05/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Manifestazione a Mosca contro la leva militare obbligatoria. Il commento di Valentina Melnikova
La manifestazione“No alla leva!”, “L’esercito è schiavitù!”, cantavano i manifestanti riuniti sabato scorso in Piazza Pushkin a Mosca per chiedere la fine della leva militare obbligatoria e per protestare contro le violenze nelle caserme e la proposta di legge che vuole abolire l’esenzione dalla leva per gli studenti e i ragazzi con famiglia a carico.
Una manifestazione anti-militarista è una vero evento di questi tempi nella la Russia di Vladimir Putin; è una buona notizia che fa sperare in un risveglio delle coscienze, in un cambio di rotta dell’opinione pubblica russa, forse stanca della propaganda militarista e nazionalista del Cremlino, degli orrori nelle caserme russe e al fronte di guerra in Cecenia, dove i soldati di leva vengono mandati con l’inganno o con la minaccia.
 
Soldati di levaLa leva in crisi. La manifestazione del primo aprile ha coinciso con l’inizio della leva di primavera, che quest’anno porterà in caserma – per due anni – 125 mila giovani russi di età compresa tra i 18 e i 27 anni, corrispondenti al dieci per cento degli arruolabili totali. Tutti gli altri sono riusciti a trovare il modo di evitare la divisa per motivi di studio, di famiglia o di salute, spesso presentando documentazioni fasulle, oppure – chi se lo può permettere – corrompendo i funzionari governativi. Il fenomeno dell’evasione militare è in continua crescita e infatti l’esercito russo incontra ogni anno maggiori difficoltà di reclutamento. Per farvi fronte, il ministro della Difesa russo Sergeji Ivanov, ha proposto alla Duma una legge che, se approvata, impedirebbe agli studenti universitari e ai giovani che devono mantenere una famiglia di essere esentati dal servizio di leva. Una proposta che ha scatenato polemiche in tutta la Russia.
 
Soldati in caserma"Diedovshcina". I giovani russi sanno bene cosa li attende in caserma: la diedovshcina, il nonnismo. Nell’ottanta per cento delle caserme russe, le giovani reclute vengono sottoposte da superiori e commilitoni a lavori forzati, abusi e vessazioni di ogni genere, ma soprattutto a inaudite sevizie e violenze che spesso portano a invalidità permanenti, mutilazioni e perfino alla morte delle vittime. Il recente caso del diciannovenne Andrei Sychev – ridotto in fin di vita, con genitali e gambe amputate dopo le sevizie subite – ha creato grande scalpore. Secondo i dati del ministero dell’Interno russo, nel corso del 2005 sono stati 20 mila i casi di nonnismo denunciati; secondo le associazioni non governative questi rappresentano solo la punta dell’iceberg, poiché la maggior parte dei soprusi e delle violenze non viene denunciata dalle vittime per paura di ritorsioni e ulteriori violenze. Quanto la vita nelle caserme russe sia dura e insopportabile lo dimostra il numero dei ragazzi che si tolgono la vita in caserma: 276 casi solo lo scorso anno.
 
Valentina MelnikovaCarne da cannone. Ma a spaventare i ragazzi è anche il rischio di venire spediti a morire al fronte, in Cecenia.
“Almeno 30 mila dei 200 mila soldati dispiegati in Cecenia sono militari di leva”, ha spiegato a PeaceReporter Valentina Melnikova, presidentessa del Comitato delle Madri dei Soldati Russi. “Ragazzi di 18, 19, 20 anni che, dopo i primi sei mesi di leva, vengono costretti dai superiori con la violenza e le minacce a firmare le richieste ‘volontarie’ per essere mandati in missione in Cecenia. Abbiamo le prove di questo: succede regolarmente. L’esercito si approfitta del fatto che la stragrande maggioranza delle famiglie russe, soprattutto quelle più povere e ignoranti, quelle della sterminata provincia russa – da cui proviene la maggior parte dei coscritti – non sanno che i loro figli rischiano di venir mandati in guerra perché non sanno che in Cecenia c’è una guerra! La propaganda di Putin dice che in Cecenia la guerra è finita e regna la pace. Alle famiglie che si vedono restituire i figli in sedia a rotelle o chiusi in una bara, il nostro buon presidente dà una pensione di invalidità di 40 euro al mese o un risarcimento di duemila euro! Tanto vale per Putin la vita dei nostri figli!”.
 

Enrico Piovesana

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