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“Ultime notizie della
guerra” è il titolo del libro del giornalista Jorge Enrique Botero che,
appena
uscito nelle librerie, ha già creato un vero e proprio caso
internazionale. Lo
scoop su cui si basa l’intero volume è la nascita del figlio di Clara
Rojas. Amica del cuore di Ingrid Betancourt, è un avvocato di 43 anni.
Isieme furono rapite dalle Forze armate
rivoluzionarie il 24 febbraio 2002. Il suo bambino avrebbe ormai circa
due anni
e i mass media colombiani non hanno perso tempo a definirlo “il figlio
del
sequestro”. Il padre, infatti, sarebbe proprio un guerrigliero.
La pressa di posizione. “I fatti devono essere
raccontati così come sono, con quel particolare tocco d’immaginazione
che
appartiene a chi scrive. È il compito di ogni giornalista serio, è il
suo fatto con la società. Così, quando Botero è venuto a conoscenza che
Clara
ha avuto un figlio, non c’era cosa più umana che potesse fare se non
dirlo”.
L’agenzia di stampa Nuova Colombia, considerata la voce vicina alle
Forze
armate rivoluzionarie, commenta così il rincorrersi di reazioni,
dichiarazioni, interviste scaturito dalla notizia-bomba data da Botero,
notizia
che è riuscita in un batter d’occhio a scavalcare persino il muro di
silenzio e
indifferenza che i mass media di mezzo mondo hanno costruito intorno al
paese
andino. “E in più il solo fatto della nascita di un bambino in mezzo a
una
guerra merita tutta l’attenzione del mondo. Mentre molti muoiono nel
'giro
della morte' implorando negli ospedali l’attenzione di qualcuno, il
bambino di Clara nasce e cresce in una maniera diversa. Cresce in
questa altra
Colombia che i potenti pretendono di ignorare. Questo dimostra che
anche in
mezzo alla guerra è attiva la sua stessa antitesi, l’amore”. L’agenzia,
dunque,
non smentisce la notizia, bensì la avvalora e difende la dignità di
quanto è
accaduto: “E l’amore qui si manifesta nel sacrificio della vita per la
felicità
di tutto un popolo, nella difesa della patria, o nell’amore fra
guerriglieri e
in questo caso fra Clara e un guerrigliero delle Forze armate
rivoluzionarie
della Colombia”. “La protesta di Diego Palacio, ministro della
Protezione
sociale, che ha definito molto grave questa relazione, condannandola
ancor più
aspramente, dato che c’è di mezzo un figlio, la dice lunga – dichiarano
– Si
tratta di gente che sta dalla parte della morte ogni giorno, violano il
sacro
diritto alla vita e quindi temono l’amore e i suoi frutti. Questo
bambino è già
stigmatizzato dai nemici della vita per quello che rappresenta”. Poi
concludono, dicendo: “Facciamo le nostre felicitazioni alla madre, al
figlio e
al padre. E anche ai nonni e alle nonne. Rallegriamoci tutti, perché la
vita
trionferà sulla morte”.
I particolari. Nessun dubbio anche nelle
parole di Botero, il quale abbonda nei particolari: il figlio avrebbe circa due
anni e sarebbe stato messo al mondo con un taglio cesareo. Una situazione
estrema che avrebbe messo in pericolo la vita di madre e figlio, data l’assenza
di ideali condizioni mediche. Sarebbe figlio di un rivoluzionario semplice, che
è stato perfino sottoposto a un vero e proprio processo dai parte dei suoi superiori.
È usanza nella guerriglia discutere in ampie assisi improvvisate in mezzo alla
selva, di qualsiasi problema che vada a toccare la collettività. Una sorta di
consiglio degli anziani discute e relaziona sulle varie questioni gli astanti:
la decisione è solitamente per alzata di
mano. Botero riferisce che le Farc sarebbero state colte alla
sprovvista, trovandosi a dover valutare una situazione nuova e certo insolita,
ma sembra abbiano provveduto a sanzionare o castigare il comportamento del
guerrigliero. “E’ una storia di vita,
soprattutto. E penso sia una buona notizia”, ha commentato il giornalista,
“questo bambino non è un sequestrato, bensì un colombiano nato nel
luogo più impensato del mondo, e chissà se sia destinato a diventare in un
simbolo importante per l’intero paese”. Poi riferisce la frase che avrebbe
detto il capo storico delle Farc, Marulanda detto Tirofijo: “E’ figlio metà
nostro e metà loro”.
Incertezze. Si aggrappa al dubbio,
invece, il fratello di Clara, Iván Rojas. “Diamo tempo al tempo. Le chiacchiere
sono sempre tante. Finora si mormorava che fosse Ingrid ad avere un figlio,
magari nato dalla relazione che tanti le attribuiscono con il comandante Alfonso
Cano. Adesso
tutti parlano di Clara. In Colombia amano il pettegolezzo, ma in famiglia
preferiamo aspettare prima di tirare conclusioni. E se risulterà tutto vero
accetteremo la situazione e continueremo a rispettare mia sorella, come abbiamo
sempre fatto. Nessuno ha il diritto di giudicare”. Stella Spinelli