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Successi e insuccessi. I risultati sono riportati dall’Organizzazione
mondiale della sanità (Oms) e da Unaids (progamma delle nazioni unite
su Hiv/Aids) nel resoconto dei successi ottenuti con l’iniziativa “3 by
5” (che voleva dire: tre milioni di pazienti sieropositivi con accesso
ai farmaci entro il 2005, la metà di coloro che ne hanno bisogno). Tre
milioni, dunque più del doppio della cifra poi raggiunta. Senza nulla
togliere al valore del risultato (visto che è stata data una speranza a
900mila persone, e non è poco), aver ottenuto meno del 50 per cento di
quanto si voleva fa riflettere. E infatti viene sottolineato che “3 by
5” rappresenta una esperienza preziosa, dalla quale farsi guidare nelle
prossime mosse, che dovrebbero portare all’accesso universale ai
farmaci antiretrovirali entro il 2010. Ma è anche vero che singoli
Paesi hanno fallito, hanno raggiunto percentuali di trattamento ancora
più basse rispetto a quella complessiva. Infatti, se in 18 nazioni
povere la terapia è effettivamente arrivata a metà della popolazione
che ne aveva bisogno, è chiaro che, per far quadrare i conti
complessivi, altri sono rimasti molto indietro. L’Africa subsahariana,
pur avendo fatto importanti progressi e aumentato di oltre otto volte
le persone con accesso alle cure, è arrivata al 17 per cento.
Madri e figli. L’obiettivo "3 by 5" nel 2003, basato su analisi del 2001 riguardanti risultati
che si potevano ottenere con una
combinazione ottimale di fondi, costruzione di capacità tecniche,
rinforzo dei sistemi sanitari, impegno politico e cooperazione. In
alcune zone la previsione è andata a buon fine e, nel solo
2005, la disponibilità di terapia antiretrovirale ha permesso di evitare
250-350mila morti premature nei Paesi poveri. Ma i numeri dicono che,
se non si vuole fallire l'obiettivo del 2010, bisogna fare qualcosa di più. Per
esempio, si è visto che meno del 10 per cento
delle donne sieropositive in gravidanza ha ricevuto la terapia in
questi due anni. Questo ha portato alla nascita ogni giorno di 1.800
bambini con l’Hiv: ogni anno sono 570mila i morti per Aids sotto i 15
anni di età, di cui la maggior parte infettati dalla madre.
Il costo dei farmaci. L’obiettivo di rendere disponibile ovunque la
terapia antiretrovirale entro il 1010 si può scontrare inoltre con le
difficoltà ad avere i farmaci necessari a prezzi equi. “Sempre più
pazienti avranno inevitabilmente necessità di farmaci di seconda linea,
perché le resistenze virali crescono anche quando ogni singola
pastiglia viene presa correttamente secondo prescrizione” ammonisce
Karim Laoubdia, direttore della Campagna Accesso ai farmaci essenziali
dell’organizzazione Medici senza frontiere (Msf). E i farmaci di
seconda generazione hanno costi alti. Non solo, sono a rischio i prezzi
anche di altri antiretrovirali. Avvisa Msf: “Le regole
dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) sui brevetti
farmaceutici stanno riducendo le opportunità di ricorrere a fonti di
produzione di generici a basso costo, tra cui alcuni farmaci di prima
generazione”. I pazienti già in trattamento rischiano quindi di non
poter proseguire la cura a causa di un aumento dei prezzi. Un
campanello di allarme è già suonato. Il 30 marzo ha visto in India la
protesta di organizzazioni di pazienti con Hiv/Aids e di avvocati dei
sieropositivi, che si oppongono alla richiesta di brevetto di un
farmaco antiretrovirale. Infatti l’India dal 2005 ha cambiato la sua
legge, per adeguarsi alle regole dell’Omc, e sta iniziando a concedere i
primi brevetti. La legge permette però di opporsi all’applicazione del
brevetto prima che sia concesso. Se l’India dovesse acconsentire alla
richiesta per questo farmaco antiretrovirale, ci sarà un precedente
pericoloso per il futuro dei pazienti con Hiv/Aids.
Valeria Confalonieri