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Dissidenti.
Nominalmente
la guerra nel Casamance, regione del Senegal meridionale separata dal resto del
Paese dal Gambia, è terminata con gli
accordi di pace del 2004. Il conflitto nella zona è sempre stato a bassa
intensità, avendo provocato meno di 4 mila vittime in 24 anni. Ma alcuni gruppi
dissidenti del Mouvement des forces
démocratiques de Casamance non hanno
accettato di deporre le armi. Tra questi, gli uomini di Salif Sadio,
trinceratisi dalla metà di marzo presso Sao-Domingos, nella parte
settentrionale della Guinea-Bissau, per sfuggire agli attacchi dell’esercito
senegalese. I ribelli hanno inoltre minato le strade d’accesso alle loro basi,
di fatto impedendo alle Forze Armate della Guinea-Bissau di attaccarli.
Risultato, due offensive dell’esercito locale sono fallite sotto i colpi degli
ordigni, che hanno provocato almeno 60 morti tra i soldati, oltre a decine di
feriti.
Bufera
politica. Ad inizio settimana le autorità hanno arrestato Marcelino Simoes
Lopes Cabral, ex-ministro degli interni, con l’accusa di essere in contatto con
i ribelli e di averne favorito lo sconfinamento in Guinea-Bissau. Cabral paga
così il fatto di essere stato un fedele alleato di Ansumane Mane, il generale
che nel 1989 ordì un colpo di stato contro l’allora presidente Joao Bernardo
Vieira, rovesciandolo dopo due anni di guerra civile. Mane è sospettato infatti
di aver sostenuto attivamente, tramite la vendita di armi, la ribellione di
Sadio, uno dei leader storici della ribellione in Casamance. L’arresto di
Cabral ha però scatenato una serie di polemiche: il Capo di Stato Maggiore
Batista Tagm Na Wai ha chiesto la revoca dell’immunità per tutti i parlamentari
sospettati di collusione con i ribelli, mentre una parte degli oppositori del
presidente
Vieira (tornato al potere l’anno scorso, con la vittoria alle presidenziali)
vede questi provvedimenti come un’indebita ingerenza negli affari interni del
Senegal.
Problemi e povertà. L’arrivo dei ribelli è una brutta tegola per l’instabile Guinea-Bissau,
che nella sua breve storia ha già vissuto una guerra civile e una lunga serie
di colpi di stato, tre dei quali riusciti (l’ultimo nel 2004). Tanto per capire
come i problemi del Paese siano pressanti, senza doversi accollare anche quelli
degli altri. La Guinea-Bissau è infatti uno degli stati più poveri della
regione, le cui esportazioni sono costituite per il 90 percento dalla noce di
acagiù, e per un ulteriore 5 percento da altri prodotti agricoli. Se la manna
petrolifera che ha beneficiato negli ultimi anni i Paesi dell’Africa
occidentale non arriverà anche a Bissau, l’ex-colonia portoghese rischia di
rimanere al palo ancora a lungo.
Matteo Fagotto