30/03/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo tre mesi di prigionia, tre video e due ultimatum dei rapitori, la giornalista Usa torna libera
Jill Carroll è stata rilasciata e sta bene. La giornalista ora si trova al sicuro entro la Green Zone, l’area fortificata al centro di Baghdad, dove si sta sottoponendo ad accertamenti medici.
  Jill Carroll co sua sorella
Tre mesi dopo. Dal suo rapimento, avvenuto il 7 gennaio nel quartiere di Adil, a Baghdad, mentre si accingeva ad intervistare il politico sunnita Adnan al Doulaimi, sono passati tre mesi. In questo periodo la Carroll è apparsa  tre volte in video e i due ultimatum lanciati dai suoi rapitori erano scaduti, mentre di lei continuava non esserci alcuna notizia. La ventottenne cronista statunitense è stata consegnata oggi, da uomini non identificati, presso una delle sedi del partito sunnita Iraq Islamic Party (lo stesso cui appartiene al Doulaimi, ndr) nel quartiere sunnita di Amiriya, nella capitale. La famiglia, da mesi in attesa di notizie confortanti, si è detta entusiasta per la liberazione di Jill: “Usciamo da un lungo incubo, non sapevamo se fosse viva o ferita” ha dichiarato la sorella gemella Katie, che poi ha tenuto a “ringraziare tutte le persone che hanno pregato per lei, e specialmente gli operatori del Chiristian Science Monitor, che hanno fatto così tanto per tenerla in vita”. Tentando di spiegare la ragione del rilascio, la sorella di Jill ha aggiunto: ”Credo che chi stava con lei abbia trovato il modo di conoscerla e capire che persona meravigliosa è, e che per questo abbiano deciso di restituircela e mostrarsi compassionevoli verso un’innocente”.
 
Jill dopo la liberazioneI rapitori. Il gruppo di miliziani, autori del rapimento e dell’uccisione dell’interprete della donna, si faceva chiamare Revenge Brigades, le Brigate della Vendetta, ma il ministro dell’Interno Bayan Jabr, a fine febbraio, attribuiva ancora il sequestro all’opera dell’Esercito Islamico in Iraq, un altro gruppo sunnita che nel 2004 aveva rapito la giornalista francese Florance Auebenas. I loro ultimatum pretendevano la liberazione delle donne irachene detenute nelle carceri gestite dagli Usa, ma sono rimasti inascoltati per la scelta del Comando della Coalizione di non trattare con terroristi e sequestratori.
Jill Carroll era giunta in Medio Oriente nel 2002, sognando un esperienza da reporter di guerra. Aveva vissuto in Giordania e, con lo scoppio della guerra, si era trasferita in Iraq come free lance perchè rifiutava l’idea del giornalismo embedded, al seguito delle truppe. Il suo lavoro come corrispondente è stato pubblicato dall’agenzia Ajr e dal servizio di news italiano Us News & World Report.
  Tom Fox dei Cpt, ucciso il 9 marzo
I tre Cpt. La liberazione della giornalista statunitense avviene a una settimana di distanza da un'altra molto attesa, quella dei tre giornalisti, un britannico e due canadesi del Christian Peacemakers Team, rilasciati il 23 marzo dopo quattro mesi di prigionia. Norman Kember, Lames Lonley e Harmeet Singh Sooden ora stanno bene e sono tornati dalle loro famiglie, mentre il quarto uomo del gruppo, lo statunitense Tom Fox, è stato ucciso pochi giorni prima della liberazione dei suoi colleghi e il suo corpo è stato ritrovato il 9 marzo in una discarica fuori Baghdad.
Dall’inizio della guerra nel Paese, sono oltre 400 gli stranieri sequestrati in Iraq, e migliaia gli iracheni. Tra gli stranieri sequestrati, almeno cinquanta sono stati uccisi, mentre la sorte di altri novanta, tra cui anche sei statunitensi, rimane sconosciuta.
 

Naoki Tomasini

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