04/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Sabelli Fioretti: da tempo, aggirandomi fra sinistra e destra, sento odore di zolfo. E tu saresti il diavolo. Perché?
Caro Gino,
tu lo sai che ti voglio bene (frase sbagliata, fa tanto Forza Italia. Solo loro dicono questo di Berlusconi);
caro Gino, tu lo sai che ti stimo (frase ancora sbagliata, fa tanto D'Alema. Sottintende che mi stai sulle palle. Io appartengo all'Associazione Di Coloro Che Non Ne Possono Più Di Dire: "Però è intelligente");
caro Gino, tu lo sai che mi stai simpatico (frase sempre più sbagliata, fa tanto Mastella. Dicono: "E' un voltagabbana, un opportunista, ma è divertente, ci fa ridere);
caro Gino, tu lo sai e basta.
Da tempo, aggirandomi fra l'intelligenza di sinistra e di destra con le mie domandine per il Magazine del Corriere della Sera, sento odore di zolfo. E tu saresti il diavolo. Passi la solita litania ("E' bravo, lo stimo, quello che fa è notevole, ma si limitasse a fare il chirurgo") che somiglia molto all'altra stronzata-luogocomune sugli extracomunitari ("per carità, niente contro, io non sono razzista, ma se ne stiano a casa loro"), ma sento anche qualcuno (intendiamoci: qualcuno) che va più in là negando tutto quello che fa Emergency ed isolandoti in un ghetto di fanatismo, partigianeria, con un pizzico di salottiero.
So per scienza diretta che non è vero.
Ma mi piacerebbe che analizzassi il fenomeno.
La destra la capisco. Ma la sinistra?
Claudio Sabelli Fioretti 
 
 
Caro Claudio,
grazie della lettera. Niente male, per iniziare una rubrica, doversi difendere dall’accusa di essere il diavolo. Accusa bipartisan, perdipiù, proveniente dalla “intellighenzia” di destra e di sinistra.
Mi chiedi, sorpreso, un commento?
“Si limitasse a fare il chirurgo...” è litania che anch’io ho sentito più volte: il fatto è che nella casta politica che alternandosi ci governa, non sono in pochi a credere di essere gli unici ad avere  "titolarità" ad esprimersi, a formulare giudizi su temi e argomenti quali i diritti, la solidarietà la pace. Non ammettono dissenso, tantomeno invasioni di campo: che può capirne un chirurgo confuso?
La questione della pace, o meglio la questione della guerra, è probabilmente (ma tu lo saprai meglio di me) il capo d’accusa fondamentale nel processo per diavoleria.
A partire da Bush e Putin, tutti o quasi (non si è ancora visto un Osama col turbante arcobaleno) si definiscono  “per la pace”. Alcuni addirittura ne sventolano le bandiere nei propri cortei. Però...
 
Dalla fine del secondo conflitto mondiale, l’Italia è stata portata in guerra tre volte: la prima dal centrosinistra (ex Jugoslavia), l’ultima dal centrodestra (Iraq), quella di mezzo da entrambi gli schieramenti appassionatamente (Afganistan). Parità perfetta.
 
Sono tutti per la pace e quasi tutti poi approvano, preparano, finanziano, osannano la guerra.
La differenza è tutta qui: sono per la pace ma non sono contro la guerra.
Non è solo questione di delinquere contro la nostra Costituzione. L’articolo 11 non prevede che si debbano giudicare di volta in volta le modalità di partecipazione a una guerra considerata più accettabile di un’altra. L’articolo 11 precisa che l’Italia (cioè anche noi, non solo i governanti) “ripudia la guerra come strumento”.
Già, come strumento.
In altre parole, problemi o crisi internazionali o locali non devono essere affrontati con quello strumento. E’ lo strumento guerra ad essere ripudiato, respinto, escluso, al punto che dovrebbe diventare un tabù.
Invece no. Su questo punto è calato da tempo un rigoroso silenzio bipartisan.
 
Tempo fa chiesi a un amico aspirante politico: “Mi puoi assicurare che in nessun caso in Parlamento voterai a favore della guerra?
“Dipende” fu la risposta, e iniziarono i distinguo. Ovviamente non votai per l’amico, pur conservando l’amicizia.
La questione non è irrilevante. Grazie ai meccanismi e alla composizione delle liste elettorali, a una settimana dal voto potremmo già sapere i nomi e cognomi di almeno il 95 percento dei parlamentari italiani nella prossima legislatura. Un campione senza dubbio significativo per un sondaggio.
Ponessimo a ciascuno di loro la domanda di cui sopra, che risposte avremmo?
Azzardo, diabolicamente, una grossolana previsione: 40 percento di “viva la guerra” o di “quando ce vo’ ce vo’; 50 percento di “non si può far di tutta l’erba un fascio (oops!)” o di “ci sono anche guerre giuste, perfino umanitarie (sic!)” e un 10 percento di parlamentari italiani convinto (e spero che tale si mantenga) che l’opzione guerra non debba essere più praticata, da nessuno, per nessuna ragione.
Se la previsione è giusta, si potrebbe tradurre in: addio Articolo 11, non serve neppure che venga abrogato. E' già abrogato di fatto se il 90 percento ha già messo in chiaro, e va dato loro credito per averlo già fatto in passato, che deciderà a suo piacimento se rispettare o meno la Costituzione.
 
Sulla guerra, non sull’imposta sui cani di piccola taglia. Sulla guerra. Noi cittadini possiamo credere, magari quattro su cinque di noi, che la guerra sia una cosa orribile, vergognosa, criminale, abbruttente. Possiamo provare ribrezzo all’idea di uccidere o che vengano uccisi migliaia o milioni di essere umani, possiamo anche essere stufi di questo film dell’orrore di autobombe e di bombardamenti a tappeto, di mine antiuomo e di genocidi, di torture e di perdita di umanità.
Non importa, non gli importa, decideranno loro.
Ciao Costituzione, e salutaci la democrazia. All’inferno anche quella.
 
Gino Strada 
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Italia