelli del Casamance sconfinano in Guinea-Bissau. E rischiano di aprire un altro fronte di guerra in uno dei Paesi più instabili di tutta l’Africa.
 
Dissidenti. Nominalmente la guerra nel Casamance, regione del Senegal meridionale separata dal resto del Paese dal Gambia, è terminata con gli accordi di pace del 2004. Il conflitto nella zona è sempre stato a bassa intensità, avendo provocato meno di 4 mila vittime in 24 anni. Ma alcuni gruppi dissidenti del Mouvement des forces démocratiques de Casamance  non hanno accettato di deporre le armi. Tra questi, gli uomini di Salif Sadio, trinceratisi dalla metà di marzo presso Sao-Domingos, nella parte settentrionale della Guinea-Bissau, per sfuggire agli attacchi dell’esercito senegalese. I ribelli hanno inoltre minato le strade d’accesso alle loro basi, di fatto impedendo alle Forze Armate della Guinea-Bissau di attaccarli. Risultato, due offensive dell’esercito locale sono fallite sotto i colpi degli ordigni, che hanno provocato almeno 60 morti tra i soldati, oltre a decine di feriti.
 
Terra bruciata. A soffrire ancora di più è la popolazione civile, visto che almeno 5 mila persone sarebbero fuggite dal teatro dei combattimenti: una parte avrebbe sconfinato, rifugiandosi a Ziguinchor, capoluogo del Casamance, mentre più della metà sarebbe rimasta in Guinea-Bissau, vittima delle angherie dell’esercito, che secondo alcuni rifugiati starebbe bruciando indiscriminatamente i villaggi, accusando i locali di collaborazionismo. Una tattica che finora non ha dato frutti, visto che l’esercito non riesce a stanare i ribelli. Sia a Dakar che a Bissau si è intenzionati a farla finita con il gruppo di Sadio, che godrebbe di appoggi in Guinea-Bissau anche sul piano politico.
 
Soldati della Guinea BissauBufera politica. Ad inizio settimana le autorità hanno arrestato Marcelino Simoes Lopes Cabral, ex-ministro degli interni, con l’accusa di essere in contatto con i ribelli e di averne favorito lo sconfinamento in Guinea-Bissau. Cabral paga così il fatto di essere stato un fedele alleato di Ansumane Mane, il generale che nel 1989 ordì un colpo di stato contro l’allora presidente Joao Bernardo Vieira, rovesciandolo dopo due anni di guerra civile. Mane è sospettato infatti di aver sostenuto attivamente, tramite la vendita di armi, la ribellione di Sadio, uno dei leader storici della ribellione in Casamance. L’arresto di Cabral ha però scatenato una serie di polemiche: il Capo di Stato Maggiore Batista Tagm Na Wai ha chiesto la revoca dell’immunità per tutti i parlamentari sospettati di collusione con i ribelli, mentre una parte degli oppositori del presidente Vieira (tornato al potere l’anno scorso, con la vittoria alle presidenziali) vede questi provvedimenti come un’indebita ingerenza negli affari interni del Senegal.
 
L'agricoltura costituisce il 70 percento del Pil della Guinea-BissauProblemi e povertà. L’arrivo dei ribelli è una brutta tegola per l’instabile Guinea-Bissau, che nella sua breve storia ha già vissuto una guerra civile e una lunga serie di colpi di stato, tre dei quali riusciti (l’ultimo nel 2004). Tanto per capire come i problemi del Paese siano pressanti, senza doversi accollare anche quelli degli altri. La Guinea-Bissau è infatti uno degli stati più poveri della regione, le cui esportazioni sono costituite per il 90 percento dalla noce di acagiù, e per un ulteriore 5 percento da altri prodotti agricoli. Se la manna petrolifera che ha beneficiato negli ultimi anni i Paesi dell’Africa occidentale non arriverà anche a Bissau, l’ex-colonia portoghese rischia di rimanere al palo ancora a lungo.

Matteo Fagotto

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