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La fuga. Per sbloccare la questione Taylor, in esilio da quasi tre
anni nella sua villa di Calabar, in Nigeria, ci sono voluti pochi giorni: la
richiesta ufficiale di estradizione liberiana, presentata alle autorità
nigeriane alla fine della scorsa settimana, ha dato il la al procedimento. Che
si è inceppato subito dopo, visto che la Nigeria pretendeva che le autorità
liberiane si accollassero il trasporto di Taylor fino in Sierra Leone. Incomprensioni
e ritardi sufficienti all’ex-signore di Monrovia per abbandonare Calabar e far
perdere le proprie tracce, gettando nel panico il presidente nigeriano
Obasanjo, alla vigilia di una visita di stato negli Usa che si presentava
quanto mai imbarazzante, visti gli ultimi eventi.
Rotta per Freetown. Ma le preoccupazioni di Obasanjo sono durate
poco: precisamente fino a ieri pomeriggio, quando Taylor è stato trovato a bordo
di un’auto diplomatica, mentre tentava di attraversare la frontiera con il
Camerun. Non è un caso che il presidente nigeriano si sia sentito “vendicato”,
come ha dichiarato alla Bbc, dalla nuova
cattura di un personaggio la cui scomparsa avrebbe potuto causargli non pochi
problemi. Soprattutto per il sollevarsi di voci che già parlavano di un
possibile aiuto nigeriano nell’organizzare la fuga in Camerun di Taylor. Che
invece, dopo essere volato a Monrovia su un aereo messo a disposizione dallo
stesso Obasanjo, è stato consegnato in mano ai caschi blu per essere trasferito
a Freetown, in Sierra Leone, dove lo attende un processo con ben undici capi di
imputazione per crimini di guerra e contro l’umanità. La Nigeria e la Liberia
possono tirare un (parziale) sospiro di sollievo per essersi liberate di una
patata bollente. Ma i colpi di scena non sono finiti.
Taylor all’Aja? E’ di un’ora fa la notizia della richiesta, fatta dalla
stessa Corte di Freetown, di processare Taylor davanti al Tribunale Penale
Internazionale dell’Aja. Neanche il tempo di disfare le valigie, che
l’ex-presidente potrebbe far rotta verso l’Olanda, visto che le autorità
liberiane avrebbero dato il via libera al suo trasferimento. Taylor sarebbe il
primo imputato di grido alla Corte di Freetown, ma il processo potrebbe
destabilizzare una regione già sconvolta da continui conflitti. Per questo in
Sierra Leone e Liberia avrebbero optato per una destinazione più neutrale. Anche
gli Usa, fino a pochi mesi fa acerrimi nemici della Corte dell’Aja per paura
che potesse giudicare anche l’operato degli Americani in giro per il mondo,
appoggiano il trasferimento in Olanda.
Danni
collaterali. Indipendentemente da dove si terrà, il processo avrà
importanti ripercussioni in patria. Taylor può ancora contare su numerosi
sostenitori in Liberia, che potrebbero destabilizzare il quadro politico di una
nazione uscita da una devastante guerra civile, durata 14 anni. Accusato di
aver contribuito alla guerra civile in Sierra Leone, armando i ribelli del Ruf in cambio di diamanti, Taylor ha in
verità poche possibilità di uscire indenne dal processo. La prigione a vita
sembra al momento la sentenza più probabile. Proprio per questo l’ex-presidente
liberiano potrebbe decidere, perso per perso, di vuotare il sacco e di fare
rivelazioni importanti sul traffico di diamanti. Che ha foraggiato le guerre in
Africa occidentale e, forse, il terrorismo internazionale, ma su cui non si è
mai indagato fino in fondo. Taylor potrebbe svelare chi fossero gli anelli
successivi a lui, nella catena del contrabbando illegale che tanti danni ha
arrecato al continente. D’altronde, se Sansone deve morire, perché risparmiare
i Filistei?
Matteo Fagotto