03/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Oggi come 5 mila anni fa, la foglia di coca rappresenta una divinità a cui rendere omaggio quotidiano
scritto per noi da
Adriano Seu 
 
“Kuka” è la parola con cui anticamente gli indigeni quechua indicavano la pianta di coca, un arbusto che ancora oggi conserva l’antico valore simbolico attribuitogli dalle popolazioni incaiche. Nel 1988 le Nazioni Unite hanno inserito la hoja de coca nella lista delle sostanze proibite, accomunandola di fatto alla cocaina, alcaloide presente nella foglia in quantità limitata (0,5%) e sintetizzabile solo attraverso laboriosi e complicati processi chimici. Strumento cerimoniale e alimento quotidiano, la MamaCoca,  figlia della PachaMama (madre Terra), è anche una vera e propria divinità, celebrata quotidianamente e ritenuta simbolo del vincolo tra la gente nelle società andine contemporanee.
 
La cocaLa “hoja sagrada”. Furono le civiltà precolombiane ad attribuire un valore sacro alla pianta di coca, il cui utilizzo, limitato alle cerimonie religiose, era privilegio esclusivo dei sacerdoti, che attraverso le venature delle foglie interpretavano il futuro. Per gli Inca, vissuti nel culto del Dio Inti (il sole) e della PachaMama, la hoja de coca simboleggiava l’unione tra il mondo degli umani e quello soprannaturale. Numerose cerimonie e ricorrenze prevedono tutt’oggi l’utilizzo della foglia di coca, dai battesimi ai compleanni, dai matrimoni ai riti funebri. Tra gli aymara è ancora rispettata la tradizione secondo cui va offerta una foglia di coca alla donna che si desidera sposare. Leggende incaiche raccontano che il sole abbia creato la coca per “eliminare la sete, uccidere la fame e far dimenticare la stanchezza”. Infatti, da sempre contadini e minatori ne fanno uso periodico per abbattere la fatica e recuperare energie, usanza che risale ai primi periodi successivi all’arrivo dei conquistadores, quando iniziò ad essere utilizzata come forma di pagamento per i minatori. Gli antichi messaggeri, che viaggiavano di contea in contea, calcolavano il percorso in base alla quantità di foglie consumata. Ogni acullico (il piccolo bolo di foglie che si forma in bocca) scandiva il tempo necessario a percorre una determinata distanza: la strada tra Cuzco e Lima, di circa 300 chilometri, misurava 15 cocadas. La cerimonia di tributo alla PachaMama inaugurava il periodo della semina e culminava con il sacrificio di un lama non ancora adulto, nutrito a base di foglie di coca e alcol. Nel corso della cerimonia, che durava fino a notte inoltrata, i vecchi saggi del villaggio erano soliti perdersi nei racconti di antichi miti e leggende tribali mentre masticavano in continuazione hojas de coca. Ancora oggi, masticare un acullico in compagnia di qualcuno è segno di rispetto reciproco e fratellanza.
 
Erythroxylon Da millenni, una pianta ricca e forte. La Erythroxylon – questo il nome scientifico della pianta di coca – è un arbusto estremamente forte che cresce con molta facilità. Le zone tropicali, con un clima molto caldo e un’elevata umidità, sono il suo habitat prediletto. Dopo la semina, solitamente tra dicembre e gennaio, è necessario attendere circa 15 mesi perché si possa iniziare il normale ciclo di raccolti annuali. Le foglie, sottili, di forma ovale e dall’odore molto simile al tè, vengono raccolte quattro volte all’anno e fatte seccare al sole, per essere infine conservate in grossi sacchi al riparo dall’umidità. L’arbusto, che viene coltivato prevalentemente in Bolivia, Perù e Colombia, così come in alcune zone di Venezuela, Argentina e Brasile, può raggiungere i 4 metri di altezza. L’effetto che produce la masticazione di una foglia  - sempre accompagnata da un pizzico di bicarbonato – è la creazione di una sostanza che, agendo all’interno dell’organismo, brucia i grassi in eccesso e li trasforma in zuccheri, ovvero in nuova energia. Numerose sono le proprietà nutritive contenute in ogni singola hoja de coca: oltre a proteine, vitamine, grassi, minerali e fibre, analisi chimiche hanno dimostrato che 100 grammi di foglie sono in grado di garantire il necessario apporto quotidiano di calcio, ferro e fosforo, senza causare alcun effetto nocivo, secondo un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
 
La foglia raccoltaNon  solo tradizione… In Bolivia, dove il commercio delle foglie di coca è legale, la coltivazione è la base di molte economie familiari e garantisce la sussistenza delle comunità contadine. E’ molto più semplice e redditizio coltivare coca piuttosto che frutta e ortaggi, la cui qualità non è eccelsa e la cui resa sul mercato è molto bassa. Nel corso degli ultimi anni, varie microimprese boliviane hanno elaborato prodotti a base di coca, dai cosmetici allo shampoo, dal dentifricio agli indumenti, senza tralasciare gli utilizzi culinari (come il famoso mate, tè che, tra l’altro, viene abitualmente offerto negli hotel di La Paz per combattere gli effetti del soroche, il male d’altura) e le svariate applicazioni mediche: già anticamente, i curatori utilizzavano le foglie triturate per disinfettare le ferite ed eliminare i gonfiori delle piaghe.
Categoria: Popoli, Ambiente, Costume
Luogo: Bolivia