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Dopo la legge che prevede di riservare ai dalit (fuori casta) un quarto dei posti nelle scuole private, un analogo provvedimento potrebbe essere applicato anche al mondo del lavoro. Nel settore privato, però, poiché in quello pubblico (così come nella scuola di stato) i dalit hanno già diritto al 25 per cento dei posti.
Pro e contro. La United Progressive Alliance, ampia coalizione di governo di centro-sinistra
guidata dal partito del Congresso, ha cominciato da qualche settimana le consultazioni
con le istituzioni economiche nazionali, come la Federazione delle Camere di commercio
e la Confederazione dell'industria, per verificare la praticabilità della nuova
legge. In cantiere, misure per agevolare l'ingresso nel mondo del lavoro a 250
milioni di dalit, una classe di cittadini esclusi da ogni privilegio nella
gerarchizzata società indiana. Un provvedimento visto di buon occhio da chi promuove
l'attenuazione delle diseguaglianze economiche e sociali nel Paese, ma osteggiato
da molti industriali. Sebbene le associazioni di categoria siano in linea di principio
favorevoli a migliorare le condizioni di chi non rientra nelle caste indiane,
le aperture dei loro rappresentanti non contemplano garanzie per i dalit,
né reali concessioni. Gli oppositori sostengono che assicurare un posto di lavoro
senza alcun collegamento con parametri legati al merito potrebbe rappresentare
una distorsione nel settore privato, minando le potenzialità del mercato indiano
in rapporto alle sfide della globalizzazione.
Inferiori per nascita. Sebbene in India siano palesi le collusioni tra potere economico e politico,
è difficile trovare esponenti di partito contrari al provvedimento. Come tacitamente
i fuori casta sono marginalizzati, senza che alcuna legge stabilisca la loro
esclusione sociale ed economica, altrettanto tacitamente nessuno dei partiti politici
si pronuncia apertamente per criticare l'assegnazione di quote nel settore privato:
il potere elettorale dei fuori casta pesa infatti molto sul Parlamento indiano.
Sono dalit il ministro per la Giustizia sociale, Meira Kumar, e quello per l'Acciaio,
Ram Vilas Paswan, e ai fuori casta è consentito l'accesso a istituzioni pubbliche
ed educative. Ciononostante, e nonostante l'intoccabilità sia stata cancellata
nel 1950 dalla Costituzione indiana, i dalit sono stigmatizzati come impuri
per nascita, pertanto non degni di entrare nei templi, di attraversare le zone
dei villaggi abitate dagli appartenenti alle caste superiori, di usare gli stessi
pozzi. A loro sono riservati i lavori più degradanti.
Un primo passo. La nuova legge si fonda su principi accolti in analoghe misure in Sudafrica,
con l'Employment Equity Act, o negli Stati Uniti, con l'Equal Employment Opportunity.
Per contrastare la discriminazione razziale, in entrambi i Paesi le aziende, sia
pubbliche che private, sono obbligate a riservare posti di lavoro alle minoranze.
Dopo numerose pressioni di organizzazioni che combattono contro la discriminazione
dei dalit, lo Stato meridionale del Maharastra ha anticipato la legge in discussione,
riservando loro alcune quote nel settore privato. Merito di PC Alexander, governatore
dello Stato ed ex segretario del Primo ministro Raijv Gandhi. Quest'ultimo, fervente
sostenitore della causa delle minoranze, fu l'ispiratore del Panchyati Raj Act
del 1994, una legge finalizzata a dare adeguata rappresentanza nella società indiana
a donne, gruppi tribali e dalit.
Luca Galassi