Azzardo, diabolicamente, una grossolana
previsione: 40 percento di “viva la guerra” o di “quando ce vo’ ce vo’; 50 percento
di “non si
può far di tutta l’erba un fascio (oops!)” o di “ci sono anche guerre giuste,
perfino umanitarie (sic!)” e un 10 percento di parlamentari italiani convinto (e spero che tale
si mantenga) che
l’opzione guerra non debba essere più praticata, da nessuno, per nessuna
ragione.
Se la previsione è giusta, si potrebbe tradurre
in: addio Articolo 11, non serve neppure che venga abrogato. E' già abrogato
di fatto se il 90 percento ha già messo in chiaro, e va dato loro credito per
averlo
già fatto in passato, che deciderà a suo piacimento se rispettare o meno la
Costituzione.
Sulla guerra, non sull’imposta sui cani di piccola taglia. Sulla
guerra. Noi cittadini possiamo credere, magari quattro su cinque di noi, che la
guerra sia una cosa orribile, vergognosa, criminale, abbruttente. Possiamo
provare ribrezzo all’idea di uccidere o che vengano uccisi migliaia o milioni
di essere umani, possiamo anche essere stufi di questo film dell’orrore di
autobombe e di bombardamenti a tappeto, di mine antiuomo e di genocidi, di
torture e di perdita di umanità.
Non importa, non gli importa, decideranno
loro.
Ciao Costituzione, e salutaci la democrazia. All’inferno anche quella.