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Territori off-limits controllati dai talebani. Il
distretto di Sangin, nella provincia di Helmand, al confine con quella di
Kandahar, è una delle tante zone dell’Afghanistan meridionale dove l’autorità
del governo di Kabul non esiste non è mai riuscita a scalzare quella dei
talebani. Un’area desertica, ma costellata di piccoli villaggi pashtun,
considerata assolutamente off-limits dalla polizia e dall’esercito di
Karzai. Finora nemmeno le forze d’occupazione della Coalizione a guida Usa vi
si erano mai addentrate. Ma recentemente, gli americani della Task-Force 76 e
i
canadesi della Compagnia di Fanteria Leggera ‘Principessa Patricia’ hanno
deciso varcare quel Rubicone di asfalto rappresentato dalla strada Kabul-Herat
e di spingersi verso nord, verso le rocciose montagne dell’Uruzgan, per
piantare le loro tende in pieno ‘territorio nemico’. L’operazione congiunta Sula
Qowel, Costruttori di Pace in pashto, era volta infatti a costruire due
avamposti militari, due basi di prima linea (Forward Operational Bases,
nel gergo militare) nel distretto di Sangin e nell’adiacente distretto di
Maywand, nella provincia di Kandahar.
29 marzo: un’offensiva senza precedenti. Il
‘benvenuto’ dei talebani non si è fatto attendere. All’alba di mercoledì
scorso, 29 marzo, decine di guerriglieri hanno attaccato la base di Sangin con
un dispiegamento di armi mai visto negli ultimi quattro anni: oltre ai
kalashnikov e ai lancia-granate, gli attaccanti avevano anche, per la prima
volta, mortai con cui hanno bombardato la base, uccidendo due soldati, uno
statunitense e un canadese, e ferendone gravemente diversi altri. Le forze
della Coalizione hanno risposto subito con l’artiglieria pesante, uccidendo una
dozzina di talebani, e poi si sono lanciate all’inseguimento degli attaccanti
fuggiti a ovest, nel deserto, oltre il fiume Helmand. I caccia-bombardieri e
gli elicotteri da combattimento Usa hanno scatenato l’inferno sui talebani in
fuga bombardando la zona di Qala-e-Gaz, nel distretto di Grishk, con bombe da
230 chili, ordigni incendiari e missili teleguidati. Il bilancio del raid,
secondo il comando Usa, è di venti talebani uccisi. Secondo testimoni locali le
vittime sono invece in maggioranza (almeno 15) civili residenti nella zona, tra
cui donne e bambini.
Si prospetta un duro quinto anno di ‘dopoguerra’. I
giorni successivi, nella zona è entrato in azione anche l’esercito afgano, che
venerdì 31 marzo si è scontrato con i talebani nel distretto a nord-est di
Sangin, quello di Kajaki: nei combattimenti sarebbero stati uccisi sei talebani
e almeno un soldato afgano. Enrico Piovesana