Di David Cline*
Io facevo parte della
venticinquesima divisione della fanteria a Cu Chi e Tay Ninh nel 1967 e fui
ferito 3 volte anche se non ho di fatto contratto patologie che possano essere
riconducibili all’esposizione alla diossina.
Quando tornai dalla
guerra ero a conoscenza dell’uso che era stato fatto dell’agente Orange, avendo
visto personalmente le aree su cui era stato usato; sapevo che distruggeva la
natura, ma non avevo idea degli effetti nocivi che tali defolianti hanno sulle
persone.
Ricordo che nel 1969 un
veterano che conoscevo, il suo nome era Jeff Sharkett, morì di cancro a soli 27
anni all’ospedale Florida Veterans di Maiami. Mi è sembrato così strano che si
potesse morire di cancro a quell’età.
Col passare degli anni,
altri amici si ammalarono o ebbero figli deformi o addirittura morirono. Fra
questi c’erano Mike Keegan e John Miffin che morirono e John e Rena Kopystensky
che ebbero diversi bambini nati con difetti congeniti. Per questo il problema
è
diventato una questione personale per me.
La prima causa giudiziaria. Nel 1977 Maude DeVictor
che si occupava delle richieste di indennizzo presso la Chicago
veterans administration (Va) fu la prima persona che fece due più due
quando notò che i
suoi superiori negavano le richieste di indennizzo dei veterani e
nascondevano
i loro problemi di salute e soprattutto il legame fra le patologie
contratte e
l’esposizione
alla diossina.
L’anno successivo, nel
1978, Paul Reutershan, un veterano che aveva contratto il cancro, pronunciò
queste parole in televisione: “Il mio
governo mi ha ucciso in Vietnam ed io non lo sapevo neanche.” Intraprese
un’azione legale contro le società chimiche che producevano gli agenti Arancio,
Blu, Bianco, Viola me non è riuscito a sopravvivere abbastanza a lungo per
vedere la fine della causa legale. Morì entro la fine di quell’anno.
Il motivo per cui la
causa legale fu intentata stava nel fatto che la Va rifiutava ai veterani i
rimborsi per le cure mediche nonché il risarcimento danni. Inoltre, secondo la
legge americana i cittadini non hanno il diritto di citare lo stato per questo
genere di rivendicazioni.
La causa si protrasse
dal 1978 al 1984 ed alla fine si giunse ad un accordo anche se molti veterani
rifiutarono di transare anche se per
milioni di dollari. Inoltre, purtroppo, a molti veterani toccò una cifra
veramente irrisoria un quanto una buona parte dei compensi dovettero essere
destinati al pagamento degli emolumenti degli avvocati.
La responsabilità del governo Usa. Faccio parte di Vietnam veterans against the war (Veterani
del Vietnam contro la guerra) dal 1970. L’associazione ha avuto un ruolo
cruciale nel lancio del movimento di rivendicazione della giustizia per i
veterani vittime dell’agente arancio, sostenendo Maude Devictor che divenne
così la madrina del movimento, reclutando veterani al fine di costituirsi parte
civile nell’azione legale e, più generalmente, per accrescere la coscienza
pubblica su queste problematiche.
E’ comunque nostro
convincimento che, benché le società chimiche debbano in ogni caso assumersi le
proprie responsabilità, la responsabilità principale ricade sul governo degli
Stati Uniti che ha ordinato e continuato ad utilizzare quei veleni anche dopo
che gli effetti nocivi sulle persone erano stati resi noti. Invece di cambiare
politica, hanno nascosto i fatti ed hanno continuato ad usarli fino al 1971.
Poi hanno ceduto le scorte avanzate all’ex Esercito della Repubblica del
Vietnam che ha continuato a farne uso fino al 1975 quando il regime smise di
esistere.
Come Vietnam veterans against the war la nostra richiesta è sempre stata quella
di Testare, Curare e,
ove necessario, Indennizzare le vittime dell’agente arancio. Non abbiamo mai
pensato che la causa intentata contro le società chimiche fosse la risposta
giusta, quanto soprattutto un modo per continuare a mettere sotto pressione il
nostro governo.
