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Gli eventi. Alcuni giorni prima di questi attacchi, l’Hpg annunciava
una tregua unilaterale per celebrare in pace il Newroz, il capodanno
kurdo, svoltosi senza incidenti il 21 marzo. Ora, invece, il bilancio è
drammatico: dal capoluogo kurdo i violenti scontri si sono estesi a
Batman, Siirt, Mardin, Kiziltepe, Yuksekova, Nusaybin e anche a
Istanbul, dove i cittadini kurdi sono numerosi. La polizia e i militari
turchi hanno attaccato i civili kurdi usando gas lacrimogeni, armi da
fuoco e mezzi blindati. Contando anche gli ultimi scontri, avvenuti il
3 aprile, il bilancio delle ultime settimane è di 15 civili uccisi, 360
feriti e 354 arrestati. Il 2 aprile ci sono stati scontri, che hanno
provocato 50 feriti, anche a Nusaybin, vicino al confine siriano. Lo
stesso giorno a Istanbul, un gruppo di uomini ha lanciato bombe
incendiarie contro un autobus nel quartiere di Bagcilar; il veicolo in
fiamme si è rovesciato sul marciapiede uccidendo alcuni passanti, tra
cui due donne anziane. La polizia turca ha incolpato per l’attentato i
dimostranti filokurdi. Sempre il 2 aprile i “Falchi per la libertà del
Kurdistan”, una nuova sigla comparsa con gli attentati della scorsa
estate a Cesme, hanno affermato di voler colpire il turismo in Turchia.
Il Partito democratico della Società (Dtp), la maggiore forza politica
kurda, ha condannato le proteste "non democratiche”, ma ha anche
ribadito che "in uno Stato di diritto non si possono usare armi contro
una protesta disarmata”.
Sirnak: un modello esemplare. La città di Sirnak è un luogo esemplare
della situazione nel Kurdistan turco: situata nella regione del Botan,
conta 50 mila abitanti, che arrivano a 80 mila con i profughi di guerra.
Il livello di disoccupazione è alto e la povertà è diffusa, le strade
sono dissestate, lo sviluppo è caotico e improvvisato. La
militarizzazione è tale che si stima ci sia un soldato per ogni
abitante. I dati forniti dal Dtp locale raccontano una situazione
sociale insostenibile: nell’area attorno a Sirnak ci sono 5 mila
famiglie di profughi, per un totale di 50 mila sfollati provenienti da
35 villaggi bombardati e distrutti dalle forze armate turche. Solo sei
villaggi sono rimasti in piedi. Per far fronte alla crescita della
guerriglia, che si sta riorganizzando anche grazie alle basi logistiche
nel nord dell’Iraq, il governo sta dislocando in questa zona circa 100
mila militari. Come tutte le municipalità amministrate da sindaci
filokurdi, Sirnak non gode di alcun appoggio da parte delle
autorità: mancano del tutto i finanziamenti statali che vengono
invece concessi ai comuni amministrati dal partito di governo, l’Akp.
L'influenza islamista, qui come altrove in Turchia, sta crescendo da
quando l’Akp è al potere. L'istruzione è discriminata: ci sono scuole
speciali per i figli dei militari e un alto grado di abbandono
scolastico da parte degli alunni kurdi. A Sirnak risiede anche un
migliaio di prigionieri politici, e il Dtp riceve continue minacce da
parte delle autorità.
Detenuti politici. Il 19 marzo a Diyarbakir, durante l’ incontro con
Tuhad Fed, l’associazione dei familiari dei detenuti politici, era
emerso come la grande maggioranza di questi ultimi siano kurdi. In
passato erano 10-12 mila, oggi sono all'incirca 2500, considerando solo
quelli condannati a lunghe pene detentive. Numerose prigioni sono state
convertite in carceri di tipo F, di totale isolamento. Il governo si è
recentemente occupato del sistema carcerario con una nuova legge che
non migliora assolutamente la situazione. I detenuti non possono
spedire ne' ricevere posta, passano mesi per poter avere un colloquio
telefonico con le famiglie e le visite sono state limitate. C'e' da
dire che purtroppo, a differenza del recente passato, l'impegno
dell'Europa sta scemando anche su questo versante.
Naoki Tomasini