03/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Elezioni nello Stato indiano dell’Assam, dove c’è un villaggio in cui in 59 anni non si è mai votato
scritto per noi da
Adriano Seu
 
Nei prossimi trenta giorni verranno rinnovati i parlamenti federali negli Stati del Bengala occidentale, del Tamil Nadu, del Kerala e del Pondicherry, oltre che nell’Assam, dove da venti anni si vive una situazione di forte instabilità a causa della guerra civile. Per il partito del Congresso è la prima occasione per testare il livello di consensi a due anni dalle elezioni da cui è uscito vincitore.
 
Il villaggio ribelle. Sono più di 11 milioni le persone chiamate oggi a rinnovare i 126 membri del Parlamento regionale dell’Assam, Stato nord orientale dell’India, al confine con il Bhutan. Seguiranno altri 119 milioni di indiani che dovranno scegliere entro l’inizio di maggio i governi di quattro Stati. La stampa locale, intanto, ha rivolto grande attenzione ai possibili risvolti elettorali di un villaggio di 24 abitanti, Lukto Manipuri Basti, dove non si è mai votato da quando l’India raggiunse l’indipendenza dall’Inghilterra nel 1947. Dall’avvento della democrazia, questa è la quinta volta che i funzionari elettorali si recano nel piccolo centro per predisporre i seggi, ma mai nessuno si è presentato per esprimere la propria preferenza. Il dato desta scalpore se si considera che l’Assam, con una media del 75 per cento di affluenza nelle ultime quattro tornate elettorali, è una delle regioni con il più alto tasso di affluenza alle urne dell’intero Paese. Sotto l’impulso del Primo ministro Mamohan Singh, numerosi attori di Bollywood si sono recati nella regione per cercare di sensibilizzare l’elettorato. “Speriamo che Lukto Manipuri Basti scriva una nuova pagina di storia”, ha dichiarato un funzionario elettorale. “Nonostante nessuno abbia mai votato, abbiamo sempre montato i seggi nel collegio elettorale del villaggio”. Malgrado gli abitanti dei villaggi vicini e la maggioranza dell’opinione pubblica critichino aspramente la scelta di non votare, gli abitanti del piccolo villaggio mostrano una sostanziale indifferenza. “Perché dovremmo votare, se non sappiamo nemmeno i nomi dei candidati?”, domanda un agricoltore del luogo, prima di annunciare che nemmeno questa volta si recherà alle urne. 
 
Assedio perenne. Il villaggo di Lukto Manipur Basti, situato a circa 300 chilometri da Guwahati, capitale dell’Assam, si trova in una delle zone più degradate e arretrate dell’intero Paese, dove gli scontri tra l’esercito e i ribelli del Fronte Unito per la Liberazione dell’Assam (Ulfa) hanno già provocato quasi 15 mila morti. Gran parte della popolazione vive in condizioni di assedio perenne, sotto il costante controllo dei militari governativi, sottoposta a uno stato di tensione divenuto ormai endemico. Il governo accusala minoranza musulmana di esercitare spinte secessioniste attraverso una strategia di stampo terroristico, cercando di estendere il caos alle regioni vicine. Varie accuse sono state rivolte anche al Bangladesh e al Bhutan, sospettati di foraggiare armamenti ai ribelli, i quali, continuando a rifiutare l’appartenenza al popolo indiano, denunciano una condizione di segregazione forzata e di sfruttamento delle risorse naturali e minerarie, a dispetto di un’economia locale praticamente inesistente. Per gli abitanti di Lukto Manipur Basti, il clima di terrore che si respira quotidianamente condiziona inevitabilmente anche l’andamento delle elezioni. “Gli abitanti non votano per mancanza d’informazione e, soprattutto, perché hanno paura delle ritorsioni dei ribelli”, ha affermato un funzionario elettorale. 
 
Opposizione divisa. Le elezioni odierne assegneranno 65 seggi, mentre i restanti 61 si decideranno il prossimo 11 aprile. Sebbene il Partito del Congresso possa contare, approssimativamente, sull’appoggio del 40 per cento della popolazione, il restante 60 per cento resta diviso tra le altre formazioni politiche minori, quali l’Asom Gana Parishad (Agp), il Partito nazionalista hindu (Bjp) e il Fronte Democratico Unito (Udf), partito musulmano di recente formazione. Considerato l’improbabile accordo tra le forze politiche all’opposizione, è ipotizzabile una vittoria del partito di governo. “L’opposizione è divisa, quindi non credo avremo problemi a vincere”, ha affermato Bishnu Prasad, membro del partito del Congresso. Malgrado i proclami pacifici provenienti dai dirigenti del Congresso, l’esercito non ha mai smesso di perseguire i ribelli musulmani, uccidendo numerosi leader dell’Ulfa.“Il governo deve scegliere tra un governo militare e l’avvio di un processo di pace. Non si possono avere entrambe le cose”, ha dichiarato Rubi Bhuyan, portavoce dell’Ulfa.
Categoria: Diritti, Elezioni, Politica
Luogo: India
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