10/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Anche nei paesi ricchi l'accesso alle cure sanitarie è differenziato
Scritto per noi da
Simona Calmi
 
Quando si parla di difficile accesso alle cure sanitarie vengono subito in mente i paesi poveri. In realtà, però, il problema esiste (pur in termini differenti) anche in Europa e negli Stati Uniti, come dimostra uno studio canadese appena pubblicato.

Ragazzi si riposano a New York. Foto di Alessandro UrsicSolo pochi dallo specialista. La maggior parte delle nazioni occidentali garantisce ai propri cittadini un'assistenza sanitaria gratuita o a basso costo. Non sorprende, dunque, che la frequenza delle visite effettuate dai medici di famiglia ai pazienti a minor reddito risulti uguale, e talvolta persino più frequente, di quanto non avvenga per quelli più ricchi. Le cose cambiano, tuttavia, quando si considerano le visite specialistiche: in questo caso, infatti, la percentuale di pazienti economicamente svantaggiati cala in maniera drastica e la caduta sembra essere collegata al reddito. Il risultato è emerso da uno studio canadese finanziato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), il cui obiettivo era proprio quello di verificare l'equità dell'accesso alle cure nei paesi membri, dove per equità si intende un'assistenza disponibile in base alle necessità e non alla volontà o alla possibilità di pagarla.
 
Un senzatetto dorme su una panchina di Nashville. Foto di Alessandro UrsicSanità per ricchi. Dai dati raccolti dai ricercatori in 21 nazioni Ocse relativi all'anno 2000, sembra invece che il reddito sia un fattore determinante. Tra i pazienti che si erano recati da un medico nell'anno precedente, la percentuale di quelli visitati da un medico generico era stabile intorno al 70-80 percento in tutti i paesi, a eccezione della Grecia. La percentuale di quanti avevano consultato uno specialista, invece, mostrava notevoli variazioni: dal 20 per cento dell'Irlanda, il valore minimo, al massimo della Francia (il 60 per cento). L'Italia era a metà strada, con il 40 percento circa. "In tutte le nazioni analizzate, a seconda della necessità, le persone a maggior reddito cercano con maggiore probabilità cure specialistiche di quanto non accada per chi guadagna meno" commentano gli autori dello studio. "Questo dato è particolarmente chiaro nei paesi che offrono la possibilità di 'andare privatamente', come la Finlandia, il Portogallo, l'Irlanda, l'Italia e la Spagna, ma rimane valida anche negli stati in cui non c'è questa possibilità, come la Danimarca, la Svezia e la Norvegia".
 
Il ponte di Brooklyn. Foto di Alessandro UrsicStati Uniti e Messico i peggiori. Lo squilibrio a favore delle classi più avvantaggiate risulta dunque maggiore nei paesi in cui le assicurazioni integrative o il pagamento privato giocano un ruolo nell'accesso ai servizi specialistici, con l'unica eccezione della Gran Bretagna, che permette l'assistenza privata e che a sorpresa mostra un andamento in netto contrasto con quello degli altri stati (segno, questo, che altri fattori ancora da chiarire influenzano le scelte dei pazienti). Non sorprende, invece, il risultato dell'indagine negli Stati Uniti e in Messico, gli unici paesi (tra quelli considerati) che non offrono una copertura sanitaria nazionale ai propri cittadini: in questo caso, infatti, i ricercatori hanno registrato sia il minor numero di visite effettuate sia la maggior disparità legata al reddito. Sebbene, dunque, i risultati dello studio non consentano una conclusione definitiva sull'argomento e aprano la porta a ulteriori approfondimenti, gli autori mettono in guardia da ogni illusione sul fatto che le assicurazioni private possano migliorare l'assistenza per tutti e non solo per chi ha la possibilità di pagarle.
 
Categoria: Salute
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