Le prime ammissioni. Una prima vittoria si
ebbe nel 1991 quando il Congresso votò l’Agent Orange Act, riconoscendo che
diverse patologie erano connesse all’esposizione alla diossina al fine di
riconoscere alle parti coinvolte le necessarie cure mediche ed eventuali indennizzi
per invalidità. E’ anche stato il punto di partenza di nuovi studi intrapresi
dal National Academy of Sciences Institute of Medicine che si è altresì fatto
promotore presso la Secretary of veterans admninistration di importanti
raccomandazioni per estendere la lista delle patologie riconosciute.
Attualmente la VA
riconosce 13 patologie, comprese le due riferite ai figli dei veterani, ma più
di 27 sono state rifiutate in quanto l’Iom ha ritenuto che non ci fossero
sufficienti prove scientifiche che dimostrassero il loro legame con
l’esposizione alla diossina.
Troppi veterani a
tutt’oggi non ricevono le cure adeguate. E come si può, inoltre, rendere
giustizia e chi è già morto? Le morti nascoste della guerra del Vietnam
continuano ad aumentare. Fortunatamente, continua anche la lotta.
Vittime dimenticate. Ed oggi è nostro dovere
parlare dell’altra faccia della medaglia, non solo dei veterani americani,
coreani, australiani, neozelandesi e canadesi ma anche dei vietnamiti.
Ricordiamoci che quei
prodotti chimici sono stati usati anche in Cambogia e nel Laos, in Corea e
Panama.
Negli Stati Uniti
abbiamo intrapreso la campagna Vietnam Agent Orange Relief and Responsibility
anche per sostenere gli sforzi del Vava e per unirci a tutti i veterani e le
persone coinvolte in tutte le nazioni per chiedere giustizia per tutte le
vittime dell’agente Arancio.
La Campagna è stata
sponsorizzata dai Veterans for peace e coinvolge i veterani di guerra,
vietnamiti-americani, pacifisti, ambientalisti ed altri amici del Vietnam.
Sosteniamo la petizione internazionale a sostegno della causa Vava e
recentemente abbiamo anche sponsorizzato una serie di conferenze in varie città
tenute da quattro membri del Vvav.
Armi chimiche oggi. Attualmente abbiamo
anche in programma di incoraggiare rappresentanti e senatori ad introdurre una
normativa affinché il governo fornisca assistenza medica e riconosca una sorta
di indennizzo se non per ragioni politiche almeno per ragioni morali ed
umanitarie. E’ ormai ora che le ferite di quella guerra siano curate e non
ignorate e lasciate cadere per sempre nel dimenticatoio.
Un ultimo punto prima
di concludere. La nostra è una lotta volta a denunciare e porre fine all’uso di
armi chimiche da parte di tutti gli stati e soprattutto dal mio. Non si tratta
di qualcosa che è accaduta 30 anni fa e basta. Oggi l’amministrazione Bush ha
portato il nostro paese ed il mondo ad invadere ed occupare militarmente l’Iraq
e questa volta è l’uranio impoverito che, col passare del tempo, avvelenerà le
truppe americane e la popolazione irachena. Hanno anche utilizzato bombe al
fosforo bianco contro la popolazione civile di Fallujah.
E’ ora che l’umanità
pretenda la fine dell’uso di queste armi quale parte del nostro sforzo per
abolire la guerra. Questa è la missione dei Veterans for peace. E questo potrà
avvenire solo grazie agli sforzi di tutti noi, in tutto il mondo.
Il grande abolizionista
americano Fredrick Douglass ha detto:
“Dove non ci sono lotte
non c’è progresso. Coloro che affermano di avere a cuore la libertà ma temono
le agitazioni sono equiparabili a coloro che cercano le messi senza voler arare la terra, che vogliono la pioggia
senza tuoni o lampi. Vogliono l’oceano senza il frastuono delle sue acque.
Questa lotta può essere
morale o fisica ma deve essere una lotta. Il potere non concede nulla in
assenza di rivendicazioni. Non l’ha mai fatto e mai lo farà.”
Facciamolo diventare la
nostra parola d’ordine e facciamo di questa conferenza un appello al mondo
intero.