07/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Molti più pazienti hanno la terapia per l'Hiv/Aids. Ma l'obiettivo per il 2005 non è stato raggiunto
I numeri sono aumentati, anzi, triplicati in due anni. Nel dicembre 2005, 1,3 milioni di pazienti con Hiv nei paesi a basso e medio reddito hanno avuto accesso alla terapia antiretrovirale.  Alla fine del 2003 erano solo 400mila. Questa è una buona notizia, qualcosa è stato possibile fare. Qualcosa, perché l’obiettivo che ci si era proposti di raggiungere era ben altro.

Esami di laboratorio. Copyright - Who/P. Virot Successi e insuccessi. I risultati sono riportati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e da Unaids (progamma delle nazioni unite su Hiv/Aids) nel resoconto dei successi ottenuti con l’iniziativa “3 by 5” (che voleva dire: tre milioni di pazienti sieropositivi con accesso ai farmaci entro il 2005, la metà di coloro che ne hanno bisogno). Tre milioni, dunque più del doppio della cifra poi raggiunta. Senza nulla togliere al valore del risultato (visto che è stata data una speranza a 900mila persone, e non è poco), aver ottenuto meno del 50 per cento di quanto si voleva fa riflettere. E infatti viene sottolineato che “3 by 5” rappresenta una esperienza preziosa, dalla quale farsi guidare nelle prossime mosse, che dovrebbero portare all’accesso universale ai farmaci antiretrovirali entro il 2010. Ma è anche vero che singoli Paesi hanno fallito, hanno raggiunto percentuali di trattamento ancora più basse rispetto a quella complessiva. Infatti, se in 18 nazioni povere la terapia è effettivamente arrivata a metà della popolazione che ne aveva bisogno, è chiaro che, per far quadrare i conti complessivi, altri sono rimasti molto indietro. L’Africa subsahariana, pur avendo fatto importanti progressi e aumentato di oltre otto volte le persone con accesso alle cure, è arrivata al 17 per cento.

Un ricercatore al lavoro. Copyright - Who/P. Virot Madri e figli. L’obiettivo "3 by 5" nel 2003, basato su analisi del 2001 riguardanti risultati che si potevano ottenere con una combinazione ottimale di fondi, costruzione di capacità tecniche, rinforzo dei sistemi sanitari, impegno politico e cooperazione. In alcune zone la previsione è andata a buon fine e, nel solo 2005, la disponibilità di terapia antiretrovirale ha permesso di evitare 250-350mila morti premature nei Paesi poveri. Ma i numeri dicono che, se non si vuole fallire l'obiettivo del 2010, bisogna fare qualcosa di più. Per esempio, si è visto che meno del 10 per cento delle donne sieropositive in gravidanza ha ricevuto la terapia in questi due anni. Questo ha portato alla nascita ogni giorno di 1.800 bambini con l’Hiv: ogni anno sono 570mila i morti per Aids sotto i 15 anni di età, di cui la maggior parte infettati dalla madre.

Istituto di ricerca in India. Copyright - Who/P. Virot Il costo dei farmaci. L’obiettivo di rendere disponibile ovunque la terapia antiretrovirale entro il 1010 si può scontrare inoltre con le difficoltà ad avere i farmaci necessari a prezzi equi. “Sempre più pazienti avranno inevitabilmente necessità di farmaci di seconda linea, perché le resistenze virali crescono anche quando ogni singola pastiglia viene presa correttamente secondo prescrizione” ammonisce Karim Laoubdia, direttore della Campagna Accesso ai farmaci essenziali dell’organizzazione Medici senza frontiere (Msf). E i farmaci di seconda generazione hanno costi alti. Non solo, sono a rischio i prezzi anche di altri antiretrovirali. Avvisa Msf: “Le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) sui brevetti farmaceutici stanno riducendo le opportunità di ricorrere a fonti di produzione di generici a basso costo, tra cui alcuni farmaci di prima generazione”. I pazienti già in trattamento rischiano quindi di non poter proseguire la cura a causa di un aumento dei prezzi. Un campanello di allarme è già suonato. Il 30 marzo ha visto in India la protesta di organizzazioni di pazienti con Hiv/Aids e di avvocati dei sieropositivi, che si oppongono alla richiesta di brevetto di un farmaco antiretrovirale. Infatti l’India dal 2005 ha cambiato la sua legge, per adeguarsi alle regole dell’Omc, e sta iniziando a concedere i primi brevetti. La legge permette però di opporsi all’applicazione del brevetto prima che sia concesso. Se l’India dovesse acconsentire alla richiesta per questo farmaco antiretrovirale, ci sarà un precedente pericoloso per il futuro dei pazienti con Hiv/Aids.

 

Valeria Confalonieri

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