In Thailandia dopo le dimissioni del primo ministro restano le incognite sul futuro
Il braccio di ferro del primo
ministro tailandese Thaksin Shinawatra con l'opposizione è finito. L’altro ieri il magnate delle
telecomunicazioni, definito il “Berlusconi tailandese”, ha rassegnato a
sorpresa le proprie dimissioni. Mentre ci si chiede cosa l’abbia spinto a
questa decisione inaspettata, si impone il problema della successione. Chris
Baker, analista della politica e della società tailandese, ci spiega le ragioni
dell’abbandono di Thaksin e le possibili ripercussioni sugli equilibri
interni del partito di cui è leader, il Thai Rak Thai, confermatosi prima forza
politica del Paese nelle tese e controverse elezioni dello scorso 2 Aprile.

Le ragioni delle dimissioni. Dopo aver resistito alle pressioni
costanti dell’opposizione e alle manifestazioni di piazza che da più di due
mesi affollano le vie di Bangkok, Thaksin ha improvvisamente deciso di abbandonare
il ruolo di primo ministro, nel rispetto della spettacolarità che ne ha sempre
contraddistinto il personaggio. Lo ha fatto proprio il giorno successivo
all’annuncio della vittoria elettorale, dopo aver dichiarato pubblicamente: “Perché
dovrei dimettermi? Così tradirei il voto di 16 milioni di tailandesi”.
Secondo Chris Baker, nonostante
le strenue dichiarazioni di forza, Thaksin ha dovuto cedere non solo alle
pressioni sociali fomentate da una decisa opposizione politica, ma anche ai
cambiamenti di rotta che potrebbero essersi verificati all’interno del partito.
“Thaksin ha deciso di dimettersi perché il Paese è molto diviso intorno a lui”,
spiega Baker. “Non c’erano altre soluzioni. Probabilmente, ha ricevuto
pressioni sia dagli imprenditori sia da alcuni membri del suo stesso partito,
il Thai Rak Thai”
Il fatto che la borsa

di Bangkok,
dopo l’annuncio delle dimissioni del premier, abbia immediatamente guadagnato
più di tre punti percentuali è la dimostrazione che anche il mondo
dell’economia e della finanza avessero perso fiducia in Thaksin. Baker è
convinto che il successo ottenuto dall’opposizione sia ancora parziale: “E’
presto per parlare di vittoria. Per l’opposizione è solo l’inizio di un certo
successo. Essa sostiene che Thaksin ha usato male il suo potere e debba
rispondere delle proprie responsabilità. Ma per avviare un’inchiesta su di lui
era necessario che lasciasse il potere. Adesso bisogna vedere se questa
inchiesta ci sarà e se lo giudicherà colpevole.”
Gli interrogativi. Le incertezze più grandi riguardano, ora, il
nome del successore di Thaksin e dei membri che andranno a comporre il nuovo parlamento,
dal momento che in 39 province, a causa del boicottaggio elettorale
dell’opposizione, non è stato possibile eleggere nessun deputato. Secondo
quanto stabilito dalla Costituzione, entro 30 giorni dall’esito elettorale il
nuovo parlamento si dovrà riunire e il premier dovrà essere nominato.
Intanto Sondhi Limthongkul, uno
dei leader dell’Alleanza del Popolo per la Democrazia (Pad), il maggior

partito dell’opposizione, getta benzina sul fuoco lanciando il sospetto
che Thaksin
possa continuare a gestire i giochi di potere da una posizione
defilata,
cedendo la carica di primo ministro a qualche uomo di fiducia. Al
momento la
guida del governo è stata temporaneamente affidata al vice di Thaksin,
Chidchai
Vanasathidya. “Non ci saranno grandi cambiamenti”, sostiene Baker.
“Al potere rimarrà lo stesso partito di prima,
il Thai Rak Thai. E la sua carriera politica non è affatto finita. Ha
solo
detto che non accetterà l’incarico di premier, ma resterà comunque alla
guida
del partito.” L'opposizione, tuttavia, ha detto oggi che continuerà a
manifestare finché Thaksin non lascerà definitivamente l'arena politica.
Potenziali successori. Secondo quanto trapelato da fonti vicine al
Thai Rak Thai, a contendersi il ruolo di Primo ministro saranno Bhokin
Bhalakula, Somkid Jatu-Sripitak e Sudarat Keyuraphan. Bhalakula, ex presidente
del Parlamento, è sponsorizzato da Thaksin e dal suo entourage, ma è mal visto
dalla maggioranza del partito e, soprattutto, dal mondo degli affari, che
vorrebbe invece la nomina di Somkid, ex ministro del Commercio e delle Finanze,
con cui Thaksin ha avuto qualche screzio in passato. La candidatura di
Keyuraphan sembra invece la più debole.
Adriano Seu
Francesca Lancini