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In attesa. “La metà di quelli che ci provano ce la fa. L’altra metà
torna indietro, o muore”. Parla chiaro padre Jerome Dukiya, che a Nouadhibou,
città all’estremo nord della Mauritania e principale porto del Paese, tiene un
centro di accoglienza per immigrati. “Tentiamo di far sentire gli immigrati a
casa loro: organizziamo conferenze, mostre, partite di pallone. Per questi
ragazzi, in attesa della traversata, è importante staccare la mente ogni tanto,
distrarsi”. In città e nei dintorni, le autorità mauritane hanno calcolato che
vivano almeno 10 mila immigrati clandestini, in attesa di imbarcarsi per la
nuova rotta della speranza. Lunga 640 km, quelli che separano le coste africane
dalle isole Canarie, ponte verso l’Europa. Ma per più di uno su quattro, il
sogno si trasforma in tragedia: secondo la Mezzaluna Rossa, dallo scorso
novembre almeno mille persone sarebbero morte nella traversata.
La speranza. Farli desistere, è un’impresa disperata quanto la
traversata. “Tentiamo di dissuaderli, di farli tornare a casa” continua Jerome,
che però è il primo a non farsi illusioni. “Sperano in un futuro migliore: nei
loro Paesi arrivano le lettere dei parenti che ce l’hanno fatta, e con uno
stipendio in Europa mantengono tutta la famiglia in patria. Logico che non vogliano
tornare indietro. Quando lo fanno, è solo perché la traversata è fallita, e di
solito rientrano a casa solo per raccogliere il denaro per un nuovo viaggio”.
Altri,
invece, rimangono in Mauritania, lavorando per mesi per pagare agli scafisti un
altro “biglietto”. Che costa caro, almeno 550 dollari. Senza contare le spese
che gli immigrati sostengono per arrivare fino a Nouadhibou dai loro Paesi. Quasi
tutti provengono dall’Africa occidentale. “Prima partivano dai porti del
Marocco e del Sahara occidentale, ma le autorità marocchine hanno rafforzato i
controlli. Così sono costretti a partire da Nouadhibou, che è molto più distante
dalle Canarie. E i rischi aumentano”. Ma nulla ferma la carica dei disperati,
neanche le nuove politiche congiunte tra Spagna e Mauritania.
L’emergenza. Negli ultimi mesi, le partenze da Nouadhibou si sono
moltiplicate, cogliendo il governo locale impreparato. La Mauritania ha fatto
sapere di non essere in grado di controllare il flusso di imbarcazioni che ogni
notte prendono il largo verso le Canarie. Così a Madrid si è corsi ai ripari,
fornendo la marina mauritana di intercettatori, organizzando centri di
accoglienza per immigrati sulle coste africane e rafforzando i controlli in
mare. PeaceReporter ha cercato più
volte di contattare le autorità spagnole per capire il funzionamento dei
centri, ma senza fortuna. Difficile comunque che queste misure riescano a
ridurre il flusso. Anche perché, nelle parole di Jerome, “quando le autorità
chiudono una rotta, se ne apre subito un’altra. E’ un rincorrersi senza fine.
Se gli immigrati non hanno paura di perdere la vita nella traversata, perché
dovrebbero preoccuparsi di qualche decina di km in più di viaggio?”. Matteo Fagotto