Scritto per noi da
Simona Calmi
Quando si parla di difficile accesso alle cure sanitarie vengono subito
in mente i paesi poveri. In realtà, però, il problema
esiste (pur in termini differenti) anche in Europa e negli Stati Uniti,
come dimostra uno studio canadese appena pubblicato.
Solo pochi dallo specialista. La maggior parte delle nazioni occidentali garantisce ai propri
cittadini un'assistenza sanitaria gratuita o a basso costo. Non
sorprende, dunque, che la frequenza delle visite effettuate dai medici
di famiglia ai pazienti a minor reddito risulti uguale, e
talvolta persino più frequente, di quanto non avvenga per quelli più ricchi.
Le cose cambiano, tuttavia, quando si considerano le visite
specialistiche: in questo caso, infatti, la percentuale di pazienti
economicamente svantaggiati cala in maniera drastica e la caduta sembra essere
collegata al reddito.
Il risultato è emerso da uno studio canadese finanziato dall'Organizzazione per
la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), il cui
obiettivo era proprio quello di verificare l'equità dell'accesso alle
cure nei paesi membri, dove per equità si intende un'assistenza
disponibile in base alle necessità e non alla volontà o alla
possibilità di pagarla.
Sanità per ricchi. Dai dati raccolti dai ricercatori in 21 nazioni Ocse relativi
all'anno 2000, sembra invece che il reddito sia un fattore determinante.
Tra i pazienti che si erano recati da un medico nell'anno precedente,
la percentuale di quelli visitati da un medico generico era stabile intorno al
70-80 percento in tutti i
paesi, a eccezione della Grecia. La percentuale di quanti avevano
consultato uno specialista, invece, mostrava notevoli variazioni: dal
20 per cento dell'Irlanda, il valore minimo, al massimo della Francia
(il 60 per cento). L'Italia era a metà strada, con il 40 percento circa.
"In tutte le nazioni analizzate, a seconda della necessità, le persone
a maggior reddito cercano con maggiore probabilità cure specialistiche
di quanto non accada per chi guadagna meno" commentano gli autori dello
studio. "Questo dato è particolarmente chiaro nei paesi che offrono
la possibilità di 'andare privatamente', come la Finlandia, il
Portogallo, l'Irlanda, l'Italia e la Spagna, ma rimane valida anche
negli stati in cui non c'è questa possibilità, come la Danimarca, la
Svezia e la Norvegia".
Stati Uniti e Messico i peggiori. Lo squilibrio a favore delle classi più avvantaggiate risulta dunque
maggiore nei paesi in cui le assicurazioni integrative o il pagamento
privato giocano un ruolo nell'accesso ai servizi specialistici, con
l'unica eccezione della Gran Bretagna, che permette l'assistenza
privata e che a sorpresa mostra un andamento in netto contrasto con
quello degli altri stati (segno, questo, che altri fattori ancora da
chiarire influenzano le scelte dei pazienti).
Non sorprende, invece, il risultato dell'indagine negli Stati Uniti e
in Messico, gli unici paesi (tra quelli considerati) che non offrono
una copertura sanitaria nazionale ai propri cittadini: in questo caso,
infatti, i ricercatori hanno registrato sia il minor numero di visite
effettuate sia la maggior disparità legata al reddito.
Sebbene, dunque, i risultati dello studio non consentano una
conclusione definitiva sull'argomento e aprano la porta a ulteriori
approfondimenti, gli autori mettono in guardia da ogni illusione sul
fatto che le assicurazioni private possano migliorare l'assistenza per
tutti e non solo per chi ha la possibilità di pagarle.