Elezioni nello Stato indiano dell’Assam, dove c’è un villaggio in cui in 59 anni non si è mai votato
scritto per noi da
Adriano Seu
Nei prossimi trenta giorni verranno rinnovati i parlamenti federali negli Stati
del Bengala occidentale, del Tamil Nadu, del Kerala e del Pondicherry, oltre che
nell’Assam, dove da venti anni si vive una situazione di forte instabilità a causa
della guerra civile. Per il partito del Congresso è la prima occasione per testare
il livello di consensi a due anni dalle elezioni da cui è uscito vincitore.
Il villaggio ribelle. Sono più di 11 milioni le persone chiamate oggi a rinnovare i 126 membri del
Parlamento regionale dell’Assam, Stato nord orientale dell’India, al confine con
il Bhutan. Seguiranno altri 119 milioni di indiani che dovranno scegliere entro
l’inizio di maggio i governi di quattro Stati. La stampa locale, intanto, ha rivolto
grande attenzione ai possibili risvolti elettorali di un villaggio di 24 abitanti,
Lukto Manipuri Basti, dove non si è mai votato da quando l’India raggiunse l’indipendenza
dall’Inghilterra nel 1947. Dall’avvento della democrazia, questa è la quinta volta
che i funzionari elettorali si recano nel piccolo centro per predisporre i seggi,
ma mai nessuno si è presentato per esprimere la propria preferenza. Il dato desta
scalpore se si considera che l’Assam, con una media del 75 per cento di affluenza
nelle ultime quattro tornate elettorali, è una delle regioni con il più alto tasso
di affluenza alle urne dell’intero Paese. Sotto l’impulso del Primo ministro Mamohan
Singh, numerosi attori di Bollywood si sono recati nella regione per cercare di
sensibilizzare l’elettorato. “Speriamo che Lukto Manipuri Basti scriva una nuova
pagina di storia”, ha dichiarato un funzionario elettorale. “Nonostante nessuno
abbia mai votato, abbiamo sempre montato i seggi nel collegio elettorale del villaggio”.
Malgrado gli abitanti dei villaggi vicini e la maggioranza dell’opinione pubblica
critichino aspramente la scelta di non votare, gli abitanti del piccolo villaggio
mostrano una sostanziale indifferenza. “Perché dovremmo votare, se non sappiamo
nemmeno i nomi dei candidati?”, domanda un agricoltore del luogo, prima di annunciare
che nemmeno questa volta si recherà alle urne.
Assedio perenne. Il villaggo di Lukto Manipur Basti, situato a circa 300 chilometri da Guwahati,
capitale dell’Assam, si trova in una delle zone più degradate e arretrate dell’intero
Paese, dove gli scontri tra l’esercito e i ribelli del Fronte Unito per la Liberazione
dell’Assam (Ulfa) hanno già provocato quasi 15 mila morti. Gran parte della popolazione
vive in condizioni di assedio perenne, sotto il costante controllo dei militari
governativi, sottoposta a uno stato di tensione divenuto ormai endemico. Il governo
accusala minoranza musulmana di esercitare spinte secessioniste attraverso una
strategia
di stampo terroristico, cercando di estendere il caos alle regioni vicine. Varie
accuse sono state rivolte anche al Bangladesh e al Bhutan, sospettati di foraggiare
armamenti ai ribelli, i quali, continuando a rifiutare l’appartenenza al popolo
indiano, denunciano una condizione di segregazione forzata e di sfruttamento delle
risorse naturali e minerarie, a dispetto di un’economia locale praticamente inesistente.
Per gli abitanti di Lukto Manipur Basti, il clima di terrore che si respira quotidianamente
condiziona inevitabilmente anche l’andamento delle elezioni. “Gli abitanti non
votano per mancanza d’informazione e, soprattutto, perché hanno paura delle ritorsioni
dei ribelli”, ha affermato un funzionario elettorale.
Opposizione divisa. Le elezioni odierne assegneranno 65 seggi, mentre i restanti 61 si decideranno
il prossimo 11 aprile.
Sebbene il Partito del Congresso possa contare, approssimativamente, sull’appoggio
del 40 per cento della popolazione, il restante 60 per cento resta diviso tra
le altre formazioni politiche minori, quali l’Asom Gana Parishad (Agp), il Partito
nazionalista hindu (Bjp) e il Fronte Democratico Unito (Udf), partito musulmano
di recente formazione. Considerato l’improbabile accordo tra le forze politiche
all’opposizione, è ipotizzabile una vittoria del partito di governo. “L’opposizione
è divisa, quindi non credo avremo problemi a vincere”, ha affermato Bishnu Prasad,
membro del partito del Congresso. Malgrado i proclami pacifici provenienti dai
dirigenti del Congresso, l’esercito non ha mai smesso di perseguire i ribelli
musulmani, uccidendo numerosi leader dell’Ulfa.“Il governo deve scegliere tra
un governo militare e l’avvio di un processo di pace. Non si possono avere entrambe
le cose”, ha dichiarato Rubi Bhuyan, portavoce dell’Ulfa.