10/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Una ricerca mostra gli effetti del conflitto sulla salute del popolo palestinese
La qualità della vita della popolazione palestinese si è drammaticamente deteriorata, soprattutto a partire dalla reinvasione israeliana della Cisgiordania del settembre 2000. Eppure mancano gli strumenti adeguati per valutare l’impatto che l’esposizione cronica e intensa alla violenza fisica e psicologica ha su salute, benessere e qualità della vita della gente che vive nel Territorio Palestinese Occupato (Tpo).

Primo giorno di scuola in un campo profughi. Un bambino cerca di porre rimedio ai problemi della struttura. Foto di Alice Colombi.La qualità di vita è pessima. L’Ufficio della Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per il Tpo, con sede a Gerusalemme, sta conducendo una ricerca sulla qualità della vita nel Tpo in collaborazione con l’Università palestinese di Birzeit e la propria sede centrale di Ginevra. Una componente di questo studio ha messo a confronto la qualità della vita di un campione di palestinesi tratto dalla popolazione generale (circa mille persone sopra i 18 anni di età) con quello di altri 23 paesi di vari livelli economici, dalla Nigeria alla Cina e all’Italia, composto invece, in una proporzione simile, da persone sia sane sia ricoverate in ospedale. I risultati di tale confronto mostrano che gli intervistati del Tpo soffrono di disturbi di salute fisici, psicologici e ambientali in un grado assai maggiore rispetto al campione internazionale. La loro qualità di vita risulta essere la peggiore al mondo, fatta eccezione per l’Argentina al momento del disastro economico del 2002. Questo nonostante il gruppo di confronto comprendesse persone sia sane sia malate. Se si considera inoltre che le interviste nel Tpo sono state condotte nel dicembre 2005, ossia prima del devastante blocco economico e delle rigide misure di sicurezza imposte da Israele in risposta alla vittoria di Hamas nelle elezioni politiche palestinesi del 25 gennaio 2006, non è difficile immaginare le dimensioni della catastrofe umanitaria che si sta consumando in quella regione.

La bandiera palestinese al polso di un ragazzino di Gaza. Foto di Simone ManzoNuove misurazioni. I risultati dello studio mostrano come il contesto politico in cui vive la gente e le conseguenze che ne derivano costituiscano i principali determinanti della qualità della vita nel Tpo. Viene così avvalorata la percezione che le misure convenzionali della salute e dei fattori che la minacciano debbano essere arricchite da indicatori di natura sociale e politica. Nel caso del Tpo, l’esclusione sociale, politica ed economica, con tutte le conseguenze, costituisce il nucleo portante di una rete di causalità che conduce a una infima qualità di vita e salute. Il significato di questa ricerca sta non soltanto in ciò che mostra sulla qualità di vita dei palestinesi, ma anche nelle nuove prospettive che offre su come valutare in modo più complessivo e profondo i costi umani di un conflitto violento. Lo studio mostra come affrontare un conflitto armato alla stregua di un problema di salute pubblica possa portare a un cambiamento nei metodi di misura adottati. Si può così passare dal semplice conteggio dei morti e feriti alla descrizione anche qualitativa della sofferenza sociale provocata dalla violazione di diritti umani fondamentali. Di conseguenza, anche le implicazioni in termini della risposta internazionale da mettere in atto vengono a mutare: da un aiuto umanitario e medico ad azioni di risoluzione politica del conflitto e di piena realizzazione del diritto internazionale.

Un bambino si esibisce spontaneamente durante lo spettacolo circense di un gruppo di volontari in un campo profughi. Foto di Alice ColombiLe conseguenze sul futuro. La ricerca permette inoltre di intravedere le conseguenze che si concretizzeranno nel lungo termine. Gli effetti cumulativi di una vita vissuta in condizioni di continua assenza di protezione, sicurezza e stabilità, in un crescente sommarsi di esposizioni ad esperienze di umiliazione, frustrazione, deprivazione fisica e sociale, si manifesteranno prevedibilmente un giorno in vere e proprie espressioni fisiche, sotto forma di aumentato rischio di malattia e di morte prematura. Uno dei messaggi più forti che provengono dalla Commissione mondiale sui Determinanti sociali della salute, creata lo scorso anno dalla Oms, è che le cause della malattia sono molto spesso legate a circostanze sociali, economiche e politiche. Nei Tpo la piena attuazione dei diritti umani fondamentali, a cominciare dal diritto della popolazione al libero movimento sulla propria terra, e il rispetto del diritto umanitario internazionale rappresentano il primo determinante di salute da cui partire per una vera tutela e promozione della salute e del benessere dei palestinesi.
 
Angelo Stefanini
Università di Bologna e Osservatorio italiano sulla salute globale
 
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