03/04/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Studenti armati di computer in lotta contro le violenze settarie
Come si può insegnare la cultura di pace in un paese distrutto da un invasione e sull’orlo di una guerra civile che sta mettendo le une contro le altre tutte le fazioni della società? Gli studenti di Bassora ci stanno provando a modo loro, usando volantini, manifesti e le chat line su internet.
  Bambino iracheno in classe
Un'idea semplice. L’idea è venuta a un giovane studente sunnita la cui famiglia è stata sterminata in un episodio di violenza settaria, un fenomeno che sta spaccando il paese conducendolo in una spirale di vendette reciproche. “Se la gente rimane chiusa in casa senza fare nulla, il risultato non potrà che essere una guerra civile” dice Ali, uno studente di ingegneria di Bassora. Per i giovani del movimento studentesco l’obiettivo immediato è quello di aumentare la consapevolezza della gente sulla follia della violenza tra concittadini. Il gruppo si sostiene finanziariamente da solo e il numero dei partecipanti cresce ogni giorno, “adesso sono circa duecento i ragazzi delle varie facoltà di Bassora che ogni giorno dedicano almeno cinque ore del loro tempo alla causa comune –continua Ali- cioè aprire il cuore delle persone per liberarle dai desideri di rivolta e vendetta”.
 
La biblioteca dell'università di BassoraProseliti. I partecipanti sono divisi in due gruppi, alcuni di loro passano il tempo nelle chat lines a discutere con la gente dei problemi della convivenza inter-religiosa, cercando di convincere la gente della necessità di evitare ulteriori escalation della violenza: “molte persone hanno cambiato idea dopo aver partecipato alle nostre discussioni” spiega Rasha, studente di filosofia e moderatore di una chat room, “alcuni hanno anche aperto delle pagine personali, dei blog, per informare a loro volta sui pericoli della guerra civile”. L’altro gruppo invece si occupa di visitare le scuole, le università e altri istituti, dove passano il tempo discutendo, con gli studenti, distribuendo materiale informativo, volantini e manifesti che invitano alla coesistenza pacifica. Il successo che sta riscuotendo l’iniziativa degli studenti di Bassora è tale che il loro esempio è stato seguito anche da alcuni studenti di Baghdad. Il movimento in questo caso è più piccolo e deve agire con molta più cautela, perché spostarsi a Baghdad è molto più rischioso che farlo a Bassora, dove la composizione sciita è molto più omogenea. “Se ogni persona, a modo suo, facesse qualcosa per diminuire la violenza alla fine il risultato potrebbe essere solo un paese migliore” spiega uno studente di Baghdad.
 
Violenze. La situazione, già grave, della sicurezza nel Paese, è degenerata dopo l’attacco al mausoleo al Askari di Samarra del 22 febbraio, in seguito al quale si stima che siano morte oltre 1450 persone, e che altre seimila famiglie siano sfollate dai quartieri a più rischio della capitale. Gli atenei oltretutto, sono tra le istituzioni più prese di mira da terroristi e fanatici religiosi, gli insegnanti uccisi dall’inizio della guerra sono stati oltre 250. L’ultimo attacco risale a 28 marzo scorso, quando Rajab al Hiti, rettore dell’università di al Anbar a Ramadi, è stato rapito da uomini armati che hanno fatto irruzione in casa sua.
 
Naoki Tomasini 
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Iraq
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