04/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



I talebani lanciano l'offensiva di primavera, dando il via al quinto anno di 'dopoguerra'
Il 21 marzo, primo giorno di primavera, gli afgani hanno festeggiato il loro capodanno, il Nawroz dell’anno 1385 – secondo il calendario persiano.
Il 29 marzo, solo con qualche giorno di ritardo, i talebani hanno dato il via alla loro ormai tradizionale ‘offensiva di primavera’, inaugurando il quinto anno di resistenza armata contro le forze d’occupazione straniere. Lo hanno fatto con un attacco in grande stile che ha scatenato una violenta ritorsione da parte statunitense, costata la vita ad almeno una dozzina di civili innocenti, donne e bambini.
 
MappaTerritori off-limits controllati dai talebani. Il distretto di Sangin, nella provincia di Helmand, al confine con quella di Kandahar, è una delle tante zone dell’Afghanistan meridionale dove l’autorità del governo di Kabul non esiste non è mai riuscita a scalzare quella dei talebani. Un’area desertica, ma costellata di piccoli villaggi pashtun, considerata assolutamente off-limits dalla polizia e dall’esercito di Karzai. Finora nemmeno le forze d’occupazione della Coalizione a guida Usa vi si erano mai addentrate. Ma recentemente, gli americani della Task-Force 76 e i canadesi della Compagnia di Fanteria Leggera ‘Principessa Patricia’ hanno deciso varcare quel Rubicone di asfalto rappresentato dalla strada Kabul-Herat e di spingersi verso nord, verso le rocciose montagne dell’Uruzgan, per piantare le loro tende in pieno ‘territorio nemico’. L’operazione congiunta Sula Qowel, Costruttori di Pace in pashto, era volta infatti a costruire due avamposti militari, due basi di prima linea (Forward Operational Bases, nel gergo militare) nel distretto di Sangin e nell’adiacente distretto di Maywand, nella provincia di Kandahar.
 
Talebani29 marzo: un’offensiva senza precedenti. Il ‘benvenuto’ dei talebani non si è fatto attendere. All’alba di mercoledì scorso, 29 marzo, decine di guerriglieri hanno attaccato la base di Sangin con un dispiegamento di armi mai visto negli ultimi quattro anni: oltre ai kalashnikov e ai lancia-granate, gli attaccanti avevano anche, per la prima volta, mortai con cui hanno bombardato la base, uccidendo due soldati, uno statunitense e un canadese, e ferendone gravemente diversi altri. Le forze della Coalizione hanno risposto subito con l’artiglieria pesante, uccidendo una dozzina di talebani, e poi si sono lanciate all’inseguimento degli attaccanti fuggiti a ovest, nel deserto, oltre il fiume Helmand. I caccia-bombardieri e gli elicotteri da combattimento Usa hanno scatenato l’inferno sui talebani in fuga bombardando la zona di Qala-e-Gaz, nel distretto di Grishk, con bombe da 230 chili, ordigni incendiari e missili teleguidati. Il bilancio del raid, secondo il comando Usa, è di venti talebani uccisi. Secondo testimoni locali le vittime sono invece in maggioranza (almeno 15) civili residenti nella zona, tra cui donne e bambini.
I generali americani negano, dichiarando di aver distrutto due basi talebane e di aver ucciso solo combattenti.
 
Cartello in una trincea UsaSi prospetta un duro quinto anno di ‘dopoguerra’. I giorni successivi, nella zona è entrato in azione anche l’esercito afgano, che venerdì 31 marzo si è scontrato con i talebani nel distretto a nord-est di Sangin, quello di Kajaki: nei combattimenti sarebbero stati uccisi sei talebani e almeno un soldato afgano.
Nel frattempo l’offensiva talebana di primavera è proseguita nelle province di Helmand e Kandahar con imboscate, attacchi e attentati suicidi (tre in tre giorni, tutti nella zona di Kandahar) contro convogli militari statunitensi e canadesi – che hanno causato decine di feriti – e contro mezzi e postazioni della polizia e dell’esercito afgano, costati la vita a una ventina di militari.
Nei primi tre mesi del 2006 si contano già quasi 500 morti (130 civili, 110 talebani, 233 militari afgani e 15 soldati Usa, 3 canadesi, 2 britannici e un francese), confermando la tendenza dello scorso anno (2 mila morti), che era stato il più sanguinoso dalla caduta del regime talebano. Se le cose andranno avanti così, per i 30 mila soldati occidentali che occupano l’Afghanistan si prospetta un quinto anno di ‘dopoguerra’ davvero difficile.
 

Enrico Piovesana

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