stampa
invia
A Chaiya-phum, Thailandia, un ragazzino sieropositivo di 11 anni venne
espulso da scuola cinque anni fa, quando era in prima elementare. Un
suo compagno con l’Hiv continua gli studi, ma nelle cerimonie non può
cantare l’inno nazionale insieme ai compagni. Sono solo alcuni esempi
di discriminazione contro i malati di HIV/Aids riportati da una Ong
locale, People living with HIV/Aids. “Una migliore qualità di vita per
le persone infette, significa anche una migliore accettazione da parte
della società”, commenta un operatore. Con questo messaggio, proprio
nella capitale tailandese, Bangkok, inizierà domenica la XV
International AIDS Conference (IAC, 11-16 luglio 2004), il più
importante meeting mondiale sull’epidemia del XXI secolo. Il tema dei
workshop, delle riunioni e delle manifestazioni di questa sei giorni
sarà infatti “Access for all”: accesso per tutte le persone, di ogni
regione del mondo, alla ricerca scientifica sull’HIV/Aids, alla
prevenzione, alle risorse e ai trattamenti necessari a sconfiggerlo.
Quindici mila delegati accorreranno da 160 Paesi. La prima IAC si tenne
nel 1985 a Vancouver, quando il virus era stato appena scoperto. Oggi,
nonostante i progressi della ricerca scientifica e il crescente impegno
delle istituzioni, non si è ancora in grado di frenarne la diffusione e
di assistere adeguatamente i malati: circa 40 milioni nel mondo, di cui
il 95 per cento nei Paesi a medio e basso sviluppo. Secondo l’ultimo
rapporto dell’agenzia UNAIDS, a partire dagli anni ottanta 60 milioni
di persone hanno contratto il virus e 20 milioni di queste sono
decedute. L’Africa Sub-Sahariana resta il continente più
colpito, con
un numero di infetti che oscilla tra i 25 e i 28 milioni. L’Asia è
invece quello dove il contagio sta aumentando più velocemente. La
conferenza di Bangkok, dunque, dovrà, fare i conti con sfide enormi. Lo
spiega a Peacereporter Rodrigo Garay, portavoce dell’organizzazione
ideatrice della IAC, la svedese International Aids Society (IAS).
“Siamo in un momento storico perchè le leadearship iniziano a prendere
sul serio il problema”, dice Garay. “In questo contesto le sfide sono
molte. Innanzitutto bisogna aumentare i fondi per la lotta all’Aids
attraverso l’aiuto di diversi donatori, creare infrastrutture mediche
adeguate e accrescere l’educazione al problema. La prevenzione è
fondamentale. Inoltre, dobbiamo occuparci degli orfani, dei i bambini
che hanno perso i genitori perchè malati di Aids”. Questi sono 11,5
milioni, di cui l'80 per cento in Africa. La scelta di Bangkok come
sede della conferenza non è casuale: “Negli ultimi tempi la Thailandia
ha dato il buon esempio nella lotta all’Aids”, spiega Garay. “Le
autorità hanno organizzato una campagna di sensibilizzazione rivolta
sia agli adulti, sia ai bambini delle scuole. Hanno invitato a usare il
preservativo nei rapporti sessuali e si sono impegnate a combattere la
prostituzione”. Quest'ultima, insieme alla droga, è uno dei problemi
più gravi che affliggono il Paese. Ogni giorno nel mondo si contano
14mila nuove infezioni. In molte Nazioni l’epidemia ha ridotto di dieci
anni la speranza di vita. Il 50 per cento dei malati sono donne e quasi
la metà giovani tra i 15 e i 24 anni. L’HIV/Aids debilita e uccide,
quindi, gran parte della forza lavoro. Distrugge famiglie e intere
comunità, esacerbando la povertà e le ineguaglianze soprattutto nei
Paesi in via di sviluppo. Qui le popolazioni non hanno accesso a
medicinali e assistenza. E i trattamenti anti-retrovirali, gli unici a
rallentare la riproduzione del virus e a ridurre il deterioramento del
sistema immunitario, curano solo l’8 per cento della popolazione. Con
un’eccezione: sempre la Thailandia, che ha rifornito di
anti-retrovirali tutti gli ospedali pubblici, impegnandosi anche ad
abbassare il costo delle terapie. La IAC di Bangkok si apre all’insegna
della speranza, con un logo (tre elefanti) che simboleggia l’unione di
tre attori: famiglie, istituzioni e operatori umanitari, e ospiti
illustri come Nelson Mandela, leader storico della lotta all’apartheid
e del Paese, il Sud Africa, con il maggior numero di sieropositivi e
malati di Aids.