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“No alla leva!”, “L’esercito è schiavitù!”, cantavano i
manifestanti riuniti sabato scorso in Piazza Pushkin a Mosca per chiedere la
fine della leva militare obbligatoria e per protestare contro le violenze nelle
caserme e la proposta di legge che vuole abolire l’esenzione dalla leva per gli
studenti e i ragazzi con famiglia a carico.
La leva in crisi. La manifestazione del primo aprile
ha coinciso con l’inizio della leva di primavera, che quest’anno porterà in
caserma – per due anni – 125 mila giovani russi di età compresa tra i 18 e i 27
anni, corrispondenti al dieci per cento degli arruolabili totali. Tutti gli
altri sono riusciti a trovare il modo di evitare la divisa per motivi di
studio, di famiglia o di salute, spesso presentando documentazioni fasulle,
oppure – chi se lo può permettere – corrompendo i funzionari governativi. Il
fenomeno dell’evasione militare è in continua crescita e infatti l’esercito
russo incontra ogni anno maggiori difficoltà di reclutamento. Per farvi fronte,
il ministro della Difesa russo Sergeji Ivanov, ha proposto alla Duma una legge
che, se approvata, impedirebbe agli studenti universitari e ai giovani che
devono mantenere una famiglia di essere esentati dal servizio di leva. Una
proposta che ha scatenato polemiche in tutta la Russia.
"Diedovshcina". I giovani russi sanno bene cosa li
attende in caserma: la diedovshcina, il nonnismo. Nell’ottanta per cento
delle caserme russe, le giovani reclute vengono sottoposte da superiori e
commilitoni a lavori forzati, abusi e vessazioni di ogni genere, ma soprattutto
a inaudite sevizie e violenze che spesso portano a invalidità permanenti,
mutilazioni e perfino alla morte delle vittime. Il recente caso del diciannovenne
Andrei Sychev – ridotto in fin di vita, con genitali e gambe amputate dopo le
sevizie subite – ha creato grande scalpore. Secondo i dati del ministero
dell’Interno russo, nel corso del 2005 sono stati 20 mila i casi di nonnismo
denunciati; secondo le associazioni non governative questi rappresentano solo
la punta dell’iceberg, poiché la maggior parte dei soprusi e delle violenze non
viene denunciata dalle vittime per paura di ritorsioni e ulteriori violenze.
Quanto la vita nelle caserme russe sia dura e insopportabile lo dimostra il
numero dei ragazzi che si tolgono la vita in caserma: 276 casi solo lo scorso
anno.
Carne da cannone. Ma a spaventare i ragazzi è anche
il rischio di venire spediti a morire al fronte, in Cecenia. Enrico Piovesana