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“A scuola non li vogliono perché sono sieropositivi, hanno il virus dell’HIV.
Li considerano pericolosi.
Ma loro non si arrendono. E ora hanno deciso di fare causa ai presidi
per sedersi sui banchi come tutti gli altri. Noi li aiuteremo”.
Padre Angelo d’Agostino, missionario gesuita, parla con tono grave dal suo ufficio
nel quartiere Karen, a Nairobi.
E’ il direttore del Nyumbani (che in lingua Kiswahili significa “a
casa”), un centro di accoglienza per i nati con l’Aids. E’ qui che dal
1992 più di cento bambini, provenienti da tutto il Kenya, hanno trovato
chi crede nel loro futuro e li aiuta.
Alloggiati in alcuni bungalow, seguiti da assistenti sociali, familiari
o volontari internazionali, i piccoli vengono inseriti, già in tenera
età, in programmi educativi che mirano ad inserirli nel mondo adulto. E
che li aiuteranno a superare ogni tipo di discriminazione.
Il 5 gennaio scorso, le scuole di tutto il Paese hanno riaperto i
battenti per il nuovo anno scolastico. Tuttavia, a molti bambini del
Nyumbani i presidi di alcune scuole elementari di Nairobi non hanno
concesso l’iscrizione. E ora 72 di loro sono ancora in cerca di un
banco o di un posto a sedere nelle aule.
“Tutti sanno chi siamo qui a Karen”, continua Padre Angelo.
“Sanno che i nostri piccoli hanno l’Hiv e temono che la loro presenza
potrebbe mettere a repentaglio la salute di altri bambini. Per questo i
presidi e gli insegnanti delle scuole pubbliche ci dicono che per loro
non c’è posto, che le classi sono piene. In realtà sono i genitori dei
bambini sani che li spingono a mettere in atto questa assurda
discriminazione”.
“Non c’è nessuna legge in Kenya che vieti l’istruzione ai piccoli
malati. Anche loro, come tutti gli altri, hanno il diritto e il dovere
di andare a scuola. Ma la pratica - insiste il missionario - è ben
diversa”.
“Il governo ci appoggia, ma c’è poco da fare, quando una scuola ti
chiude la porta in faccia sei con le spalle al muro. Per questo abbiamo
cominciato a preparare le carte necessarie per fare causa a tutti
coloro che negano l’istruzione ai nostri bambini. Non c’è altra
soluzione”.
In un continente che nel 2000 contava già più di 25milioni di malati di
Aids, (oggi ce ne sono 36milioni in tutto il mondo) è ancora molto alto
il livello di discriminazione che non risparmia nemmeno i più piccoli.
“Non siamo gli unici ad avere questi problemi”, conclude sconsolato
Padre Angelo. “Episodi spiacevoli come questi avvengono tutti i giorni.
In tutta l’Africa”.